Mese: aprile 2016

“I froci? Basta che non ostentino” [omofobia for dummies]

Alzi la mano chi non ha mai sentito pronunciare questa frase. A me è capitato spesso, pure troppo, e ogni volta la mia reazione è la stessa. Respiro, inghiotto e mando all’attacco l’antropologo cagacazzo e pignolo che è dentro di me. Quello che, ogni volta che sente pronunciare la frase è contro natura, diventa un serial killer. Chi mi segue su facebook sa che la scorsa settimana, viaggiando con Bla Bla Car, ho avuto il piacere di dividere la vettura con un altro passeggero. Un ventenne saccente e figlio di papà. Simpatico come un attacco di diarrea su un volo Ryanair, il virgulto ha trascorso il viaggio cercando di convincere me e il conducente di quanto fosse figa e intellettualmente stimolante la sua vita. Un tono da chi insegna senza conoscere e l’aria volutamente trasandata di chi ha troppe cose da fare, per curare la barba o lavarsi i capelli. Ecco cosa è successo. Durante il viaggio ci supera una macchina con un adesivo sul lunotto posteriore. Sull’adesivo c’era scritto “Gay a bordo”. Il ragazzetto si gira verso …

“Il Vaso di Pandora”: riemergere dai disastri della vita è possibile

[Questa storia è particolarmente “tosta”. Ma io ho dei lettori davvero forti e combattivi che reagiscono alle avversità e si rimettono in piedi.] “La storia d’amore che porto nel cuore, è la storia per la bambina che ero. Una bambina non voluta, cresciuta nel degrado tra topi e scarafaggi, sola, come chi prende presto consapevolezza che non c’è nessuno a difenderla, una bambina diversa. E non diversa perché resa diversa dalla sofferenza, dagli abusi, dai maltrattamenti. Diversa per qualcosa di innato, qualcosa che l’ha aiutata a superare momenti devastanti. Il primo ricordo di vita di quella minuscola bimba arrivata a casa con appena due chili e 400 grammi di forza vitale, risale a quando aveva circa 4 mesi: la sua prima primavera, la mamma l’aveva portata fuori in cortile e piazzata sotto ad un albero. Lì, tra la quiete dell’aria tiepida e la luce forte del sole, alzò la testa verso le foglie dell’albero che si muovevano sopra di lei. I raggi filtravano attraverso, e controluce le foglie mostravano una trasparenza quasi magica. In quel …

Legami col cuore. L’amore dei bambini va oltre gli accenti

Basta un accento a trasformare una relazione in una costrizione. Basta un attimo a trasformare un abbraccio in uno strangolamento e una carezza in un ceffone. Basta poco a ridurre l’amore a uno schiavo di compromessi ed abitudini. Basta un niente per rovinare un castello costruito su basi incerte e traballanti. Le relazioni tra adulti sono complesse. Ci si arrocca sulle posizioni, si scavano fossati emozionali e alla fine la comunicazione si annoda come una palla di pelo vomitata dal gatto. I bambini no. I bambini hanno fantasia per risolvere i conflitti, usano il cuore al posto del cervello. E il risultato è infinitamente migliore. Io e Nina ci siamo lasciate, ma i tre nani no. Ari, Brita e Ita continuano a vedersi e fare cose insieme. Continuano a volersi bene, si abbracciano, si mandano a quel paese e si ri-abbracciano. Esattamente come quando vivevano tutti e tre nella stessa casa. Per fortuna le due case sono vicine. Spesso Nina prende Brita a scuola e Giuseppe prende Ita. Io sono attiva solo il lunedì e …

