Mese: settembre 2016

Eppure a me piaceva volare

Amavo il volo. Sono cresciuta andando in bicicletta sulle piste di atterraggio degli aeroporti militari e facevo merenda negli hangar degli elicotteri. Sono figlia di un pilota e il mio grande sogno di bimba era volare. La vita mi ha dotato di miopia a 15 anni e con l’acquisto del mio primo paio di occhiali da vista con lenti infrangibili, il mio sogno d’infanzia si è disintegrato. Il pilota miope è un ossimoro. Ma i sogni si ricompongono e si rimodellano, così sono cresciuta cullandomi nell’illusione che avrei viaggiato moltissimo e sarebbe stato bellissimo volare per svago. Tutto issimo, nei miei sogni. Poi ho scoperto che come passeggero mi vengono le crisi d’ansia e ad ogni scureggia d’aria in cui l’aereo sballotta io scrivo i miei ultimi saluti su un taccuino che conserva le mie memorie e formulo pii fioretti come promessa alle divinità, nel caso vogliano essere così buone da concedermi un atterraggio perfetto [grazie a una di queste promesse propiziatorie ho smesso di fumare, ad esempio]. Durante l’estate io e Manu abbiamo volato parecchio. Lei …

Vi presento “Scrittura Nuda: Laboratorio di Scrittura Esperienziale Autobiografica”

Eccomi qui. Immaginatemi in piedi su un palco. Un palco non troppo grande. Voi siete in platea e vi state chiedendo perché vi ho invitati. Siete tanti, ma io vi conosco. Di qualcuno riconosco il volto perché l’ho visto sui social, qualcun altro l’ho incontrato dal vivo, di parecchi ignoro l’aspetto ma riconoscerei la penna perché commentano spesso, di altri ancora conosco la storia perché me l’hanno mandata per inserirla nel Vaso di Pandora e di moltissimi ho letto lunghissime e struggenti email. Sono abituata a parlare in pubblico, ma stavolta sono emozionata. Così emozionata che non so se ridere o piangere dalla commozione perché davanti a voi non ho mai messo filtri e lascio che le emozioni appaiano per come si manifestano. Lascio andare, non mi vergogno. Respiro. Volevo annunciarvi questa cosa, che per me è importante e richiede una certa solennità. [Sennò col cacchio che affittavo un teatro, vi pare?] Dicevo. Come avrete intuito dal titolo, voglio presentarvi un progetto che parla di scrittura, ma stavolta non della la mia: della vostra. Nel mio passato recente ho …

Poetica della rottura e della rinascita.

Ho scoperto di essere fragile. E di essere soggetta a rottura. Tutto si rompe. La sommatoria dei danni dipende, va da sé, dal materiale. Penso al cristallo, nella sua purezza e lucentezza, basta una vibrazione sbagliata, una disattenzione anche minima e la deflagrazione in tanti piccoli pezzi è inevitabile. Non solo: il cristallo non si ripara. La ceramica, che sia di pregio o dozzinale, che sia terracotta o fine porcellana, necessita di attenzione e cura quanto il cristallo. Penso ancora con tristezza a un piatto giallo ocra che, sbeccandosi, ha rovinato per sempre il mio amato servizio da sei. Che non era più da sei, ma da cinque se l’ospite era a dieta e non mangiava la pasta. Lacrime anche per la mia tazza, comprata in quinta liceo durante la gita a Parigi. Tutto si rompe e quel che si rompe provoca lacrime. In questi ultimi mesi ho scoperto di non essere trasparente e luminosa come il cristallo, ma di possedere la fragile solidità della ceramica. Sono un pezzo di vasellame abbastanza carino – dicono …

Lesbiche con figli: un surrogato di guai?

