“Il Vaso di Pandora” – La storia di M. e la scoperta dell’omosessualità

[Scoprirsi omosessuali ed accettarsi è una discreta prova di consapevolezza e coraggio. Ogni storia è a sé, ognuno con i propri tempi e il proprio “stile”. Ma l’effetto “rinascita” è una costante. Non c’è niente di più meraviglioso del concedersi la libertà di essere se stessi. Grazie, M. per la tua storia.]

In un momento della mia vita in cui non vedevo luce e mi sentivo ormai anestetizzata, iniziai a parlare con Lei.

Dalla prima telefonata non smettemmo più, in ogni momento libero ci chiamavamo e ogni minuto al telefono era per me ossigeno puro che mi riportava alla vita.

Siamo andate avanti cosi per un po’, inventavo scuse per uscire di casa e sentirla.

Io non avevo mai avuto una donna, ero intrappolata in un matrimonio ormai morto che ammazzava anche me.
Decisi che dovevamo vederci al più presto.

Scelta la data, trovato l’alibi per l’uscita serale, prenotata la stanza per lei, fissammo un appuntamento fuori dalla stazioncina del paese.

Non c’eravamo mai viste (non c’era ancora la tecnologia di oggi), sapeva che auto avevo e dove ero parcheggiata. Vidi arrivare il treno, il cuore accelerò. Guardai nello specchietto retrovisore e vidi che era lì: piuttosto alta, robusta, occhiali, capelli corti (e un particolare che mi fece ridere in quell’imbarazzo assurdo: vestiva di nero compreso il giaccone dal quale spuntava il colletto bianco della camicia e lì pensai: Cazzo, Don Rosario!).

Mi fece cenno di scendere dalla macchina e quando lo feci mi accorsi che le gambe non mi reggevano.
Ma perché reagivo così? Volevo questo incontro, amavo già quella donna sconosciuta che mi aveva resuscitata, ma tremavo come una foglia.

Dopo le presentazioni l’accompagnai al suo alloggio e le dissi subito del mio stato confusionale.
Nelle ore successive parlammo, mangiammo qualcosa, ma io continuavo a sentirmi bloccata, la sua voce la conoscevo, ma facevo fatica a darle un volto ed un corpo.

Uscimmo e andammo vicino ad un castello medioevale a picco sul mare degli Etruschi; un luogo affascinante, ma era buio e non si vedeva nulla. Io non riuscivo a staccare le mani dal volante, mi sganciò la cintura di sicurezza che avevo ancora nonostante fossimo parcheggiate, ci fu un bacio piuttosto casto che però allentò la tensione.
Non accadde altro e quasi ne fui dispiaciuta.

Tornai a casa dopo averla riaccompagnata.
Il mattino dopo le portai la colazione, parlammo davanti a caffè e paste fresche, sedute sul letto.
Ad un certo punto mi abbracciò e mi diede un bacio, un bacio di una dolcezza unica, ma tanto potente che mi sono sentita sciogliere tutti i nodi che avevo dentro, tutti quei nodi stretti stretti accumulati in più di trent’anni.

Quel bacio fu talmente bello che iniziai a piangere, fu come piangere alla nascita.

Perché in quel momento ero nata di nuovo.

[Anche tu puoi mandarmi la tua storia. Sarà pubblicata sulla rubrica “Il Vaso di Pandora”. Qui trovi i dettagli http://bit.ly/1S1CMB4. Per inviarla: barsottiveronica@gmail.com]

vaso di pandora

 

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