Mese: giugno 2016

Welcome to “La Comune”

Se c’era qualcuno convinto che ci fosse un po’ di pace e di n o r m a l i t à nella mia vita (risatona, tipo strega malvagia) può mettersi comodo, aprirsi una birra e continuare a gustarsi le tragicommedie della mia esistenza. Che no, non sono inventate. Del resto, quando incontro dal vivo le persone che seguono il blog, la frase che mi rivolgono più spesso è: “Oh, sei proprio uguale uguale a come ti avevo immaginato. Fai troppo ridere!” Non ho ancora capito se la mia attitudine alla stupidera sia da considerare o meno una competenza di quelle fighe o una sfiga e basta. Comunque, così è – pure se non vi pare. Dopo il mio ritorno nella Contea (leggi Lucca), in seguito alla fine dell’avventura milanese, sto cercando di abituarmi al cambiamento numero quintordicimila della mia vita. Riassunto per gli smemorati [Dopo esser venuta via da casa di Nina sono stata diversi mesi a Milano. Avevo trovato un favoloso lavoro a tempo indeterminato che poi ho salutato con l’altra mano perché …

“Il Vaso di Pandora” – La suonatrice di corno e la “tostaggine” come consiglio di vita

[Questa è la storia di Francesca. Una testimonianza del fatto che nella vita “volere è potere” e che la disabilità è un limite solo se vuoi che lo sia] Sono Francesca, ho 20 anni, e ho un problema fisico dalla nascita a causa di un’emorragia celebrale. Più precisamente ho un’emiparesi degli arti destri del corpo. Nulla di grave, molte persone non lo notano nemmeno o ci impiegano mesi (lo nascondo bene e, a meno che non debba fare cose di precisione con due mani, non è evidente). Il problema consiste in: ho sia il braccio, la mano e la gamba destra più piccole della parte sinistra (non di molto). Ho anche meno muscolo e meno coordinazione, quindi meno capacità di movimento. Per far capire: con la mano destra non riesco a scrivere (né al telefono, né con la biro e al computer digito tasto per tasto a rilento), non riesco a suonare il piano con due mani, non riesco ad afferrare tutti gli oggetti ecc ecc… invece con la gamba ho mancanza di equilibrio (ma …

Non ditele solo che è bella

Margherita ha sette anni. Ha i capelli e la carnagione chiara, è sorridente come lo sono le bambine di sette anni. Ha due occhioni azzurri che incantano. Incantano tutti. Ma Margherita non è solo bella. Ama disegnare e trascorre molto tempo nella casetta di legno che suo fratello le ha costruito in giardino, sfruttando la pancia di un vecchio armadio. Ama gli animali. Ama leggere e possiede due quaderni: uno su cui scrive storie di fate e uno su scrive storie splatter. Ha un senso critico e dell’umorismo molto sviluppati. È curiosa, irriverente e spesso polemica. In pochi però lo notano. Da quando è nata, la frase che le rivolgono tutti, sistematicamente, è Come sei bella!. Lo so che è bella. Anche guardandola, pur cercando di filtrare l’occhio della madre e dello scarrafone bello ‘a mamma soja, me ne rendo conto. Ma è un messaggio pericoloso. Puntare tutto sulla bellezza è pericoloso. E lo dimostrano i vari titoli sui giornali che, rivolgendosi alle nuove sindache di Torino e Roma, le chiamano “ragazze” e “neomamme”. Smettiamo di …

“Il Vaso di Pandora” – Il vero mostro è l’abuso sessuale sui bambini, non certo l’omosessualità

[Ho ricevuto questa lunga testimonianza circa un mese fa. L’ho lasciata intatta nella struttura e nella lunghezza perché sintetizzare questa storia sarebbe stata una mutilazione e su questo tema c’è anche troppo silenzio. Questa è la storia di A. Una storia che io stessa faccio fatica a leggere, ma che merita di essere letta fino all’ultima parola.] Amo le storie di “coming out”. Nel periodo in cui io capii di essere gay, ne lessi tantissime. Capii che ogni storia di coming out è complicata dal contesto e degli eventi che ci hanno costretto a stare dentro  quell’armadio psicologico che costruiamo – o ci viene costruito intorno – per nasconderci, proteggerci, o per seppellirci. Ma quando successe a me stessa, non riuscivo a ritrovarmi in altri racconti di coming out. Capii che lo ero sempre stata, che lo intuivo in qualche modo e che lo avevo tenuto nascosto a me stessa. Mi sentivo turbare dal fatto di non averlo capito prima – mi disturbava così tanto che entrai in terapia per comprendere quale fosse il contesto in cui avevo costruito il mio …

Potrei, ma anche no

Potrei, ma anche no. Potrei far finta di non vedere, di non sentire. Potrei glissare, sopportare, tacere. Potrei scrivere nonsense per placare l’ansia che generano le sgradevolezze della vita. E invece non so stare zitta. Non so abbassare lo sguardo e non so chinare la testa. Le ingiustizie mi lasciano la bocca asciutta e mi s’impigliano dei giganteschi punti interrogativi nei capelli. Non importa la gravità della faccenda. Per me tutto si basa sulla relazione. Che sia lavoro, che sia amore, che sia amicizia. Che sia facebook o che sia la vita reale. Perché alla fine per me non fa differenza. Che lo scambio avvenga davanti ad una birra o in una chat. Cambia il mezzo, certo. Cambia anche la comunicazione. Ma non cambia la sostanza. Mi rapporto sempre da essere umano con altri essere umani. E osservo. Tanto. E spesso taccio. Perché ho imparato a conservare le energie per le persone che amo, non per quelle che mi odiano. Il tempo per me è la risorsa più importante. E sprecarlo, proprio no. Odio litigare, …

Mamma sull’orlo. Della crisi. Di nervi.

