Nuda veritas
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Se una mamma al mare è pesante, figurati due

Il mare mi stressa.

Non ho un ricordo che sappia di salsedine e che si possa associare, anche vagamente, all’idea di relax. Ho iniziato ad andare in spiaggia con un neonato poco dopo aver smesso di essere trascinata al mare da mia madre. Niente falò con gli amici, né domeniche sdraiata sulla sabbia con le amiche.

Quando ero piccola mia mamma ci svegliava all’alba. Dopo la colazione, con le nostre borse contenenti giochi prima e libri + walkman poi, arrivavamo sulla battigia quando ancora era deserta. All’orizzonte solo noi, i pescatori di vongole e le signore anziane che passeggiavano con l’acqua alle caviglie per favorire la circolazione alle gambe. Le antesignane di uno sport che negli anni successivi sarebbe diventato di gran voga: l’acquagym.

Prima di fare il bagno dovevano passare almeno tre ore. Che avessimo leccato un ghiacciolo o ci fossimo scofanati una teglia di melanzane alla parmigiana, il principio non cambiava. E prima d’immergersi completamente era necessario seguire una procedura. Per prima cosa un’ulteriore passata di crema dalla consistenza del calcestruzzo: spalmandola portava via il primo stato d’epidermide ed era talmente idrorepellente che neppure dopo la doccia serale se ne andava via. L’immersione andava effettuata ad abluzione crescente: 10 minuti solo le dita dei piedi, 10 minuti fino alle caviglie e così via a salire. Praticamente potevamo tuffarci quando gli altri bambini erano già usciti per fare merenda. Anche i tempi di permanenza in acqua seguivano delle tabelle rigide che mia madre applicava con la stessa meticolosità di un sub che teme la camera iperbarica. Era tassativo il monitoraggio dei polpastrelli, la grinza rappresentava l’impellente e inderogabile necessità di uscire immediatamente dall’acqua. La grinza era meno grave solo dell’essere inseguiti da uno squalo.

I giochi in spiaggia dovevano essere poco chiassosi e bisognava prestare attenzione a non sollevare sabbia al fine di non impanare le altre persone stese a prendere il sole.

Il due pezzi era bandito fino a 12 anni perché il doppio segno del costume era una maledizione da cui rifuggire il più a lungo possibile. Così ho trascorso l’estate spiaggiata – letteralmente – a pancia in giù e con la faccia nei libri per non dover andare in giro a tette al vento. E all’epoca avevo anche meno tette di adesso. Solo un maggior senso del pudore e necessità d’inclusione sociale.

Anche sull’orario non si sgarrava. Alle 11,30 si tornava a casa. A volte tornavamo nel pomeriggio, ma solo dopo le 16. Ovviamente con le stesse regole della mattina.

A me piace pensarmi come una madre moderna, che supera gli insegnamenti ricevuti adattandoli a contesti decisamente più SMART. In altre parole voglio dire che sono di quelle donne Io non sarò mai come mia madre. 

E invece.

Ho realizzato che questa rappresentazione apocalittica del mare l’ho rielaborata poco quando sono diventata madre a mia volta, limitandomi a qualche piccolo aggiustamento. Praticamente sembro anche io l’assistente alle colonie estive del ventennio.

Speravo che la presenza di Manuela mi avrebbe aiutata a stemperare questo mio essere mamma cozza apprensiva. Ma mi sbagliavo. Lei ha un senso di protezione materno che io in confronto sembro Gargamella. L’ultima volta ha unto più e più volte Margherita come fosse un abbacchio pronto per il forno, ha controllato che non si arrossasse, che avessimo preso l’acqua e i viveri di sopravvivenza, gli spiccioli per il parcheggio, abbiamo comprato una palla, un telo nuovo, un bunker anti atomico e uno spay al peperoncino subacqueo per gli squali che popolano le acque del Mar Tirreno all’altezza delle coste della Versilia.

Manco a dirlo, i miei figli al mare non mi sopportano, ad ogni mia raccomandazione sbuffano. Con Manuela no. La stessa richiesta – detta da lei – la eseguono sorridenti ed entusiasti. Brita, per dire, le va incontro con la crema per farsela mettere sulla schiena, mentre io devo minacciare ogni volta di darla in pasto ai suddetti squali che popolano le acque del Mar Tirreno all’altezza delle coste della Versilia.

Forse, stavolta, riuscirò anche io ad associare l’idea di andare al mare alla sensazione che non sia una tortura immeritata. E magari imparerò a rilassarmi e a godermi quella poesia meravigliosa di bambini schiamazzanti, caldo appiccicoso e sabbia che s’incolla alla pelle sudata e incremata, le urla dei venditori di cocco e quelli delle mamme isteriche.

