Il vaso di Pandora
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“Il Vaso di Pandora”: La camicia di Anna e il velo squarciato

La camicia di Anna e il velo squarciato

Volevo comprare una camicia. Entrata in molti negozi, viste diverse camicie, nessuna mi piaceva. Scarsissima resistenza alla permanenza all’interno dei negozi, da atavica repulsione verso lo shopping. Quando si avvicinano le commesse e mi dicono “posso aiutarla?” vorrei scomparire all’istante, in un lampo, come un ologramma. Ma poi entro in un negozio di camicie da uomo e toh!, ne trovo un sacco che mi piacciono. Il commesso è gay e ci intendiamo a meraviglia; ne provo una, taglia S da uomo, e mi sta pure bene. La compro. Chissà cosa vorrà mai dire tutto ciò!
Ho quasi cinquant’anni e mi sono innamorata una sola volta, a 18.
Brava ragazza diciottenne, seria, studiosa, molto religiosa, fidanzata da un paio d’anni con un ragazzo modello di virtù, bravo-bello-buono-studente/lavoratore, e via di seguito. Si prospetta il classico proseguimento: matrimonio, figli, lavoro, vecchiaia tranquilla, vita insieme fino alla morte. Ma ho dei dubbi, sono inquieta. Qualcosa non torna. I dubbi vengono sempre messi prontamente a tacere finché non mi accade di innamorarmi sul serio: ma ahimè! non del virtuoso ragazzo in questione, bensì di una tenebrosa ragazza mia coetanea. Sul fatto che sia amore non ci sono dubbi, ma non lo accetto, non lo ammetto neppure con me stessa. Però mollo il fidanzato (nessuno ne capisce il motivo, le rispettive famiglie sono incredule, dramma plurifamigliare!) e tra mille patimenti e sensi di colpa, vivo di nascosto una tumultuosa storia d’amore con la ragazza in questione. Ma alla fine non reggo la tensione e lascio anche lei.

A quel punto, ormai ventenne, mi convinco che l’unica vita possibile per me sia quella monacale: ma non in senso figurato, proprio in convento, per la precisione di clausura.

E sinceramente convinta di avere una vocazione monastica, inizio a frequentare un monastero, parlo con la badessa, sono in procinto di iniziare il noviziato, quando ancora una volta qualcosa non torna: e dunque vacillo, rinuncio. E vai con altri sensi di colpa! Si dice che io sia debole, incapace di seguire la vocazione, e altre amenità di questo tipo. Quindi che faccio? Faccio in modo che scenda una pesante cappa di piombo sull’amore.

Mi butto a capofitto negli studi, mi laureo brillantemente, trovo subito lavoro, ho una vita piena di interessi, ma senza amore. Di sfuggita mi capita di avere qualche storia con uomini, ma di breve durata e senza molta partecipazione. Mi autoconvinco del fatto che la storia giovanile con la ragazza sia stato un episodio unico e irripetibile, che non accadrà mai più. Non mi faccio domande sulle motivazioni di questa mancanza di amore nella mia vita: qualcosa dentro ha chiuso i battenti, e io non me ne rendo nemmeno conto.

Passano gli anni, i decenni, e da donna ormai matura continuo a pensare alla vita eremitica, sebbene al di fuori della cristianità, con la quale ormai ho chiuso definitivamente. Poteva finire così. E invece? Evidentemente è vero che dopo i 40 anni le donne hanno una seconda adolescenza. Perché ad un certo punto, del tutto inaspettatamente, il velo si squarcia, il tappo salta e fa il botto, e come un fiume in piena tornano alla mente le tante attrazioni che ho avuto da sempre verso donne, dall’infanzia fino all’età adulta, tutte inconfessate, tutte rinnegate, ma indubitabili.

Senza contare il fatto, finora taciuto, che incarno molto fedelmente lo stereotipo della lesbica mascolina, sebbene non butch o camionista villosa. E mascoline sono anche le donne che mi piacciono. E al momento ce n’è una che mi piace assai, la vedo quotidianamente ma è più giovane di una decina d’anni e mi sento ridicola anche al solo pensiero di provarci.

