Nuda veritas
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Un po’ capovolta

Secondo weekend a Mordor. Nel precedente sono stata ospite in quella che era la casa mia e di Nina e che adesso è solo di Nina. Per due giorni è stato effettivamente come fossimo ancora una famiglia, siamo andati al cinema e persino al Mc Donald’s. In realtà era solo un come se. Di me rimangono in quella casa soltanto le mie cose. Quelle personali e quelle che avevamo acquistato insieme. Io no. Io non ci sono più e nemmeno i miei figli. Io ho rifatto lo zainetto domenica sera e anche Ari e Brita. Loro sono tornati a casa del padre. Io a Milano.

Questo weekend invece sono stata ospite in quella che era la casa mia e di Giuseppe. Lì ci sono meno tracce di me, ma ho ancora oggetti sparsi qua e là: un vaso dipinto con motivi floreali, una sciarpa rimasta attaccata all’attaccapanni, qualche quadro. Persino una vecchia crema dimenticata in fondo ad un cassetto del bagno.

Le cose rimangono lì, acquattate. Come i sassolini di Pollicino, pronte a sgusciare fuori dagli angoli bui della memoria e dei cassetti per ricordarci i sentieri percorsi. Nei momenti di ottimismo penso che qualunque sentiero abbiamo percorso ci abbia aiutato a crescere, a capire, a trasformarci. Oggi penso che mi gira il cazzo ad aver sempre imboccato il sentiero sbagliato. O che addirittura sono io che non sono capace di godermi le passeggiate linerari e i miei sentieri diventano dei labirinti che m’inghiottono.

Se guardo indietro vorrei pensare di aver strappato più sorrisi che pezzi di cuore, vorrei aver versato meno lacrime e più caffè da sorseggiare in compagnia. Vorrei chiudere gli occhi e smettere di sentire male da tutte le parti e percepire il cuore crepato. Che poi di cuore crepato si muore anche, dicono. E lo credo anche io. Il cuore a forza di creparsi non tiene più e si sbriciola. E per ogni volta che si sbriciola serve un numero di abbracci sempre maggiore. Finché gli abbracci non bastano più e il cuore ha due scelte: o diventa di un materiale durissimo a prova di sentimento oppure si sgretola. Non so ancora cosa augurare al mio.

Questi weekend che mi costringono ad accamparmi sulle mie macerie, però, hanno come controparte felice la presenza dei miei bambini. Solo che, per quanto cerchi di godere di ogni singolo attimo con loro, sento sempre il ticchettio dell’orologio che mi ricorda che il tempo sta per scadere e la partenza è vicina. E ogni domenica sera gli occhioni lacrimosi di Brita che mi dice “ti voglio bene, mamma, non te ne andare” mi lacerano e straziano. So che è un periodo. So che c’è di peggio. Lo ripeto a loro. E a me.

Ma questo periodo è davvero uno dei momenti più pesanti che abbia mai vissuto. Non mi nascondo, non mi vergogno di dire che mi sento uno schifo e sono a pezzi. So che passerà e resisto. E piango. Piango tanto. Piango spesso. Piango per motivi futili. Perché le lacrime negli anni le ho sempre centellinate e mai mostrate. Così come le ferite. Sono cresciuta sapendo di dover essere forte e che mai e poi mai bisogna dimostrarsi fragili.

E invece diventando adulta ho imparato che si è tanto più forti quanto più si ha consapevolezza delle propria fragilità.

Grazie a chi mi sta offrendo il cuore senza averlo chiesto, a chi si ricorda di me e mi sta vicino anche a distanza, ai sorrisi e alle mani tese. Nessun gesto di affetto e gentilezza è passato inosservato. Nessuna carezza è stata data per scontata e non apprezzata.

Mi concedo le lacrime, le carezze, la possibilità di stare male e il sentirmi sottosopra.

E mentre sono capovolta, faccio mia la lezione di Brita che sostiene che a testa in giù ti sembra di camminare sulle nuvole.

capovolta

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  1. Ti mando un abbraccio virtuale (che non serve a niente, ma tant’è, spero che sia augurio per abbracci reali che possano confortarti).

  2. Bon, sarà che sono l’ultima arrivata.
    Sarà che con il tuo blog mi hai strappato tantissimi sorrisi.
    Sarà che non posso vedere triste la mia compagna di rogo.
    Insomma, prima che mi perda nei meandri di questo lunedì, voglio dirti che non esistono sentieri sbagliati, è solo che noi cambiamo e il sentiero che andava bene prima non va più, o magari cambia la pendenza del sentiero e noi non riusciamo più ad andare avanti. In un caso come nell’altro, tocca cambiare sentiero.
    Forza, gambe in spalla e continuiamo a camminare. (ora potrei chiudere a effetto aggiungendo “caminante, no hay camino….ecc. ecc.” ma giuro, tranquilla, non lo farò). Un abbraccio

  3. Daniela dice

    I cambiamenti sono spesso dolorosi, qualcuno dice che se non ci fosse della sofferenza non ci sarebbe alcuna crescita.
    Mi rimane una domanda (e scusa se sono indiscreta) perché la tua sciarpa è ancora attaccata lì dopo anni? Te lo chiedo perché a me è successa la stessa identica cosa.
    Nel frattempo, anche se non ci conosciamo, ti mando un abbraccio. Forte.

  4. Maria Pina dice

    In questo periodo anche io mi sento un po’ capovolta.
    Quando niente va come dovrebbe, quando non vedi uno spiraglio di luce, quando ti addormenti tra le lacrime e ti ripeti: “Ce la faccio.”, quando hai bisogno di un abbraccio che non hai e quando non senti di avere una “casa”.
    Però mi piace la tua frase “Io abito sui miei piedi.” 🙂

    Un abbraccio.

  5. R.Hahn dice

    Riguardo al cuore, ci sono altre possibilità, oltre all’indurimento e lo sgretolamento…. Ad esempio può diventare aperto, saggio, compassionevole. Succede quando la consapevolezza della propria fragilità diventa un punto di forza. E tu a quel punto ci sei, mi pare. Dai fermati a Bologna una volta, che ti offro un the speciale 😃

  6. IL PINZA dice

    Non ti preoccupare, non c’è limite al peggio…..
    Peggio di vivere nella città più grigia d’Italia lontana dai figli?
    Sì, tipo portare anche i figli a vivere nella città di più grigia d’Italia……. 🙂
    Non ti preoccupare veramente, ci riprenderemo, ne sono sicuro, prima o poi finiremo di fare cazzate…. 😉

  7. …accidenti!
    Brita ha proprio ragione….qui a testa in giù, mi sono ritrovata proprio tra le nuvole…soffici soffici e meravigliosamente candide…e poi oggi, c’è un caldo sole che le illumina….fantastico!

    Voglio proprio vedere chi resiste di più a stare sottosopra, cara Veronica….sfida partita 😉

  8. Ti mando un abbraccio virtuale anche io… spero che le cose possano migliorare e/o cambiare in meglio! Coraggio!!! 😀😀😀

  9. Secondo me, invece, è più sintomatico il fatto che le persone conservino in giro ancora qualcosa di tuo. Nonostante tutto. Chissà come mai.

  10. io son arrivata qui praticamente due minuti fa, ma voglio abbracciarti pure io!
    apri le braccia, ecco, stringi! fatto!
    senti ma stare capovolti aiuta a guardare il mondo a testa in giù… ed a volte è proprio bello lasciarsi andare a diverse prospettive…
    ecco, ho appena finito di ricoprirti di commenti! tiè, ti passo la pala, così riemergi!

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