David Mixner Show: una riflessione sulla comunità LGBT

Ieri sera sono andata al Teatro Elfo Puccini a vedermi lo spettacolo di David Mixner. Teatro pieno. Scenografia minimal. Del resto, la sua storia e la sua abilità narrativa non hanno certo bisogno di orpelli, per arricchire l’intensità delle emozioni che questo 70enne riesce a trasmetterti, mentre cammina sui suoi stivali texani e lascia posare i suoi occhi azzurri sul pubblico che lo ascolta rapito. Tra risate e lacrime di commozione, uscire dal teatro emotivamente indenni è impossibile. Non a caso lo show si è concluso con 10 minuti di applausi scroscianti e la gente in piedi. Una storia di lotta, di coraggio e di voglia di non arrendersi. Parole che in questo momento, in Italia, abbiamo davvero bisogno di sentirci ripetere, mentre quel contentino di ddl sulle unioni civili bivacca in Parlamento. David Mixner ci ha ricordato di quanto, appena 20 anni fa, in America, la comunità LGBT fosse emarginata, ghettizzata e invisibile. E di come, adesso, ci siano Stati, come il Mississipi, che hanno introdotto una legge che sancisce la discriminazione nei confronti degli omosessuali. Parole …

“Il Vaso di Pandora”: La storia di Giorgia e la resurrezione da un amore malato.

[Una storia di perdizione e resurrezione, questa di Giorgia. Perché quando un amore è malato, non è amore. Ed è necessario trovare la forza per tirarsi in salvo.] Non ho passato una bella adolescenza. Tumultuosa. Iniziata presto. Finita presto. A 16 anni ero completamente perduta. Cambio di scuola. Droga e alcol. Brutte amicizie. Classico quadretto schifoso di un’adolescente che non trovava il suo posto nel mondo. Sapevo che non era cosi che volevo essere, ma ero sola. E non sapevo come fare. Poi è arrivato Luigi. L’ex della mia ex migliore amica. Un tipo da cui mi tenevo alla larga perché qualcosa di lui non mi convinceva. Però si è posto da amico e mi ha tirato via dalle brutte frequentazioni. Luigi mi amava, in realtà, ma io non lo ricambiavo.Troppo strano. La pancia continuava a suggerirmi di stare alla larga. Ma qualcosa, nel tempo, cambiò. Cambiò ogni cosa, da un suo bacio rubato con dolcezza e prepotenza. Un bacio che, ti giuro, ha fatto tremare la terra sotto i miei piedi. Com’era possibile tutto ciò? Abbiamo finito per essere travolti dalla passione, …

Siamo tutti Principianti. La saggezza dei bambini.

Domenica, mentre attraversavamo la strada per andare – come di consueto – ad abbuffarci di cornetti nella nostra pasticceria preferita, Brita ha notato una macchina con l’adesivo “P” appiccicato sul lunotto posteriore. Da quando ha imparato a leggere non le sfugge niente. Legge tutto, dalle etichette nelle magliette, all’INCI delle creme. Legge pure le mie chat sui social, avvicinandosi furtivamente alle mie spalle. – Mamma, perché quella macchina ha la “P”? Quello che guida è un Papà? O uno che si chiama Paolo? – No, amore. Quella “P” vuol dire Principiante. – Cos’è un principiante? Un principe che coltiva le piante? – No, è una persona che inizia. In questo casa una persona che inizia a guidare la macchina – E si usa per tutto? Io, anche se ormai sono brava, sono una Principiante ad andare in bici e anche a scrivere e leggere. Perché io non ho una “P” sulla schiena? – Beh, effettivamente siamo tutti principianti in qualcosa. Ma la “P” si mette solo sulla macchina di chi impara a guidare – E …

“Il Vaso di Pandora” – La storia di Leo, della sua amica umana e dell’Amore incondizionato.

[Grazie Barbara per averci regalato la tua storia e quella di Leo. Questo gatto figaccione è diventato, per me, simbolo di chi non si arrende.] Ho conosciuto Leo nel 2008. All’epoca (con)vivevo in una frazione di Garbagnate Milanese e lui era uno dei pelosi che ogni tanto faceva capolino in giardino. Da gattara quale sono avevo attrezzato un angolino con ciotole di acqua e cibo a disposizione. La mia parte felina si è innamorata subito di quel figaccione rosso, maestoso e un po’ acciaccato! A febbraio del 2009 Leo è spuntato in una serata di gelo e pioggia, tutto bagnato e intirizzito; mi sono stupita di trovarlo, con quel tempo solitamente non si faceva vedere. Sono uscita a salutarlo chiedendogli cosa ci facesse in giro e l’ho accarezzato, scoprendo che vicino alla coda non era bagnato ma insanguinato. Sono corsa in casa, ho preso uno scatolone e una coperta e sono nuovamente uscita: lui era rimasto lì ad aspettarmi, credo sapesse che l’avrei aiutato. Di corsa in una clinica veterinaria aperta 24 ore: la veterinaria …

Guerrieri si nasce. E un po’ ci si diventa.