Questo velo squarciato è stato comunque un grande sollievo: non sono triste, sorrido di me stessa e i sensi di colpa sono ormai alle spalle. Al momento non ho la forza per fare un coming out “ufficiale”.

Aspetto.

vaso di pandora

[Grazie Anna per avermi mandato la tua storia. Chiunque volesse raccontare la propria può scrivermi a barsottiveronica@gmail.com. Ovviamente le storie, per chi lo desidera, verranno pubblicate in modo anonimo.]

19 Commenti

  1. Manuela. dice

    Consiglio ad Anna, se mi posso permettere ovviamente, di farsi avanti. Tanto a che serve aspettare? Coraggio, e facci sapere! 😉

  2. lenny dice

    Allora non sono l’unica scampata alla via mistico/religiosa 🙂 scherzi a parte volevo solo dire che la cosa e’ più comune di quel che si pensi..Non dico di buttati.ma semplicemente cerca di trovare la tua dimensione, quella che ti rende veramente felice!

  3. Anna, spero tu mi legga…
    Ho una storia incredibilmente simile alla tua; l’unica differenza è che io in convento ci sono entrata! Ho resistito pochi mesi prima di tornare a casa ed iniziare un percorso (duro, doloroso ma bellissimo) di scopera della vera me.
    Non avere (più) paura: ti aspetta una gioia che non immagini!

  4. Anna dice

    Grazie a tutti per il sostegno e l’incoraggiamento! Volevo solo aggiungere che, nonostante la lentezza di comprendonio, attualmente sono piuttosto serena 😀

  5. ericagazzoldi dice

    Quando leggo storie del genere, capisco perché – sapendo della mia storia di “bisex cattolica” – ci sia chi pensa che io cerchi di mascherare una mancanza di coraggio. 😉 Purtroppo, nel caso di Anna, è stato proprio così e lei ne ha pagato crudelmente le conseguenze. Per bislacca che io possa sembrare, invece, ho la pacata coscienza di non aver mai finto di essere quella che non sono. E non c’è felicità impagabile come questa. ^_^

    • Anna dice

      Sai, non è proprio così. Così è troppo semplice. La mente ti fa vedere tanti mondi…. e il coraggio è di tanti tipi e si manifesta in diversi ambiti della vita. Poi, le botte della vita ti aprono tanti scenari inimmaginabili prima; a volte è necessario fare un percorso tortuoso per capire le cose, altre volte no. Dunque non mi sento di aver subito nulla di crudele. Ho imparato molto. Certo, avrei potuto essere più sveglia 🙂 ma non posso dire di essere infelice. Tutt’altro! E soprattutto, sono serena e in pace con me stessa.

      • Mi sono emozionata! Ho letto dai commenti che ora sei serena… Per esserlo probabilmente bisogna trovare un proprio equilibrio e dimensione in cui stare comodi… Ed evidentemente ora tu ci sei. Prima forse erano tempi meno maturi: adesso puoi e devi viverti tutto nella piu totale serenità! Bacini bacetti!

      • ericagazzoldi dice

        Se non c’è infelicità, allora tanto meglio. 🙂 Sembrava una storia più malinconica, a giudicare da com’era stata raccontata… Che il coraggio sia di tanti tipi l’ho sempre saputo. Forse, ultimamente, sono stata influenzata da un paio di personaggi che credevano di poter valutare il mio coraggio senza stare nella mia pelle… 😉

      • Maria dice

        Cara Anna, ho letto la tua storia e anche i commenti, anch’io all’incirca ho la tua età e non so se per similitudine o per qualcos’altro ho trovato la risposta che hai dato a Erica molto bella, profonda e capace di cogliere più aspetti di quello che leggo solitamente.

        • Anna dice

          Grazie Maria! Per fortuna la vecchiaia insegna qualcosa, se si è disponibili ad imparare 😀

          • Maria dice

            Imparare sempre “giovane”!
            😉
            Finalmente qualcuno che la pensa come me…

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