Uno dei motivi che mi ha spinto ad aprire questo blog, ormai quasi tre anni fa, era quello di raccontare la mia storia soprattutto a beneficio di chi si trovava nella non facile posizione di scoprirsi/accettarsi omosessuale con coniuge e/o figli all’attivo. All’epoca sul web non c’era molto. Ricordo il panico e la paura che ho vissuto io nel momento in cui mi sono innamorata di una donna, nel sentirmi sbagliata e fuori contesto, tagliata fuori sia dalla comunità etero, di cui fino a quel momento avevo fatto parte, ma anche da quella LGBT che guardava con sospetto una donna che si affacciava nel magico mondo arcobaleno alla soglia dei trentanni, portando con sé un matrimonio da chiudere e due bambini. La mia intuizione si è rivelata giusta, tant’è che tutt’oggi ricevo moltissime mail da chi si trova spaesato nell’affrontare una consapevolezza così sconvolgente con una vita adulta già ben strutturata. Non ho mai offerto consigli, ho solo raccontato la mia esperienza, la mia normalità nella diversità, il pacato ottimismo nei confronti della vita e i cambiamenti che …

Il femminicidio spiegato (?) ai miei figli

Ho scritto il titolo e ho avvertito una morsa alla bocca dello stomaco. Un dolore sordo che mi assale ogni volta che mi accingo a compiere un qualcosa che cozza con quel che sento e penso realmente. Perché di fatto non è necessario scomodare teorie psicologiche, antropologiche e sociologiche per spiegare cosa spinge un uomo a togliere la vita ad una donna che considera una sua proprietà. E di contro è sbagliato anche definire questi uomini bestie. Non sono bestie. Sono uomini e sono il risultato di una cultura basata sul maschilismo e sul patriarcato. Questa è la radice della misoginia, del femminicidio e anche dell’omofobia. Spero che, dopo il suicidio di Tiziana Cantone e il caso della ragazzina di Melito Porto Salvo, questo sia più chiaro. Definire bestie questi uomini contribuisce a deresponsabilizzarli. A casa nostra non si guardano i telegiornali, preferiamo essere noi adulti a fare da filtro, evitanto così immagini brutali, notizie terrorizzanti ed allarmismi sensazionalistici volti solo ad istigare odio e paura. Sono fiera di aver sempre parlato molto, sia con …

La mia famiglia bizzarra e la Sindrome di Cenerantola

Quando Giuseppe, Manu ed io abbiamo deciso di coabitare eravamo un po’ preoccupati. A nessuno di noi piaceva l’idea di dover condividere l’intimità di una casa in comune, sebbene ognuno coi propri spazi e con momenti di fruizione diversa. Con il passare dei mesi questa scelta obbligata si è rivelata vincente non solo dal punto di vista dei bambini – non si spostano da una casa all’altra e godono di 3 adulti che li amano e si prendono cura di loro – ma anche della logistica di noi adulti. Giuseppe e io ci avvicendiamo durante la settimana e Manu ci raggiunge nel weekend. A volte stiamo tutti insieme, altre no. Cerchiamo di gestire gli impegni e i desideri di tutti, ci accordiamo sulla gestione delle menate di casa e delle necessità dei bambini. Abbiamo un calendario condiviso su Google Calendar che fa paura. Siamo i maghi della pianificazione e gli strateghi del Project Management familiare. Tutto molto bellino. Poi succede che la scorsa settimana Giuseppe va in vacanza e Manu rientra a lavoro dopo la …

L’Italia non è una Paese per mamme. E io sono una “mamma giovane”.

[A seguito di quell’obbrobrio di campagna sul #FertilityDay (campagna figlia di quel piano nazionale in cui c’è scritto anche Cosa fare, dunque, di fronte ad una società che ha scortato le donne fuori di casa, aprendo loro le porte nel mondo del lavoro sospingendole, però, verso ruoli maschili, che hanno comportato anche un allontanamento dal desiderio stesso di maternità? La collettività, le istituzioni, il competitivo mondo del lavoro, apprezzano infatti le competenze femminili, ma pretendono comportamenti maschili) mi sono scappate una serie di riflessioni un po’ ovunque sui social, sebbene mi fossi imposta il silenzio. E voi che mi leggete sapete che l’attitudine al silenzio mi è propria come l’astinenza a pizza e caffè. Non solo mi occupo di comunicazione, ma sono anche un’antropologa e vi posso assicurare che la campagna è orrenda, com’è orrendo il piano che l’ha ispirata. Un piano che sarebbe stato obsoleto negli anni ’50, figuriamoci adesso. La bassa natalità è un problema? Ma dai! Solo che non si risolve con due slogan demenziali, ma creando una strategia di aiuti concreti alle …