Mi sto sforzando. Davvero.

coppia lesbica al mare coi bambini

 

 

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  1. Io invece sono una pessima mamma.
    Lascio fare il bagno a mia figlia quando e quanto ne ha voglia.
    La crema gliela metto solo i primi giorni e solo sulle spalle, così, tanto per. Ma questo lo concedo solo perché lei è di carnagione scura, le basta un raggio di sole et voilà che diventa subito bella abbronzata!
    Sulla questione “digestione” sono serena, lei mangia come un passerottino appena nato, non rischia di sicuro alcuna congestione… mi preoccupa di più che lei si faccia un vanto del fatto che non le impongo l’attesa “delle tre ore” cinguettando felice ai passanti “io faccio il bagno quando ne ho voglia, perché mia mamma è una pessima mamma!”
    -___-

  2. Mi sento una madre di cacca. Alle bimbe dico che si mettano la cream da sola se non vogliono scottarsi. Le mando in acqua anche dopo mangiato. Me le riprendo quando eventualmente hanno sviluppato le pinne. E poi in spiaggia mi tolgo gli occhiali e non vedo più niente, a volte le chiamo e chiedo che mi guidino in passeggiata. 😀

  3. Lenny dice

    Ho passato i 30 e alle spalle oltre 10 anni di nuoto, eppure.. le poche volte (per fortuna) che capita di andare ancora al mare con mia madre, se mi vede andare al largo si sbraccia, e io vorrei sparire in apnea dalla vergogna! La sua antifona? “Se ti succede succede qualcosa io non vengo dentro a prenderti”! Che oltre a tirarmela, nelle pozze d’acqua della laguna veneta ( per lei il mare e’ solo quello), cosa può succedere? Mah.. a qualunquesto età saremo sempre figli 😉

  4. ericagazzoldi dice

    Il mare mi farebbe bene, per ragioni respiratorie. Ma non lo vedo dal lontano 2001, per mancanza di soldi. E nemmeno sogno di tornarci. Se ci tornassi, credo che lo farei solo per passeggiare lontano dalla folla, sotto un ombrellino parasole di pizzo nerissimo. 😉 E, a proposito… io non progetto più di fare figli, perché SO che sarei come mia madre. xD

  5. Io sono abbastanza tranquilla e pure mio marito, col bimbo di casa, mentre con me è peggio di mia mamma :” ma non ti bruci, il sole è caldissimo (sono indiana, non mi sono mai scottata e comunque metto la protezione), nuota in orizzontale che sennò mi preoccupo ( ho fatto una decina d’anni di nuoto e tutt’ora nuoto un paio di volte a settimana)!”. Insomma ho lasciato la mamma da un bel pò ma ho trovato un compagno più ansioso 😂😁

  6. Io ricordo di essere stata un anno, forse due, in colonia, era una colonia cattolica, con la preghiera la mattina, la sera e la messa la domenica e già questo..In spiaggia, eravamo recintati, e separati, femmine da una parte, maschi da l’altra.. Il bagno ancora peggio, un recinto di boe, acqua bassa, dove al massimo ti arrivava alle ginocchia. 10 m2 di acqua per 100 bambini. I maschi facevano il bagno prima delle femmine, quando toccava a noi, l’acqua era torba e sabbiosa e una bambina un po più sveglia e maliziosa di tutte, – Io non lo faccio il bagno, dove hanno pisciato i maschi.- e la maggioranza di noi, smise di fare il bagno. La suora che ci chiedeva – perchè non fate il bagno??

    La prima volta che sono stata al mare con i miei genitori, facevo le medie. In pensione a Cinquale. Mio padre aveva programmato tutto, sveglia alle 6 e due ore di bicicletta lungomare, alle 8 colazione, nove spiaggia, 10.45 in acqua, alle 11 rientro in pensione. dopo pranzo escursione sulle alpi apuane a piedi. per mio padre, passeggiata è meno di dieci km e escursione oltre i 10Km. rientro per la cena, e dopo cena passeggiata lungo mare. I giorni più belli sono stati quelli in cui pioveva.
    Però avevo uno zio, che caricava i nipoti e ci portava al mare, e con lui mi sono sempre divertita, il giorno si mangiava al ristorante, i gelati non facevano male ecc.. La sofferenza era nel viaggio. Aveva una fiat 600 multipla. davanti ci stava il mio cugino, perchè era il più anziano, era un maschio e perchè aveva le gambe lunghe. Noi tre bambine una sopra l’altra di dietro, non si potevano aprire i finestrini e per ultimo, la 600 multipla, aveva il motore di dietro, ci si moriva dal caldo. Ma valeva la pena, poi il mio zio, si è sposato e fatto figli per conto suo e per noi sono finite le gite al mare.
    Questa era la 600 Multipla, stesso colore di quella del mio zio, con la differenza che lui aveva il portabagagli.. 🙂
    https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Fiat_600_Multipla.JPG

  7. Antonietta dice

    un bunker anti atomico? ma cosa sarebbe? una di quelle tende a mezzo igloo in teflon raggi UVA repellente che adoperano solo norvegesi, danesi e popolazioni con melanina zero?

  8. virginia dice

    Sono nella sala d’aspetto di un ospedale…sto cercando di reprimere una risata epocale che se dovesse scoppiare porterebbe dritta dritta ad un tso….mai più leggerti quando non sia possibile ridere ☺

  9. Rosy dice

    Non ho mai riso così tanto per un articolo che tratta di una pratica così comune e ancora perorata e tenuta come tradizione familiare da rispettare,soprattutto dalle mamme del mio sud😂😂😂😂😂 ma giuro, mi sono scompisciata… una scrittura leggera ed allegra che ha fatto cmq trasparire tutto l’amore per figlia e compagna, in una normale e comune famiglia tradizionale italiana… almeno questa bimba ha amore ed allegria che la faranno crescere sana, di sani principi (sopratutto rispetto le tradizioni e regolamento da adottare in mare😄😃)e piena di attenzioni. In bocca allo squalo🐋. ..eeeem volevo dire al lupo🐺

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