Nuda veritas
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Welcome to “La Comune”

Se c’era qualcuno convinto che ci fosse un po’ di pace e di n o r m a l i t à nella mia vita (risatona, tipo strega malvagia) può mettersi comodo, aprirsi una birra e continuare a gustarsi le tragicommedie della mia esistenza. Che no, non sono inventate. Del resto, quando incontro dal vivo le persone che seguono il blog, la frase che mi rivolgono più spesso è: “Oh, sei proprio uguale uguale a come ti avevo immaginato. Fai troppo ridere!” Non ho ancora capito se la mia attitudine alla stupidera sia da considerare o meno una competenza di quelle fighe o una sfiga e basta. Comunque, così è – pure se non vi pare.

Dopo il mio ritorno nella Contea (leggi Lucca), in seguito alla fine dell’avventura milanese, sto cercando di abituarmi al cambiamento numero quintordicimila della mia vita.

Riassunto per gli smemorati

[Dopo esser venuta via da casa di Nina sono stata diversi mesi a Milano. Avevo trovato un favoloso lavoro a tempo indeterminato che poi ho salutato con l’altra mano perché la distanza dai bambini non era più sostenibile. Nei fine settimana  – da gennaio a maggio – grazie all’aiuto di Nina e Giuseppe, mi smazzavo scatoloni prendi porta disfa e gite non richieste da Ikea, con contorno di bambini isterici che affrontavano l’ennesimo trasloco + mamma lontana. Ho accumulato stanchezza che nemmeno nel post partum, una roba che impiegherò le prossime 6 ere geologiche a smaltire, solo se nel frattempo divento ricca e posso permettermi di dormire 14 ore al giorno e passare il resto del tempo a leggere su un’amaca in riva al mare.

In questo periodo ho imparato a dare valore al tempo e alla qualità delle relazioni. Ho eliminato un po’ di squinzie ben parlanti che trovano il tempo per giudicare la mia vita basandosi sul sentito dire ma non per fare un’analisi approfondita della propria, depennato progetti in cui non credevo più o in cui non credevo abbastanza. Ho iniziato a concretizzare la pianificazione della mia nuova vita lavorativa, con un progetto che da tempo mi frullava in mente e che finalmente vedrà la luce. E, in accordo con Giuseppe, abbiamo deciso di riaggeggiare la nostra casa in comune e renderla la casa dei bambini, in modo che – almeno loro – avessero un luogo fisso.]

La gestione della Comune

L’idea è stata abbastanza figa, lo ammetto. Il dare fissa dimora ai bambini ci è sembrata davvero una scelta vincente per il loro benessere. Noi ci siamo trovati, invece, un po’ spaesati. Tornare a fare la coinquilina del mio ex marito a distanza di anni è stata una bella prova. La sensazione è una via di mezzo tra l’essere ospiti a casa d’altri e l’essere degli studenti fuori sede decisamente passatelli. Dalla gestione degli spazi comuni, a quella dell’agenda genitoriale condivisa per cercare di limitare la compresenza sincrona, tutto scorre abbastanza sereno. Per fortuna lui può contare su un altro appoggio abitativo e riusciamo a non pestarci i piedi. Perché i rispettivi difetti, quelle piccole ossessioni domestiche che tutti abbiamo e che tolleriamo nell’altro finché c’è amore, rischiano di diventare delle magagne insopportabili e di produrre livelli d’irritazione da orticaria. Quando diventi “coinquilino” – e nemmeno un coinquilino qualunque – ma il coinquilino del tuo ex coniuge con cui hai dei figli in comune, serve una dose extra di volemose bene e molta easytudine.

In questa comune non poteva mancare Manu – che rimpiange segretamente il passato in cui era solo una cara amica – che lavora all’estero un buon 90% del tempo e che per amor mio si è ritrovata a passare le giornate in cui non è a Milano, a Stoccolma, su un aereo o su un taxi, in questa casa-torre in mezzo alla campagna. Lei, che odia con tutto il cuore i grilli che sberciano sotto le finestre, il polline e il rumore della ghiaia in cortile, è finita qui, a dividere casa, tempo e cuore con me, i miei figli, Iole Topocane e il mio ex marito. A breve credo che scapperà senza lasciare traccia.

