Nuda veritas
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Vivere leggeri in una vita precaria

Bauman sostiene che viviamo in una società liquida, dagli scenari mutevoli e incerti. Sono d’accordo. Questa vita è liquida. Molto. Tipo la cacca dopo un’abbuffata al ristorante cinese, quello dalla qualità pessima che sta sull’Aurelia, quello che se non muori entro le prime 48 ore sei immortale e diventi un probabile candidato alla resurrezione della prossima Pasqua.

Ecco, io sono l’emblema del fatto che si può sopravvivere alla vita liquida e pure al ristorante cinese, quello dalla qualità pessima che sta sull’Aurelia eccetera, eccetera.

In questi mesi in cui la mia vita è esplosa ho capito che è necessario imparare a vivere con un bagaglio leggero.

Dopo innumerevoli traslochi, di cui uno in fieri, ho sviluppato una discreta conoscenza in materia di precarietà.

Per essere efficaci, però, è necessario adottare alcuni accorgimenti.

@ Ridurre il numero degli abiti. Il detto Less is More non vale sono nel Content Marketing, deve diventare uno stile di vita. Bastano pochi capi versatili di qualità decente e qualche accessorio, giusto per dare l’illusione della varietà nel vestire. Esagero solo nelle sciarpe. Ma pesano poco e si appallottolano.

@ Ridurre il numero di scarpe e borse. Questo per me è più complicato. Ma sono migliorata negli anni. Beh, più o meno.

@ Rimediare arredamento di seconda mano (nel caso dobbiate liberarvi di mobilio ed elettrodomestici in Toscana, fatevi vivi) e accessori di cucina ridotti al minimo sindacale. In casi estremi, c’è sempre la rosticceria sotto casa.

@ I libri solo in formato elettronico. Questo è il mio tallone d’Achille, la mia spina nel fianco, la mia costola incrinata, la mia doppia punta sulla frangia, la mia unghia scheggiata. Insomma, il mio punto debole. Non riesco a farmi piacere il libro che non profumi di libro, che non sia di carta e non esali inchiostro. Sì, mi occupo di comunicazione digitale, ma non riesco a rinunciare a scribacchiare su agenda e libri di carta.

Per me arrivare al vivere Zen non è stato semplice. Provengo da una famiglia di accumulatori seriali. I miei genitori conservano ancora tutti i libri, tutti i quaderni di tutte le scuole, tutti i giocattoli e tutti i vestiti di tutti i figli. Senza considerare i mobili, i ninnoli, i quadri, le foto, i ricordi, gli oggetti personali, le cartoline di tre generazioni di avi. Da piccola avevo paura di salire in soffitta. Pensavo di trovare il bisnonno conservato in un baule.

Ad ogni trasloco ho dovuto, per necessità, liberarmi di alcune cose: vestiti che non indossavo da anni, ma che conservavo con ostinato ottimismo (poi ho capito che nella 40 ci sarei rientrata solo se mi avessero segata a metà), oggetti di scarso utilizzo, come la macchina per tirare la pasta (usata una volta) o regali poco graditi.

Si vive meglio senza il superfluo. C’è più aria. Le idee gironzolano meglio. Dovremmo applicare questo principio anche alle persone e alle situazioni, lasciando andare, quando le strade si dividono. Una sorta di decluttering emotivo.

E invece alle zavorre emotive ci aggrappiamo con una tenacia davvero commovente. Soffriamo spesso di Horror Vacui affettivo.

Da grande voglio imparare a scivolare leggera su questa vita di m…eravigliosa liquidità. Non come ora che ci affondo fino al collo.

E no. Non era acqua, caro Bauman.

Crediti immagine: National Geographic

 

31 Commenti

  1. Daniela dice

    Ah! come ti capisco! sto vivendo le stesse sensazioni e necessità. Ti dirò di più, nel mio penultimo trasloco ho notato quanta soddisfazione dia cavarsela con davvero poco. Decluttering batte accumulo 1000 a 0

  2. IL PINZA dice

    Ciao, sono un accumulatore seriale.
    Credo di esserlo diventato per colpa di mia madre che buttava via tutto, tutte le mie collezioni di fumetti, i miei lego e in generale tutti i miei giochi.
    Adesso che non ho più una casa mia non so come farò, mi sento ancora troppo attaccato ai beni materiali. Diventerò uno di quei ciccioni che vivono sepolti in casa dalla spazzatura….

  3. Ti confesso che a me l’idea della vita liquida mette un po’ ansia. Sarà che sono stata sradicata più volte e ora sinceramente non ho nessuna voglia che accada di nuovo.
    E poi ho troppi libri cartacei causa insofferenza all’e-reader. Ti diro’ solo che mia madre, con la scusa del “ora hai una casa tua”, me ne ha scaricati ancora una dozzina a pasqua. E non ho più librerie…

  4. un pensiero olistico, dice che per star bene devi togliere, perchè l’eccesso fa male come la carenza

