Il vaso di Pandora
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“Il Vaso di Pandora” – La storia di Leo, della sua amica umana e dell’Amore incondizionato.

[Grazie Barbara per averci regalato la tua storia e quella di Leo. Questo gatto figaccione è diventato, per me, simbolo di chi non si arrende.]

Ho conosciuto Leo nel 2008. All’epoca (con)vivevo in una frazione di Garbagnate Milanese e lui era uno dei pelosi che ogni tanto faceva capolino in giardino. Da gattara quale sono avevo attrezzato un angolino con ciotole di acqua e cibo a disposizione. La mia parte felina si è innamorata subito di quel figaccione rosso, maestoso e un po’ acciaccato!

A febbraio del 2009 Leo è spuntato in una serata di gelo e pioggia, tutto bagnato e intirizzito; mi sono stupita di trovarlo, con quel tempo solitamente non si faceva vedere. Sono uscita a salutarlo chiedendogli cosa ci facesse in giro e l’ho accarezzato, scoprendo che vicino alla coda non era bagnato ma insanguinato. Sono corsa in casa, ho preso uno scatolone e una coperta e sono nuovamente uscita: lui era rimasto lì ad aspettarmi, credo sapesse che l’avrei aiutato. Di corsa in una clinica veterinaria aperta 24 ore: la veterinaria di turno gli ha trovato 4 buchi sul sedere, alla base della coda, segni evidenti di un morso; la ferita era gravemente infetta, gliel’ha ripulita e ha chiesto se potevamo tenerlo qualche giorno al riparo, in modo da permettere alla ferita di guarire. Quindi Leo è tornato le chiappe rasate e un bel collare “elisabetta”, iniziando la sua convalescenza. La sera lo facevo addormentare coccolandolo e standogli vicina.
Qualche giorno dopo la ferita si è nuovamente infettata, nonostante la terapia antibiotica; di nuovo dal veterinario e nuova pulizia della ferita e nonostante l’anestesia lui ha urlato e pianto (giuro: uscivano delle lacrime dai suoi occhi). In quel momento io ho saputo che non avrei potuto mai più lasciarlo solo né lasciarlo soffrire così. La veterinaria gli ha fatto test Fiv e Felv: entrambi positivi.
La mia ex commentò “… è un gatto a termine, non vivrà a lungo”.
Abbiamo deciso (in realtà: io ho deciso, non ho lasciato molte alternative) di adottarlo definitivamente se fosse guarito.
Di nuovo in convalescenza, con quella dannata ferita che si infettava spesso e che andava schiacciata e ripulita. L’ho medicato ogni giorno e lui si lasciava medicare e si fidava. Nonostante tutto e tutti è guarito, si è ripreso.
Pochi mesi dopo la relazione e la convivenza sono finite e io sono andata via, portandolo con me.
Ci siamo trasferiti a Legnano e per 4 anni lui è stato un Compagno fedele, attento, delicato e amorevole. Mi ha fatto capire ogni giorno che quella notte piovosa lui mi ha cercato perché quell’amore infinito che la parte felina del mio cuore provava per lui era totalmente ricambiato.
Mi ha capita, mi ha ascoltata, mi ha consolata. Mi è stato vicino quando sono stata io ad essere convalescente (intervento di isterectomia, tanto tanto dolore), ha condiviso soddisfazioni e gioie, risate e lacrime.
Mi capiva al volo: quando ero nervosa si acciambellava accanto o in braccio fuseggiando fino a calmarmi.
Ha fatto per 4 anni ciò che io ho fatto per lui nei primi mesi. Mi coccolava, mi faceva addormentare.
Giocava con me, mi faceva ridere e sorridere.
È arrivato a chiedermi aiuto quando la sua vita era in pericolo, ho pensato di averlo salvato, ma la verità è che, come minimo, ci siamo salvati a vicenda.
Mi ha accompagnata in 4 anni in cui ho (ri)trovato me stessa e ha contribuito, dolce e silenzioso, alla costruzione di una Barbara più consapevole e forte.
Nel marzo del 2014 ha improvvisamente mostrato sintomi di dolore alla base della coda, credevo avesse preso qualche botta e invece aveva una neoplasia del midollo spinale. Ha passato qualche giorno lamentandosi, e io non potevo sopportare di vederlo soffrire. Il 28 marzo mi hanno confermato che non c’era modo di curarlo, né di alleviare le sue sofferenze; quella notte ho dormito per terra accanto al divano sotto il quale si era rifugiato; lui verso le 3 del mattino è uscito ed è venuto accanto a me, trascinandosi. L’ho accarezzato e siamo stati qualche minuto vicini. Poi, sempre trascinandosi e miagolando di dolore, è tornato sotto il divano. Il 29 marzo l’ho salutato per l’ultima volta, portandolo dal veterinario che lo ha addormentato per sempre.

E oggi, dopo quasi due anni, io per scrivere queste ultime righe ci ho messo quasi 1 ora piangendo come una fontana.
Oggi ho cambiato casa, ho una Compagna umana meravigliosa e 4 (quattro!) gatti fantastici. Ma Leo resta lì, vivo, forte e fiero. Il mio figaccione rosso resterà il grande amore felino della mia vita.
Mi piace pensare che se ne sia andato quando ero pronta ad accogliere nella mia vita il grande amore umano. Ho conosciuto la mia Compagna pochi giorni dopo la sua morte.
Ecco, questa è la storia di Leo.
Credimi, lui è stato e resterà sempre un vero Amore.

vaso di pandora

[Anche tu puoi mandarmi la tua storia. Sarà pubblicata sulla rubrica “Il Vaso di Pandora”. Qui trovi i dettagli http://bit.ly/1S1CMB4. Per inviarla: barsottiveronica@gmail.com]

11 Commenti

  1. R.Hahn dice

    Da gattara mi sono commossa pure io…. e ti capisco. Chi dice che i gatti non sono capaci di amare non ha mai sperimentato la fantastica comunione con una di queste creature speciali. Un abbraccio e grazie!

  2. Manuela. dice

    Da pochi mesi ho anche io un gatto, in casa per la prima volta. Ho avuto modo di appurare che sono animali fantastici, capaci di dare anche essi tanto amore a modo loro, e sbaglia di grosso chi continua a paragonarli ai cani perché sono due mondi completamente opposti. Sapevo che non dovevo leggere la tua storia perchè le lacrime non sarebbero mancate, ma da masochista che sono l’ho fatto ugualmente. Hai fatto davvero un gran bel gesto e sono sicura che hai dato a Leo i 4 anni più belli della sua vita, e lui a te. Ti faccio tanti auguri per la tua nuova relazione, e continua a salvare tante povere anime perse esattamente come lo era Leo.

  3. Ragazzi, che storia… veramente da lucciconi. Una storia intensa. Mi è piaciuto tantissimo il suo “Mi piace pensare che se ne sia andato quando ero pronta ad accogliere nella mia vita il grande amore umano.”.

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