Mese: marzo 2016

Vivere leggeri in una vita precaria

Bauman sostiene che viviamo in una società liquida, dagli scenari mutevoli e incerti. Sono d’accordo. Questa vita è liquida. Molto. Tipo la cacca dopo un’abbuffata al ristorante cinese, quello dalla qualità pessima che sta sull’Aurelia, quello che se non muori entro le prime 48 ore sei immortale e diventi un probabile candidato alla resurrezione della prossima Pasqua. Ecco, io sono l’emblema del fatto che si può sopravvivere alla vita liquida e pure al ristorante cinese, quello dalla qualità pessima che sta sull’Aurelia eccetera, eccetera. In questi mesi in cui la mia vita è esplosa ho capito che è necessario imparare a vivere con un bagaglio leggero. Dopo innumerevoli traslochi, di cui uno in fieri, ho sviluppato una discreta conoscenza in materia di precarietà. Per essere efficaci, però, è necessario adottare alcuni accorgimenti. @ Ridurre il numero degli abiti. Il detto Less is More non vale sono nel Content Marketing, deve diventare uno stile di vita. Bastano pochi capi versatili di qualità decente e qualche accessorio, giusto per dare l’illusione della varietà nel vestire. Esagero solo nelle sciarpe. …

“Il Vaso di Pandora”: La camicia di Anna e il velo squarciato

La camicia di Anna e il velo squarciato Volevo comprare una camicia. Entrata in molti negozi, viste diverse camicie, nessuna mi piaceva. Scarsissima resistenza alla permanenza all’interno dei negozi, da atavica repulsione verso lo shopping. Quando si avvicinano le commesse e mi dicono “posso aiutarla?” vorrei scomparire all’istante, in un lampo, come un ologramma. Ma poi entro in un negozio di camicie da uomo e toh!, ne trovo un sacco che mi piacciono. Il commesso è gay e ci intendiamo a meraviglia; ne provo una, taglia S da uomo, e mi sta pure bene. La compro. Chissà cosa vorrà mai dire tutto ciò! Ho quasi cinquant’anni e mi sono innamorata una sola volta, a 18. Brava ragazza diciottenne, seria, studiosa, molto religiosa, fidanzata da un paio d’anni con un ragazzo modello di virtù, bravo-bello-buono-studente/lavoratore, e via di seguito. Si prospetta il classico proseguimento: matrimonio, figli, lavoro, vecchiaia tranquilla, vita insieme fino alla morte. Ma ho dei dubbi, sono inquieta. Qualcosa non torna. I dubbi vengono sempre messi prontamente a tacere finché non mi accade di …

Mamma a 22 anni. Le cose che ho imparato.

La prima volta che sono diventata mamma ero molto giovane. Avevo 22 anni quando l’infermiera della sala parto mi ha appoggiato sulla pancia un fagottino biondo, vestito di giallo e incazzato come una vespa. Essere mamma a 22 anni crea negli altri un sacco di perplessità. Essere mamma a 22 anni in Italia sconvolge anche di più dell’essere una mamma lesbica. Ho ricevuto sguardi perplessi più sulla mia maternità precoce che sulla mia omosessualità. Il che dipende dal fatto che in Italia l’età per diventare mamma si è alzata. In altri Paesi a 22 anni hanno 3 figli. E fino a 40 anni fa se a 22 anni non eri sposata e non avevi almeno un figlio eri una sfigata-zitella-reietta sociale. Per fortuna la società progredisce. Ed essere madre non è più l’unico modo di essere considerata donna dalla società (vero?). [Questo per dire che non esiste un parametro universale nemmeno per l’età genitoriale: si può essere bravi genitori a 20 anni così come si può essere pessimi a 40. E viceversa. Tutto è relativo …