    Passerà anche questa stagione di pioggia che rende tutto intorno liquido…

  5. Perdere filtri dice

    Ah quanto amo Bauman. Nel mio dialetto, la parola liquida assume anche un’accezione straordinaria, se accostata a un epiteto offensivo, riferito alla mancanza di senno, di sale in zucca.
    hai pienamente ragione , io ho imparato dai mille traslochi a rinunciare gradualmente e forzatamente al superfluo (anche se l’accumulo compulsivo resta il mio marhio di fabbrica). Ho messo in vendita la vecchia casa e vivo nell’angoscia di doverla sgomberare davvero e non per finta. Ho una grande risorsa, però: la mia auto può essere armadio e libreria. Nei mesi difficili è stata la mia salvezza.Per un po’ non ti ho letto, torno a farlo augurandoti il meglio. Si sopravvive al cambiamento in modo inaspettato.
    Ciao B

  6. Mia suocera, aveva la compulsione di accumulo. Accumulava sopratutto alimenti. Ogni volta che veniva a trovarmi, mi portava chili di zucchero, farina, pasta, fagioli in scatola, sardine ecc.. ecc.. giustificava con il fatto che durante la guerra aveva sofferto la fame e se non aveva la scorta stava male.
    Io che sono nata dopo e non ho mai avuto il problema della fame, ho avuto per un periodo la mania dell’editoria, archiviavo, tutti i giornali, fumetti, riviste che acquistavo. da “Lotta Continua” alla “Gazzetta dello Sport”, da “Archeologia Viva” a giornaletti stupidi e frivoli, quelli che una volta venivano chiamati “giornali femminili”. Da quando mi sono separata sono nelle scatole in un magazzino, ora non solo non archivio più, ma ho anche smesso di comprare giornali di qualunque tipo. Per i libri, anche io ho bisogno di toccarli, odorarli, ripiegarli, farci le orecchie.

    .https://www.youtube.com/watch?v=8C28BMSakbI

  7. lenny dice

    Sono cresciuta con un padre che diceva “non buttare..manca mai che ti serva!” E per fortuna ho smesso..o quasi..fino a qualche anno fa non buttano nulla..ho 3 scatoloni in camera di foto (con gente che non ricordo manco chi sia),lettere, biglietti di bus, sassi (hai capito bene)..tutto ciò che riguarda la mia adolescenza..e sono anni che stanno li in un angolo che manco ricordo. Per i libri concordo con te..quando vedo le mensole che vedono ne sono qualcuno in biblioteca (mai buttarli!) Ma che dolore scegliere!

  8. ericagazzoldi dice

    “I libri solo in formato elettronico. Questo è il mio tallone d’Achille, la mia spina nel fianco, la mia costola incrinata, la mia doppia punta sulla frangia, la mia unghia scheggiata. Insomma, il mio punto debole. Non riesco a farmi piacere il libro che non profumi di libro, che non sia di carta e non esali inchiostro. Sì, mi occupo di comunicazione digitale, ma non riesco a rinunciare a scribacchiare su agenda e libri di carta.” E’ cosa buona e giusta. 😉 Anche perché, nella mia esperienza, i libri in formato elettronico fanno più male agli occhi… :p

  9. Per fortuna non sono mai andata in quel ristorante cinese che manco so dove sta! Grazie dell’avvertimento eh!
    Uh io mi sto modernizzando con sti ebook ma quanto é bello annusare e sfogliare i libri… Uff!
    Quando impari bene bene insegna anche a me eh…
    Anche io credo che nella vita bisogna alleggerirsi portando in uno zaino le cose piu importanti e preziose… Bisogna scegliere quella da lasciare a terra pero… E come è difficile…

  10. Anche gli spazi ristretti in cui vivi spesso ti cambiano la vita! Un tempo conservavo tutto, anche i vestiti di quando ero GGiovane. Ogni anno al cambio dell’armadio mi chiedevo come avessi fatto ad accumulare tutte quelle maglie e magliette!!! E mia madre a casa ha ancora gli scatoloni con i miei libri e quaderni delle elementari (ho anche un duplicato del sussidiario, perché il primo si è rovinosamente unto dopo che un’intera bottiglia d’olio si è rovesciata sul tavolo della cucina mentre facevo i compiti, ma l’abbiamo conservato!) nonché delle medie, del liceo e dell’università.
    Ora, fra il fare la vita da pendolare ed avere spazi ristretti sono stata costretta a cambiare… però in borsa mi porto dietro il mondo (secondo mio padre faccio quotidianamente dei traslochi)… ed anche in questo sto cambiando… che fatica spostarsi con trenta chili addosso! Alla fine, quello che dobbiamo ricordare lo portiamo dentro di noi e ogni tanto dobbiamo solo trovare il tempo di rispolverarlo!

  11. gloriavanni dice

    È bello sentire e leggere che in tanti siamo più o meno agli stessi punti: ho appena pubblicato un lungo post su LessIsSexy a proposito del come vivere meglio con meno… Non faccio link esterni perché non è una mia abitudine ma segnalo un libro, molto interessante, che forse può essere utile a te, ad altri. Un abbraccio e grazie per condividere questa tua esperienza, Gloria

  12. Chiara dice

    “Hang on tightly, let go lightly”.
    Così recita una frase che mi ha molto aiutato in un periodo buio… Giusto lasciar andare quando le strade si dividono, giusto e bellissimo stringere forte quando invece se ne ha la possibilità.
    Un caro saluto da un’amica (virtuale) che ti legge sempre.

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