Cosa succederà e come riusciremo ad evolvere proprio non lo so. Quello che so, è che ormai non mi spaventa più niente.

Tanto si sa, la vita è come una scatola di cioccolatini. L’unica certezza è che ingrassi. Sempre.

la comune

 

 

 

 

22 Commenti

  1. ilMioMondoNuovo dice

    Ma scusa, non vorresti mica annoiarti no?
    Servono le avventure nella vita! di quelle che racconterai ai nipotini tra mille anni.
    Pensa che nonna noiosa altrimenti che diventeresti.

  2. Laura dice

    Mi viene in mente solo la parola ” coraggiosa” o forse”temeraria”.
    Però,…. perché no? Sei esperta di scelte coraggiose e allora buona vita nuova!

  3. Adriano dice

    L’importante è sapersi organizzare e prendere di ogni cosa il buono che può offrire, anche se agli inizi è difficile, ma alla fine i sacrifici daranno grosse soddisfazioni 🙂

  4. Ecco. Questa sei proprio tu.
    Bentornata sul serio.
    .
    Ma quanto bene ti ha fatto eliminare le squinzie ben pensanti e tornare da Milano? Questo post mi ha fatto veramente ridere

    Benedetta

  5. Mari dice

    A me sembra comunque tutto molto bello; faticoso, indubbiamente, ma molto bello. Come tutto ciò che si costruisce pezzetto per pezzetto, con ostinazione, provando e riprovando, rimanendo inamovibili solo su di un punto: quello di non tradirsi. Ma poi, scusa, la tanto ( in generale ) agognata normalità cos’è esattamente? 😉 … L’idea della Comune la trovo più che sensata, una scelta da genitori responsabili … bene così …

  6. Manuela dice

    No, non scappo.
    Se prometti di non portarmi più in modo coatto all’Ikea (io ero conteggiata tra i bambini isterici, giusto?)

    Interno notte.
    Lei torna affaticata da una lunga settimana a Stoccolma.
    Posa il pesante bagaglio e si lascia andare ad un abbraccio emozionato.

    La Bionda, con voce suadente, sussurra:
    “Domani mattina andiamo all’Ikea”

    Lei sente il sangue raggelarsi al pensiero della calca, del sapore
    cartonato del fac-simile delle favolose Swedish meatballs e della difficile
    scelta, l’ennesima della sua vita: sarà meglio oläslig o skruvmejsel?

    Sorride nervosamente e cerca di ricordare a quale articolo della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (e della Donna Lesbica) appellarsi.

    No, non scappo.
    Mai avuto tanto colore e tanti sorrisi.
    E grilli&ghiaia altro non sono che il rumore della felicità.
    <3

  7. Vorrei avere un decimo della tua (auto)ironia ma soprattutto del tuo coraggio nel metterti sempre in gioco e della tua determinazione nel perseguire ciò in cui credi. Sei davvero una persona speciale. Buon tutto

  8. Anna dice

    oh, ma lo sai che spesso sono proprio le cose più improbabili e sulla carta assurde ad andare meglio? Quindi questa comune ha tutte le carte in regola per riuscire bene 🙂

  9. dice

    Anche oggi mi ci voleva un “sorriso consapevole”, quello che viene fuori da “sì, ‘sta vita è un gran casino e sì, talvolta annaspo, ma nel frattempo combatto per vedere la bellezza. E per vivermela”.
    Anche oggi l’ho trovato qua; e quindi anche oggi, grazie.

    E poi ho un altro pensiero collaterale, che pure fa molto bene al cuore e non so se riesco a esprimerlo nel modo giusto: è bello leggere tra le righe che ci sono ALTRI a starti accanto, a starti dietro, a contribuire in qualche modo a questo funambolico equilibrio.
    Bello perché insieme è più bello, nella vita. Ma bello pure perché non è scontato, e si sente che lo apprezzi. E bello pure perché le persone belle nella vita magari capitano per caso, ma poi e nel mentre bisogna meritarsele e sapersele conservare…
    Ecco, A ME MI pare che di persone belle, per bottadichiulo, perseveranza, molto ammmore reciproco e tonnellate di rispetto lì intorno ne hai parecchie, e questa cosa mi mette allegria in generale. E quindi grazie.

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