Nuda veritas
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Legami col cuore. L’amore dei bambini va oltre gli accenti

Basta un accento a trasformare una relazione in una costrizione. Basta un attimo a trasformare un abbraccio in uno strangolamento e una carezza in un ceffone.

Basta poco a ridurre l’amore a uno schiavo di compromessi ed abitudini. Basta un niente per rovinare un castello costruito su basi incerte e traballanti.

Le relazioni tra adulti sono complesse. Ci si arrocca sulle posizioni, si scavano fossati emozionali e alla fine la comunicazione si annoda come una palla di pelo vomitata dal gatto.

I bambini no. I bambini hanno fantasia per risolvere i conflitti, usano il cuore al posto del cervello. E il risultato è infinitamente migliore.

Io e Nina ci siamo lasciate, ma i tre nani no. Ari, Brita e Ita continuano a vedersi e fare cose insieme. Continuano a volersi bene, si abbracciano, si mandano a quel paese e si ri-abbracciano. Esattamente come quando vivevano tutti e tre nella stessa casa.

Per fortuna le due case sono vicine. Spesso Nina prende Brita a scuola e Giuseppe prende Ita. Io sono attiva solo il lunedì e il venerdì e prendo chi capita. Sì, a volte anche i bambini altrui. Che tanto si sa che noi omosessuali compriamo o rubiamo i figli degli altri.

Da un po’ non vi aggiorno su quel delirio che è la mia esistenza. Ci provo, voi mettetevi calmi, prendete carta e penna e iniziate a costruire diagrammi di flusso.

Da un paio di mesi lavoro a Milano. Sono in ufficio dal martedì al giovedì e da remoto i restanti giorni. I miei figli sono rimasti a Lucca. Ma non nella casa dove vivevamo con Nina e Ita. Perché Nina ed io ci siamo lasciate. Dopo varie peripezie immobiliari (in cui ho perso pure 1500€ per la disonestà altrui) ho deciso di tornare nella casa che ho con Giuseppe in modo da dare ai bambini maggiore stabilità. Io e lui ci alterniamo in quella che è stata definita la casa dei bambini. Abbiamo adottato questo nuovo modello per cui non sono più i bambini a saltellare tra casa di mamma e casa di papà, ma siamo noi genitori a darci il cambio in casa loro. La casa è in mezzo al delirio, perché stiamo spostando mobili e oggetti da casa di Nina a casa dei bambini.

La situazione è complicata, a volte ci prende il panico. Però ci sono momenti, come domenica scorsa, in cui da un vecchio armadio buttato in giardino in attesa di diventare legna da ardere, nasce una casetta in giardino. Ariele si è occupato della ristrutturazione e Ita e Brita l’hanno decorata.

Ci sono molti modi per essere famiglia, per creare e mantenere dei legami. Ho imparato che l’amore che può farti sentire l’altro come un fratello, una sorella, un nonno, una zia non solo non hanno niente a che vedere col sangue e con il dna, ma vanno anche oltre le decisioni degli adulti, oltre il dolore e oltre le separazioni.

E anche questa volta, la lezione più grande, è arrivata dai bambini.

13 Commenti

  1. Cristina dice

    Cara Veronica..io posso solo immaginare la fatica, la confusione emozionale, i tripli salti mortali per incastrare e far funzionare tutto…Nel mio piccolo porto la mia esperienza di compagna di un uomo separato (felicemente) con due figli: famiglia allargata con ex-moglie inclusa, tante case, tanti incastri, tante rinunce, tanti compromessi ma alla fine tanto AMORE e felicità dei bambini; per loro NE VALE SEMPRE LA PENA!un grande abbraccio ed un grazie per condividere cosi’ a cuore aperto cose tanto personali e delicate. Spero di incontrarti presto..in fondo mi pare di capire che hai origini terrone no?in Sucania (SICILIA) prima poi ci capiterai!<3<3<3<3<3
    Cristina

  2. sei veramente in gamba e quando lo stress diminuirà e la sofferenza sarà più diluita sarai ancora più ricca e pronta per essere di nuovo felice!

  3. Nei tuoi post respiro amore, genuinità e impegno, la generosità di regalare emozioni, la volontà di intrecciare un dialogo. E questa cosa mi piace un sacco!
    Credo poi che per i figli e anche per noi “grandi” non possano esserci modelli più positivi di una famiglia che si mette in discussione, cerca e trova i modi per non spezzare legami, ma attribuirne nuove forme. Altro che se puoi farcela, un abbraccio di cuore Veronica!!!

  4. “casa dei bambini” lo trovo immensamente fantastico. E sacrosanto. E’ giusto dare loro un po’ di stabilità, ma quand’è che toccherà alla mamma? :*

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