Nuda veritas
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#VolevoEssereBionda. E invece.

Come qualcuno avrà notato – che ‘tacci vostri mica vi sfugge nulla di nulla, eh – la mia fase blondie è durata un mese scarso ed è giunta alla sua conclusione.

A volte inseguiamo un sogno nella vita, alleviamo aspettative, desideri e poi, quando siamo lì, proprio sulla cima della vetta più alta del nostro Obiettivo (per enfatizzare leggetelo con due B – anche 3 – tipo obbbiettivo) ci sgonfiamo come dei palloncini bucati. Se state in silenzio, in questi casi, è anche possibile sentire un flebile fschhhhh, tipico, appunto, del palloncino bucato che vi dicevo sopra.

Comunque, in breve, la storia di #VolevoEssereBionda è questa.

Fin da piccola ho avuto i capelli di un colore orribile. Né castano, né biondo, un beigiolino con qualche riflesso rossastro. Io lo chiamo coloro nutria, se fossi una fashion blogger potrei chiamarlo castorino, che è più chic e decisamente più cool e glamour e quelle parole lì che indicano figaggine. Però, ecco, comunque lo vogliamo chiamare rimane invariato il fatto che fa schifo.

E così, da quando ho avuto il permesso di tingerli, intorno ai 18 anni, li ho avuti rossi. Credo di aver consumato più henné io delle tatuatrici sulla costa delle Versilia in estate. Ma ho sempre sognato di essere bionda. Il biondo è raffinato, aristocratico, signorile, chic senza essere eccessivo, leggero. Soprattutto leggero. La bionda è percepita come frivola e poco intelligente e io ho sempre sperato di essere vista così, invece che la rompicoglioni polemica e irrequieta che i più mi dicono essere (chissà perché, poi…). La bionda è phyga, ha successo. La bionda piace. Del resto pure Barbie è bionda e l’amica castana non la comprava nessuno.

Quindi, dopo un primo tentativo che mi ha visto con un capello decisamente improbabile – con le stesse nuances di una birra artigianale al doppio malto, per capirci – sono riuscita, al secondo colpo, ad arrivare a un color platino lucente.

I miei figli non mi riconoscevano, io mi guardavo smarrita e mi spaventato quando mi vedevo riflessa; persino Manuela, detta anche La Fidanzata Perifrastica, mi ha fatto capire, seppur sempre con i suoi modi sabaudi e indiretti, che le facevo cahare, come invece si dice nella rustica Toscana.

Quindi, più per me che per gli altri, ma pure perché gli altri facevano pressing, sono tornata dalla mia parrucchiera (l’unica che mi faccia uscire da sotto le forbici senza aver l’istinto di correre a comprare una parrucca) e mi sono fatta spalmare un castano cioccolato con cui mi sento decisamente più a mio agio.

Nella vita s’impara sempre qualcosa. Io, da questa storia ho tratto due insegnamenti fondamentali.

Il primo è che non sempre ciò che si desidera è ciò che ci rende felici (eh, saggia io, vero? Anni e anni di studi filosofici buttati al maiale, visto che ‘sta frase sembra uscita da una citazione di Osho).

La seconda, forse la più importante, è che bionda faccio cahare.

Pensateci prima di desiderare qualcosa. E pure prima di decolorarvi lo scalpo.

E se vi va, raccontatemi qual è stato il vostro desiderio che, una volta realizzato, vi ha lasciato con l’amaro in bocca.

Il vostro #VolevoEssereBionda, insomma.

#VolevoEssereBionda

 

5 Commenti

  1. Barbara Tamburini dice

    Io da piccola avevo chiesto a Santa Lucia come unico regalo di farmi diventare bionda. La notte del 13 dicembre mi svegliavo di tanto in tanto e correvo allo specchio a controllare. La mattina dopo ero bruna come il solito, ma c’era una bambola nel lettino con la copertina che lavorava mia nonna all’uncinetto.
    Credo che il mio ateismo sia cominciato lì.

  2. laperfezionestanca dice

    Intanto riconsidererei il tuo colore originale. È possibile che quello che tu chiami beige sia in realtà biondo cenere, colore ricercatissimo e chicchissimo, che nessun parrucchiere è in grado di rifare e che se lo fosse lo renderebbe ricco come Creso.

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