Il vaso di Pandora
9 Commenti

“Il Vaso di Pandora” – È una roba potente, l’adozione. E maledettamente complicata.

[Ho riletto questa storia così tante volte da saperla a memoria. Dedico questo estratto di memoria a tutti coloro che credono che la famiglia sia quella formata solamente dai legami di sangue.]

A casa mia, l’adozione l’abbiamo presa per i denti. Nel senso letterale del termine.

Non fatevi illudere dai discorsi dei genitori adottivi: quando siamo in pubblico tendiamo a

minimizzare, a sminuire le difficoltà di tutti i giorni. Ma ci sono, e sono tante.

A partire dai 5 sensi.

Quando prendi in braccio un bambino piccolo, ha un odore tutto suo particolare. Un odore di debolezza, di latte, di esserino indifeso. E’ per questo che Mowgli viene allevato dai lupi. Perché è un cucciolo, profuma di cucciolo. Quando una madre ha un figlio dal suo grembo, ne condivide gli odori, quelli del suo sangue, del parto, della venuta al mondo.

Ecco, per noi genitori adottivi quella roba lì non c’è.

I ricordi olfattivi sono potentissimi, a volte un odore è in grado di riportarti indietro di anni in una frazione di secondo.

Quando accogli nella tua famiglia un cucciolo d’uomo, la prima cosa da fare è annusarsi e abituarsi all’odore dell’altro. Mio figlio ha annusato un’altra mamma. Lei lo ha allattato, tenuto al seno, lo ha accudito e cambiato fino ai suoi otto anni. Poi non ce l’ha fatta più, e se n’è andata, lei e il suo odore.

Ed io, come faccio io a combattere con una roba così?

La prima volta che ho visto mio figlio aveva 12 anni e mezzo e profumava come un mazzo di rose.

Gli uomini brasiliani si profumano molto, e lui si era tirato a lucido in istituto prima di venire a incontrarci. Ma sotto, percepivi l’odore della paura. Che si mischiava al mio sudore, con la mia paura.

Annusarsi.

Ancora adesso lui prima di mangiare una cosa la annusa. I primi tempi in Italia eravamo un po’ imbarazzati da questo suo modo di fare quando gli amici ci invitavano a cena. Eppure, se hai nel piatto una cosa che non conosci, la prima cosa che fai è sentirne l’odore, per capire se ti può piacere oppure o no.

Mio figlio lecca mio marito nel collo. Quando non lo vede da un po’, che magari è stato fuori per lavoro. Prende la pelle del collo tra i denti, simulando un morso. “Babbo, posso darti un morsettino?” dice. Per capire se siamo noi. Per capire chi siamo noi.

I primi tempi mordeva forte, lasciava il segno, come un cucciolo di cane. Specialmente tra uomini,

una prova di forza: lottavano per avere la mia attenzione, e quando l’aveva, la rifiutava, perché delle donne non ci si può fidare, ti lasciano in istituto. E se ne vanno. Poi magari tornano dopo un anno, si fanno vedere, e vanno via di nuovo.

Una volta, eravamo sul divano della casa in Brasile, prima della sentenza di adozione. Era un caldo terribile, il divano di velluto, umidità terrificante. Alla Tv cartoni animati in brasiliano, tutto pur di farlo stare tranquillo e farlo abituare al nostro odore.

A un certo punto, ha preso un lenzuolo e ci si è avvolto tutto, come una crisalide. Non spuntava fuori nemmeno un pezzettino di pelle. Poi una manina è uscita da sotto, una mano piena di calli per il lavoro che faceva tutti i giorni nei campi, ed ha preso la mia. L’ha trascinata sotto il lenzuolo.

Ed ha cominciato a succhiarne il dorso, come fosse un capezzolo.

È una roba potente, l’adozione. E maledettamente complicata.

[Anche tu puoi mandarmi la tua storia. Sarà pubblicata sulla rubrica “Il Vaso di Pandora”. Per inviarla: barsottiveronica@gmail.com]

vaso di pandora

9 Commenti

  1. Lara Silvia Panizzolo dice

    Wow! La mia migliore amica sta iniziando questo percorso, le dirò di leggerla!

  2. Da figlia adottiva, ho letto con emozione; èèsempre con dolcezza e tenerezza che leggo le storie di genitori in cui, a tratti, rivedo i miei.

  3. nuvola72 dice

    Mi sembra di leggere momenti di vita con mi figlia. Con noi da quando aveva 7 anni… quante volte ci siamo an usate e leccare 😁😁😁😁😁😁

  4. Paolo dice

    Potente, veramente potente. Ho condiviso il link con tutti i compagni di viaggio, vecchi, nuovi, futuri.

  5. Michela dice

    Vera, sofferta e magica come tutte le storie adottive. Non è mai una passeggiata, non è come una maternità naturale, è un percorso ad ostacoli nel quale devi mettere in conto che puoi rimetterci le penne… Ma se sopravvivi e l’esperienza più straordinaria del mondo.

Rispondi