Sarà la primavera, che oltre a farmi cadere in un sonno catatonico, ha destato un bisogno di rinascita. “La tristezza non ti si addice. E qualsiasi cosa succeda nella vita, non dimenticarti mai chi sei. Hai affrontato di peggio e ti sei sempre rialzata. Piangi quel che devi piangere, lascia che esca fino all’ultima lacrima. Poi asciuga gli occhi, vai allo specchio e regalati il sorriso di chi rinasce.” Un messaggio sul telefono. Un’amica che né la distanza, né il tempo che trascorre senza che ci sentiamo, riuscirà ad allontanare dal mio cuore. Perché di persone che ti scuotono dal sonno della ragione e ti ricordano che sei molto più dello straccetto floscio che sei diventata, c’è un grande bisogno. Sempre, ma nei momenti demmerda ancora di più. Sono fortunata. L’ho scritto spesso in questo blog e lo penso anche oggi. In questi lunghi mesi bui, tra cambiamenti e lacrime, l’amore non mi è mai mancato. L’amore dei e per i miei figli, delle e per le tante anime che mi hanno sostenuto anche nei momenti in …

Andare dal parrucchiere con il figlio adolescente e realizzare che sono una lesbica brutta e cattiva

Nel mio rimbalzare tra Lucca e Milano cerco di creare dei nuovi punti di riferimento in territorio milanese, ma anche di mantenere quelli fissi a Mordor. Ancora ho una pessima gestione dell’agenda e nei weekend la mia attenzione e le mie energie sono canalizzate principalmente sui bambini (motivo per cui non riesco più a vedere gli amici, ma rimedierò). Quando scendo a Lucca ne approfitto per non perdere del tutto il senso di appartenenza e continuare a sentirmi legata a quel tessuto sociale. Andare dalla parrucchiera rientra in questa filosofia. Ho dei capelli che fanno ciò che credono da quando sono nata: un po’ ricci, un po’ boccolosi, pieni di giravolte e tendenti al rasta, indisciplinati per vocazione. Sì, ho i capelli che mi merito. Dopo aver cambiato nmila parrucchieri, solo nell’ultimo anno sono riuscita a trovarne una che mi capisse, che non mi facesse uscire dal negozio rapata dopo aver chiesto una spuntatina o che non mi acconciasse come zia Assunta nei giorni di festa. Ecco, a lei non riesco proprio a rinunciare. Alla parrucchiera, dico. Non …

“Il Vaso di Pandora” – Avere un figlio albino. La storia di Marco e della sua famiglia

[Questa che state per leggere è la storia di un bimbo fortunato, di un bimbo amato. È la storia della sua famiglia coraggiosa che non si è fatta abbattere dalle difficoltà. Grazie Marco e grazie Paola per averla condivisa con noi.] È la storia di Marco, che è mio figlio. Ha 10 anni, è bello come il sole, anzi la luna, lui è d’un bianco lunare. Marco è albino. Non riesco mai a dirla questa parola, è dura per me, è segno di differenza, di distinzione. È etichetta. Mi spaventa e infastidisce tutto ciò che viene catalogato, differenziato, etichettato, analizzato e sviscerato come qualcosa di diverso. Si sa poco delle persone albine, perché sono “rare”. Di fatto viene considerata una malattia rara: 1 su 60.000 nasce albino e lui doveva nascere nella nostra famiglia. Lo penso e lo sento fortemente. È una delle poche certezze che ho. Quindi Marco è diverso, sì. In primo luogo nei colori della pelle e dei capelli. Diverso per i suoi occhi. La vista è il tallone d’Achille delle persone albine, …