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David Mixner Show: una riflessione sulla comunità LGBT

Ieri sera sono andata al Teatro Elfo Puccini a vedermi lo spettacolo di David Mixner.

Teatro pieno. Scenografia minimal. Del resto, la sua storia e la sua abilità narrativa non hanno certo bisogno di orpelli, per arricchire l’intensità delle emozioni che questo 70enne riesce a trasmetterti, mentre cammina sui suoi stivali texani e lascia posare i suoi occhi azzurri sul pubblico che lo ascolta rapito.

Tra risate e lacrime di commozione, uscire dal teatro emotivamente indenni è impossibile. Non a caso lo show si è concluso con 10 minuti di applausi scroscianti e la gente in piedi.

Una storia di lotta, di coraggio e di voglia di non arrendersi. Parole che in questo momento, in Italia, abbiamo davvero bisogno di sentirci ripetere, mentre quel contentino di ddl sulle unioni civili bivacca in Parlamento.

David Mixner ci ha ricordato di quanto, appena 20 anni fa, in America, la comunità LGBT fosse emarginata, ghettizzata e invisibile. E di come, adesso, ci siano Stati, come il Mississipi, che hanno introdotto una legge che sancisce la discriminazione nei confronti degli omosessuali.

Parole che toccano un nervo scoperto, dopo le notizie di cronaca quasi quotidiane di persone picchiate o semplicemente insultate per il loro orientamento sessuale.

C’è ancora tanto da fare. C’è sempre da lottare. Perché arrendersi al sopruso e alla minaccia rende la vita degna di essere vissuta. Perché la dignità e la libertà non sono concetti astratti, sono sempre conditio sine qua non.

Fate coming out. Metteteci la faccia. E lottate sempre per difendere ciò che siete.

Grazie David Mixner, per avercelo ricordato. E per averci ricordato che si può essere leggeri e sorridenti anche  – e soprattutto – nella lotta.

David Mixner Show

3 Commenti

  1. Come non darti ragione. Io per metà lo faccio, nel senso che con i miei parenti e amici l’ho fatto da un pezzo, ma nel lavoro ancora non riesco. Trovo sempre delle giustificazioni, del tipo che non devo dirlo a tutti per forza, ma solo alle persone a cui tengo. Nel lavoro ovviamente non ho instaurato un livello confidenziale tale da parlare della mia vita e sono anche particolarmente riservata. Però so che è una cosa che dovrei fare!!! Speriamo di riuscirci!!

  2. Anna dice

    Penso che tu abbia tutte le ragioni nell’esortare a metterci la faccia, tuttavia io non ci riesco. Sono ancora alla fase “don’t ask, don’t tell”. Se avessi una compagna non credo riuscirei a tenerlo nascosto, o a presentarla come amica, cose così. Ma visto che sono single, non riesco ad uscire dalla fase di cui sopra. Naturalmente gli intimi lo sanno; però ogni volta che penso di allargare la cerchia, succede sempre qualcosa che mi blocca. Ma sempre, eh! Ad esempio, l’altra sera ho cenato con amiche che non vedevo da molto tempo. Ci siamo aggiornate sulle nostre vite, e ho pensato: dai è un’occasione buona, quando tocca a me lo dico, che non sono sposata perché gli uomini proprio non mi piacciono. Ma la persona a cui toccava parlare proprio prima di me, separata da poco, ha iniziato a raccontare di una sua collega che dopo il divorzio dal marito si è fidanzata con una donna. L’ha fatto secondo me senza malizia, ma con mille pregiudizi, insomma l’ha raccontato come una barzelletta. Io ho espresso il mio parere, ma non ce l’ho fatta ad andare oltre. E pensare che – giuro! – solitamente non sono una codarda. Ma su questa cosa, sì. Sono incurabile!

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