Scrivo questo post con due obiettivi precisi. Anzi tre. Il primo: dimostrare ai miei allievi che si scrive sempre con un obiettivo. Il secondo: spero che mio figlio lo legga, smetta di essere un adolescente e diventi subitaneamente (scusate, era un po’ che volevo usare questo avverbio) un adulto coscienzioso, educato, profumato e dalla conversazione piacevole. Il terzo: sfogarmi e sentirmi rispondere che un giorno non lontano andrà tutto bene. Non importa che sia la verità. Adesso ho bisogno di credere che, alla fine del tunnel di brufolazzi (cit. Elio e Le Storie Tese), musi lunghi, sbalzi d’umore che nemmeno la gravidanza, incomprensioni linguistiche, ci sia la luce. E che la luce sia possibilmente quella di una SPA con trattamenti inclusi, ma mi accontento anche della sagra della porchetta della Contea, purché sia sinonimo di fine dello strazio. Qui la situazione è complicata. Con Ariele, ormai, qualsiasi iniziativa è sbagliata. O è fuori tempo massimo. O è inopportuna. Ridi? Lui si arrabbia. Lo prendi seriamente? Non hai senso dell’ironia. Lo minacci? Sei oppressiva. Non reagisci? …

“Il Vaso di Pandora” – Amor vincit omnia

[Dopo quanto avvenuto ad Orlando avevo pensato di non far uscire la rubrica. Avevo in mente un pezzo diverso. Poi c’ho ripensato. Perché tutto parla di morte, oggi. Di una morte ingiusta inflitta da un fanatico che considera l’amore omosessuale un amore minore, da distruggere. E all’odio e all’ignoranza si risponde solo continuando ad amare, continuando a vivere per contrastare la morte, a sorridere. Nonostante tutto. Perché il nostro Amore, i nostri sorrisi, la nostra vita siano meravigliosi, anche per coloro che non ci sono più. Quindi grazie, Giorgio. Vi auguro tutto il bene che meritate.]   La mia storia: l’amore non è come una fiaba Mi chiamo Giorgio, ho 17 anni, sono di Torino, e sono innamorato. Ok, prima incongruenza agli occhi di molti: ha 17 anni, così giovane, e già si dice innamorato. Beh, sì. E mi sono anche interrogato molto sul significato di quella frase. Cosa vuol dire amore? È quello delle fiabe? È quello dove il cuore batte sempre più forte e appare ad ogni angolo il timore di perdere la persona amata? È quello dove i partner …

Alla fine è arrivata la fine. Ma è solo l’inizio.

C’è sempre un finale. Chiuso, aperto, sospeso, suggerito, voluto. Sono stati mesi estenuanti. La separazione, il trasloco, un lavoro nuovo e una nuova città. Due case: una a Milano e una a Lucca. La sensazione di essere sospesa tra due vite. I viaggi di notte. Il tempo rubato rosicchiato stropicciato, ma mai spalmato bene. I bambini stralunati dal cambiamento, io stralunata dal cambiamento. Persino il cane manifestava disagio. E la distanza. Troppa distanza, per i bambini senza mamma durante la settimana, quando le telefonate e skype non possono sostituire la favola della buonanotte e il bacio del buongiorno; richieste d’attenzione sempre più forti –mamma, papà non è bravo a farmi la coda – mamma, voglio te adesso, non tra due giorni – mamma, puoi venire a darmi un abbraccio che sono triste e mi viene da piangere? Nessuna distanza, quando il fine settimana deve essere perfetto, senza una sbavatura, senza un inconveniente, senza un capriccio, né un bacio di meno, quando il tempo dev’essere tutto per loro, ma devi incastrare bucato, faccende, spesa, arretrati. Per non parlare …

“Il Vaso di Pandora” – Tiziana e un amore da portare sempre addosso

[Una storia fresca, come forse si può solo conservando 25 anni per sempre e la voglia di lanciarsi nella vita con lo zaino in spalla e il sorriso sulle labbra.] Non sono il tipo di persona che scrive mail, di solito non commento nemmeno su facebook perché “tanto alla fine della mia opinione non gliene frega nulla. Preferisco parlare con gli amici.” Poi diciamolo, il voto più alto che ho preso in un tema è forse 6–. Però, questa volta c’è un però, ho letto che vuoi condividere storie d’amore e ce n’è una di cui sono innamorata, la mia e quella della mia compagna. Quindi ci provo a scriverti della nostra storia. Nel 2013 a 25 anni, stanca di tutto, senza una meta e con le fregole di vivere la vita parto per la Nuova Zelanda. Discuto con i miei per giorni ma poi si arrendono, sanno che non cambierò idea. Parto a metà Ottobre, lì inizia la primavera. Ho una valigia talmente grande e pesante che, se mia madre ci si fosse nascosta …