Il vaso di Pandora
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“Il Vaso di Pandora”: riemergere dai disastri della vita è possibile

[Questa storia è particolarmente “tosta”. Ma io ho dei lettori davvero forti e combattivi che reagiscono alle avversità e si rimettono in piedi.]

“La storia d’amore che porto nel cuore, è la storia per la bambina che ero. Una bambina non voluta, cresciuta nel degrado tra topi e scarafaggi, sola, come chi prende presto consapevolezza che non c’è nessuno a difenderla, una bambina diversa. E non diversa perché resa diversa dalla sofferenza, dagli abusi, dai maltrattamenti. Diversa per qualcosa di innato, qualcosa che l’ha aiutata a superare momenti devastanti. Il primo ricordo di vita di quella minuscola bimba arrivata a casa con appena due chili e 400 grammi di forza vitale, risale a quando aveva circa 4 mesi: la sua prima primavera, la mamma l’aveva portata fuori in cortile e piazzata sotto ad un albero.

Lì, tra la quiete dell’aria tiepida e la luce forte del sole, alzò la testa verso le foglie dell’albero che si muovevano sopra di lei. I raggi filtravano attraverso, e controluce le foglie mostravano una trasparenza quasi magica. In quel momento lei, per quanto piccola e ancora incapace di formulare pensieri ed esprimersi col linguaggio, percepì una bellezza intensa e struggente che pervadeva tutto ciò che stava intorno, una bellezza che aveva il sapore dell’amore e dell’infinito. Oggi penso che quella bambina abbia avuto la fortuna di nascere con una straordinaria consapevolezza, che le ha permesso di utilizzare tutte le brutture affrontate, come strumento di evoluzione. E passo dopo passo si è rimessa in piedi, e ha imparato ad essere felice, accettando anche la storia d’amore mancato con i propri genitori.

A gennaio mio padre se n’è andato. E’ stato terribile tutto il percorso che lo ha accompagnato alla morte, sia per la sofferenza che gli ha comportato, sia per la mia speranza di avere almeno un incontro d’amore prima della fine. Incontro che purtroppo non è mai arrivato. Ma era talmente tanto il lavoro di accettazione e di perdono fatto nel corso della vita, che l’ho semplicemente lasciato andare. Adesso è come se non sentissi più il peso della sofferenza che ha causato, è quasi come se il suo passaggio nella mia vita fosse stato di una tale leggerezza da non aver lasciato segni. E mi sembra quasi assurdo, non avrei mai pensato che sarebbe stato così facile.

Molto meno facile affrontare la dipartita della mia vicina di casa che ha deciso di andarsene negli stessi giorni in cui è morto il mio babbo. Lei mi aveva chiesto aiuto, a suo modo, ed io avevo capito che nonostante l’apparente situazione di stabilità (una laurea in legge, il lavoro fisso di insegnante, il contatto con centinaia di studenti) la spinta vitale di questa donna fosse pericolosamente agli sgoccioli. Mi sono occupata di lei per un po’, aiutandola e sostenendola. Poi la malattia di mia mamma si è aggravata, mia sorella ha richiesto sempre più presenza nell’affrontare seri problemi psichiatrici, la malattia del mio babbo volgeva al termine. In quel periodo, inoltre, ho chiuso la relazione con la mia compagna, e anche con quella che un tempo era stata la mia migliore amica.

Insomma, nella mia vita c’era un’ecatombe ed io di questa donna mi sono completamente dimenticata. Lei si è uccisa in casa. Qui, dietro alla parete di casa mia. Mentre angosciata mi chiedevo che fine avesse fatto (aveva lasciato detto che sarebbe stata via per un po’), è passato un intero mese e mezzo, ed è stata ritrovata solo perché la scuola ha chiesto di lei: il 15 gennaio sono arrivati carabinieri, vigili, poliziotti, medico legale, e l’hanno tirata fuori da lì. Il senso di colpa mi ha fatta a pezzi. Per la prima volta mi sono ritrovata a sentirmi indegna della fiducia e della speranza che questa donna aveva riposto in me, così come sono stati indegni, i miei genitori, di quella bambina straordinariamente consapevole e della fiducia che lei aveva riposto in loro.

Adesso mi rivedo di nuovo come quella bambina fatta a pezzi, che con la coscienza di sè ha fatto in modo di utilizzare i brutti accadimenti come mezzo per potersi riassemblare da sola. Ecco, sono in attesa di poter cogliere dietro a questa frattura che mi ha lacerato l’anima, il vero valore ed il vero significato della luce che vi filtra attraverso, per potermi rimettere in piedi ancora una volta.

La storia d’amore che porto nel cuore quindi, è fatta di tante storie: è fatta di tanti amori mancati, ma anche di un grande amore per me e per la piccola bambina che ero. Quella bambina che ha attraversato di tutto restando alla fine intatta.”

vaso di pandora

[Anche tu puoi mandarmi la tua storia. Sarà pubblicata sulla rubrica “Il Vaso di Pandora”. Qui trovi i dettagli http://bit.ly/1S1CMB4. Per inviarla: barsottiveronica@gmail.com]

22 Commenti

  1. Adriano dice

    Io… io… non ho parole! E non so nemmeno se ci possano essere.

    L’unica cosa che vorrei fare è abbracciarla forte in silenzio e darle tanti sorrisi, altro non potrei fare.

    • E’ vero Vale, sembra una storia sfigatamente esagerata anche a me, soprattutto perché è la mia. Ma c’è un colpo di scena: adesso ho con me la luce che è scaturita fuori da quella frattura così grande.

  2. Però a dire la verità (e qui Vale vedrà il tutto ancora meno credibile), il tuo giudizio mi ha fatto render conto di come a volte, per quanto io mi ritenga ormai fuori da certi ruoli, mi piaccia ancora crogiolarmi nel rimandare l’immagine di me come quella della povera vittima, soprattutto per quanto riguarda la mia infanzia. La figura della piccola fiammiferaia è stata davvero efficace. Quindi anche il giudizio, per quanto possa apparire irrispettoso, non è inutile.

  3. Mariangela dice

    Posso permettermi anch’io di esprimere la mia opinione?
    Vale, le piccole fiammiferaie esistono, i bambini cresciuti nel degrado nelle mani di genitori incompetenti esistono, esci dal fiabesco mondo di fantasy island e torna alla realtà’.
    Consiglio spassionato da chi e’ stata cresciuta da una madre bipolare e che per fortuna è’ riuscita comunque a farsi una vita e ad occuparsi, ancora, della stessa madre che gliene ha fatte passare di tutti i colori e non scendo volutamente in particolari per non urtare la sensibilità’ di chi legge.
    Ciao Vale, salutami il nano Tatoo

  4. Anna dice

    Molto interessanti questi commenti. Letizia secondo me la tua storia è vera perché parli della luce che è scaturita da quella frattura: una garanzia. Poi, che tu abbia la paranoia della piccola fiammiferaia non è così importante…. ciascuno di noi ha le sue. L’importante è la reazione positiva alle bastonate che hai ricevuto. Un abbraccio

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