Nuda veritas
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Quella volta che ero piccola

Quella volta che ero piccola ero come adesso. Solo più piccola, di un bel po’. E senza le rughe. In realtà le rughe ce le avevo, ma poche. E solo quando ridevo. Mi venivano dei piccoli raggi intorno alle estremità degli occhi e agli angoli della bocca. E anche quando piangevo o mi arrabbiavo, mi venivano le rughe. In quel caso mi si formavano delle onde sulla fronte e gli angoli della bocca finivano in giù. Come i tetti delle case di montagna.

Quella volta che ero piccola mi fissavo a guardare la forma delle nuvole e a cercare delle somiglianze. Mi perdevo a fissarle per ore. Soprattutto quando ero in macchina con i miei genitori. Guardavo fuori dal finestrino le chiome degli alberi che si rincorrevano e le nuvole schiumose. E quando pioveva facevo una gara tra le gocce e scommettevo su quale avrebbe vinto. Ma mica lo dicevo ad alta voce. No no. Era una gara in cui vincitori e vinti se la vedevano tra di loro, ben al riparo tra i miei pensieri. Ieri, tornando a casa, ho visto una nuvola a forma di carciofo. E gioco con le gocce sul finestrino, anche se vince sempre quella meno simpatica, ma grossa e gonfia.

Quella volta che ero piccola m’innamoravo delle persone, mi sembravano tutte buone e tutte simpatiche. Mi divertivo a parlarci e ad ascoltarle. Poi all’asilo le suore ci tenevano sempre seduti e ci consegnavano dei giocattoli presi da uno scatolone. E noi non potevamo mai scegliere con cosa giocare e chi si ribellava veniva picchiato con il tacco della scarpa. E infatti io non ci volevo andare, anche se non mi lamentavo mai per i miei giochi, perché avevo paura. Ma una volta ho difeso un bambino e le ho prese io al suo posto. Mi capita sempre di non pensare alle conseguenze e difendere idee e persone dalle ingiustizie. O almeno ci provo.

Quella volta che ero piccola credevo nell’amore. Che per me era tra uomo e donna, ma mica perché ci vedevo qualcosa di strano nell’amore tra due uomini o tra due donne, solo che nessuno me ne aveva mai parlato. Non c’erano favole, cartoni animati dove si parlasse di due principesse che si amavano, dopo che una aveva sconfitto un drago per salvare l’altra. E nemmeno di due principi che si liberavano dall’influenza del perfido patrigno invidioso e si sposavano. E quindi, che a me piacevano le donne, l’ho capito un bel po’ dopo. E non è stato per niente divertente, perché mi sono sentita strana e diversa e fuori contesto. Non potevo considerarmi una lesbica doc: avevo marito e due figli. Ma non ero neppure etero, visto che mi ero innamorata di una donna. E poi, però, sono andata avanti, ho avute alcune fidanzate, sono stata felice, poi triste, poi felice e così via.

Perché alla fine funziona così, la vita è come l’altalena. Se non ti viene la nausea a fare su e giù, magari ti diverti pure.

Quella volta che ero piccola, ero come ora. Solo più piccola.

E nell’amore ci credo ancora.

piccola

 

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  1. “Quella volta che ero piccola credevo nell’amore. Che per me era tra uomo e donna, ma mica perché ci vedevo qualcosa di strano nell’amore tra due uomini o tra due donne, solo che nessuno me ne aveva mai parlato. Non c’erano favole, cartoni animati dove si parlasse di due principesse che si amavano, dopo che una aveva sconfitto un drago per salvare l’altra. E nemmeno di due principi che si liberavano dall’influenza del perfido patrigno invidioso e si sposavano. E quindi, che a me piacevano le donne, l’ho capito un bel po’ dopo. E non è stato per niente divertente, perché mi sono sentita strana e diversa e fuori contesto. Non potevo considerarmi una lesbica doc: avevo marito e due figli. Ma non ero neppure etero, visto che mi ero innamorata di una donna.”

    Non avrei saputo raccontare meglio la mia vita…grazie :-*

  2. Ricordo ancora il mio primo amore, avrò avuto sette anni, ma proprio perché non se ne parlava e nessuno ti diceva che si, una donna può amare un’altra donna ed un uomo un altro uomo, beh… non dai importanza alla cosa e alla fine te ne dimentichi…

  3. Quando ero piccola… mi raccontavano delle favole bellissime ogni sera diverse. La mia vita non assomiglia molto a quella delle principesse che venivano salvate da un principe con il suo cavallo bianco. La mia vita è straordinariamente più bella. A salvarmi ci ho pensato da sola… non che quei due occhi meravigliosi non siano stati essenziali. Non che quei capelli cortissimi non abbiano fatto la differenza. .. l’hanno fatta e continuano a farla.
    Io quand’ero piccola ero piena di meraviglia e lo sono ancora. Credevo nelle favole e ci credo ancora… ma la mia… la mia favola profuma di fiori d’acqua, ama l’arancione e suonare il violoncello. Ama me e i miei figli. Quando la vedo uscire di casa la mattima presto… resto ancora a guardarla incantata.
    La mia favola ha un nome. È bellissimo. Credo che da lassù… tutte le voci di donne che hanno accompagnato i miei passi di bimba, non potrebbero desiderare per me… favola migliore.

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