Il vaso di Pandora – Le vostre storie come non le avete mai lette

Era un po’ che mi ronzava per la testa questa idea. Volevo restituire a voi un po’ dell’amore che mi dimostrate ogni giorno. Come sapete, per me è un periodo complicato. È anche grazie al vostro sostegno, ai vostri commenti e alla vostra presenza se non mi sono infilata nel letto a ciucciarmi il dito. Per me scrivere è molto più che una professione, è vita. Mi aiuta nei momenti di crisi e in quelli di felicità, mi serve per visualizzare le paure ma anche i sogni e le speranze. Mi aiuta a mettere le idee in fila, così è più divertente incasinarle di nuovo. E non mi accontento d’insegnare a scrivere (anche se è uno degli aspetti del mio lavoro che amo di più), perché non tutti hanno la voglia d’intraprendere un percorso di analisi personale partendo dalla narrazione. Così ho deciso di raccontare io per voi e dedicare un post alla settimana a questa nuova rubrica: Il vaso di Pandora – Le vostre storie come non le avete mai lette Tutto è partito da un post su …

Un po’ capovolta

Secondo weekend a Mordor. Nel precedente sono stata ospite in quella che era la casa mia e di Nina e che adesso è solo di Nina. Per due giorni è stato effettivamente come fossimo ancora una famiglia, siamo andati al cinema e persino al Mc Donald’s. In realtà era solo un come se. Di me rimangono in quella casa soltanto le mie cose. Quelle personali e quelle che avevamo acquistato insieme. Io no. Io non ci sono più e nemmeno i miei figli. Io ho rifatto lo zainetto domenica sera e anche Ari e Brita. Loro sono tornati a casa del padre. Io a Milano. Questo weekend invece sono stata ospite in quella che era la casa mia e di Giuseppe. Lì ci sono meno tracce di me, ma ho ancora oggetti sparsi qua e là: un vaso dipinto con motivi floreali, una sciarpa rimasta attaccata all’attaccapanni, qualche quadro. Persino una vecchia crema dimenticata in fondo ad un cassetto del bagno. Le cose rimangono lì, acquattate. Come i sassolini di Pollicino, pronte a sgusciare fuori …

Eterni adolescenti e vita liquida

[Nel post precedente sono emerse considerazioni molto variegate sull’adolescenza, sia nei commenti che tra i messaggi personali che ho ricevuto. Ho pensato fosse quindi doveroso approfondire la riflessione.] Trovo che l’adolescenza sia un periodo della vita molto affascinante. Per la prima volta siamo costretti, come individui, ad uscire dal bozzolo rassicurante dell’infallibilità e della logica rigida che ci faceva vivere nel’illusione di una realtà binaria in cui al bene fa da controparte il male, al bello il brutto e che ad ogni azione corrisponde un’unica azione certa. L’adolescenza ci mette davanti la variabile non prevedibile e non pianificabile, ci costringe ad alzare lo sguardo su un orizzonte mutevole e avido di certezze. Trovo teneri i conflitti interiori di mio figlio. E non fatico a sentirli miei. Io, che di certo so di avere ancora molto da imparare su di me e sugli altri, m’infilo nei suoi abiti troppo stretti e imperfetti. Sento la sua paura sulla mia pelle. I cambiamenti spaventano, soprattutto quando si ha la presunzione di poter controllare tutto e sentirsi i soli artefici del proprio …

Essere madre lesbica di un adolescente

Adolescenza: la più delicata delle transizioni. (Victor Hugo) A una domanda precisa la risposta è per lo più vaga e densa di approssimazione. Soprattutto se riguarda la sfera delle emozioni. Al “Cosa c’è?” chiesto quando lui dimostra malessere la risposta è sempre la stessa: “Niente”. Ovviamente è un niente denso come le nubi prima della tempesta, basta provare ad indagare quelle quattro, cinque, sei ore per capire che effettivamente qualcosa non va. Per arrivare al nocciolo del problema, tra perifrasi, metafore, silenzi e musi lunghi, servono sedute che vanno dalle sette alle otto ore. Si passa dal wow a è tutta’ nammerda in uno (s)battito di porte. In genere l’incazzatura si smonta solo facendolo ridere e chiamando un falegname a sistemare i telai. Qualsiasi programma viene rivisto e ribaltato N volte. Esempio di dialogo: Andiamo al cinema, ti va? Uhm. Ok. A vedere cosa? Non so, cosa vorresti vedere? E che ne so, proponi tu, no? Me lo hai chiesto tu Ok (segue sospiro e elenco di almeno 3 titoli che possano essere di suo gradimento) …