Il vaso di Pandora
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“Il Vaso di Pandora” – Tiziana e un amore da portare sempre addosso

[Una storia fresca, come forse si può solo conservando 25 anni per sempre e la voglia di lanciarsi nella vita con lo zaino in spalla e il sorriso sulle labbra.]

Non sono il tipo di persona che scrive mail, di solito non commento nemmeno su facebook perché “tanto alla fine della mia opinione non gliene frega nulla. Preferisco parlare con gli amici.” Poi diciamolo, il voto più alto che ho preso in un tema è forse 6–. Però, questa volta c’è un però, ho letto che vuoi condividere storie d’amore e ce n’è una di cui sono innamorata, la mia e quella della mia compagna. Quindi ci provo a scriverti della nostra storia.
Nel 2013 a 25 anni, stanca di tutto, senza una meta e con le fregole di vivere la vita parto per la Nuova Zelanda. Discuto con i miei per giorni ma poi si arrendono, sanno che non cambierò idea. Parto a metà Ottobre, lì inizia la primavera. Ho una valigia talmente grande e pesante che, se mia madre ci si fosse nascosta dentro, non me ne sarei accorta.

Lì è tutto una gran ficata anche i bedmite, le cimici del letto che mi trasformano nella Pimpa.
Quattro mesi ad Auckland e poi inizia il viaggio vero. Lavoro, cambio città e lavoro il tempo per metter via qualche spiccio per spostarmi di nuovo. Mi sbarazzo di gran parte del bagaglio. Arrivo a Nelson. Un ostello un po’ trasandato, ma la gente lì si ferma per lavorare quindi sono tutti socievoli.
Incontro Alex, un ragazzo italiano con cui inizio una storia da backpacker, è divertente. A Roma non sono mai stata una che rimorchia facile, ma in viaggio è tutto diverso e non si guardano i vestiti.
Mi diverto a stare con lui.
In quei giorni, la mia compagna di viaggio Lioba, conosciuta ad Auckland e incontrata di nuovo poche settimane prima di arrivare a Nelson, passa il tempo con un biondino tedesco (senza quagliare), Alex lavora tanto e io mi rompo. Una sera arriva una ragazza in stanza, italiana anche lei, Sara. Iniziamo a parlare, è simpatica, alla faccia di Lili che mi lascia sola. In quel momento iniziano ad esplodere le sensazioni, Alex e Sara parlano, sono gelosa…ma di chi dei due?
Cambiando ogni programma, dopo meno di due settimane, passate fra risate, serate a cucinare e situazioni “complicate”, Sara torna a nord con me. Io avevo preso un impegno ad Auckland di una settimana, lei si trova un lavoro a Masterto e in pochi giorni siamo distanti piu di 700km. Non facciamo altro che scriverci. Il mio impegno salta e in meno di un giorno già ho prenotato il bus notturno, Auckland- Wellington e poi treno fino a Masterton. Cogliamo pannocchie insieme, lei mi ha trovato il lavoro.
Un campo non pronto ci fa perdere una giornata di raccolta che cade di venerdì, partiamo per il we lungo. Voglio fare la figa, ma facciamo un giro troppo lungo per me e mi azzoppo il secondo giorno. Restiamo nella stessa hut (un rifugio) e non possiamo completare il giro. Ci facciamo il bagno nel fiume e passiamo la giornata camminando un po’ lì intorno.

La sera… bè la sera, mentre proviamo a a dormire con una coperta in due, Sara mi bacia, io all’inizio fingo di dormire poi mi sposto, cerco di svicolare, alla fine le dico di smettere. Strano, ho il cuore a mille. Torniamo dal giro e faccio finta di niente. Prova ancora a baciarmi e le dico “IO, NON SONO LELLA!”. Allora perché continuiamo a dormire insieme in un letto singolo con una stanza da sei a nostra disposizione? Mi arrendo, provo a baciarla – fa strano – ma lì inizia la nostra storia che continua come la più bella delle esperienze che ho fatto in Nuova Zelanda. Lei è tornata prima in Italia, ma prima che partisse abbiamo continuato a scalare montagne, fare giri in canoa e a cucinare ovviamente (pasta, pizza e mandolino, mamma mia). Ci siamo incontrate di nuovo a Settembre, dopo tre mesi da quando ci eravamo salutate.

Nulla era cambiato e per ora nulla è ancora cambiato, in fondo in fondo restiamo backpacker, con lo zaino pronto e la voglia di stare insieme.
Prolissa? Spero di no, per me questa è una storia per cui vale la pena scrivere.
Grazie
Tiziana

vaso di pandora

[Se anche tu vuoi raccontare la tua storia, puoi scrivermi a barsottiveronica@gmail.com. Ovviamente, se preferisci, proteggerò il tuo anonimato.]

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