Il vaso di Pandora
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“Il Vaso di Pandora”: non ci s’innamora mai per l’ultima volta

Come ti avevo promesso questa è la mia storia.

F.

 

“Tutto è nato nel 1989. Ho conosciuto P. quando ancora era sposata e con un figlio di 3 anni. Lei si era presentata nella nostra agenzia investigativa perché aveva un grosso problema con suo marito (erano i primi anni che s’iniziava a sentire parlare di casi di pedofilia) e lui era uno dei tanti. È così che ci siamo conosciute. Mi piacque da subito, ma tenni tutto per me.
Poi, l’occasione di lavorare al suo caso ci faceva passare parecchio tempo insieme. Fu lei a fare il primo passo, a darmi il primo bacio. Da quel momento iniziò una bellissima relazione, un bellissimo rapporto tra me e lei.
Nel 1990 P. chiese il divorzio a suo marito, anche solo di prove, ce n’erano abbastanza da mandarlo in galera. Lei lavorava nella sua stessa azienda, io per lavoro stavo spesso fuori casa settimane e a volte mesi e la situazione iniziava a pesarci, così decidemmo di andare a convivere. L’affidamento del bambino, tuttavia –  nonostante le prove – fu assegnato al padre. P. poteva vedere e tenere il figlio una volta ogni 15 giorni nel fine settimana, ma questo non mi pesava, anzi, ero sinceramente felice di vederla felice.
Comprammo casa nel 1991. Era tutta da ristrutturare, la sistemammo come piaceva a me e lei, senza dimenticare la stanza per suo figlio. Eravamo una bellissima coppia, la nostra quotidianità scorreva serena. Nei giorni in cui veniva da noi suo figlio io mi organizzavo per lasciarli soli, finché non fu lui a chiedermi di trascorrere il fine settimana con noi. Andavamo al cinema, a mangiare una pizza, alle festicciole.
P. lasciò la sua azienda e mise su un negozio di animali, io invece continuavo a fare il mio lavoro. Cercavo il più possibile di tornare a casa presto alla sera, per non far rimanere sola sia lei che suo figlio, ma come in tutte le famiglie i problemi ci sono, e per noi i problemi erano abbastanza grandi. L’ex marito non aveva accettato che P. fosse venuta a convivere con me e faceva pressione su suo figlio – non riuscendo su di noi.
M. era un bambino intelligentissimo, aveva capito benissimo che io e sua madre stavamo insieme, questo a lui non aveva creato nessun problema. A casa nostra si sentiva protetto, non certo come a casa del padre. Da noi si era creato una compagnia di amichetti, anche perché M. si faceva voler bene da tutti e molte volte capitava che i suoi amici si fermassero a mangiare da noi.
I genitori di P. e la sua famiglia, invece, non avevano accettato il fatto che fosse venuta a convivere con me e le avevano chiuso le porte in faccia, ma questo non c’impediva di essere felici.
Dopo 9 anni per avere l’affidamento, nel 1999 P. vinse la causa e da quel momento suo figlio M. rimase con noi, il padre poteva vederlo solo se lui acconsentiva. Finalmente era tutto perfetto. A novembre di quell’anno, però ebbi problemi di ulcera, cosi fui ricoverata in ospedale per una ventina di giorni. Qualcosa cambiò. Appena dimessa, la sera stessa, P. mi lasciò. Senza preavviso, senza che io potessi aver immaginato niente. Non capivo, non mi davo pace. Solo qualche settimana dopo mi disse che la colpa non era la mia, “era lei che doveva capire da che parte stava”. Che cosa vuol dire da che parte stai?! La nostra vita era finalmente perfetta, anche nel fare l’amore non c’erano mai stati problemi. Invece mi confessò che mi lasciava per un uomo.
Ovviamente tutti i nostri amici sapevano che lei aveva questa relazione con lui da un anno e mezzo. L’unica a non averlo saputo ero io.
Mi cadde il mondo addosso, anche M. prese le difese di sua mamma. Io piangevo e basta. Iniziai a bere, mollai il mio lavoro. Da 75 Kg passai a 35.
Solo nel 2006 ho cominciato a riprendere in mano la mia vita, ho ripreso il mio lavoro, ad andare in moto, ho comprato casa con il giardino, ho anche una bellissima Rottwailler di nome Penelope.
Ho avuto anche due infarti (non mi sono fatta mancare niente), ma continuo lo stesso a lavorare.
Mi sono sempre detta che non avrei mai più voluto affezionarmi a qualcuno.
Ma nella vita non si può proprio mai dire, infatti da un anno ho iniziato a frequentare una donna. Si chiama A. e vive in Toscana. Ancora non mi sento pronta ad avere una relazione.
Vedremo che succederà.
F.”
vaso di pandora
[Se anche tu vuoi raccontare la tua storia, puoi scrivermi a barsottiveronica@gmail.com. Ovviamente, se preferisci, proteggerò il tuo anonimato.]

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  1. Anna dice

    Super super tifo per te, cara F! È proprio vero, non si può dire “mai più” in amore, perché l’amore riappare all’improvviso e a tutte le età, magari in una veste che mai avresti immaginato… Poi, quando si ha vissuto – e sofferto – si è in grado di viverlo in modo più maturo, pieno, appagante. Spero che tutto ciò accada con la signora toscana! Un abbraccio 🙂

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