Nuda veritas
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Quando mamma lavora “fuori” e si trasforma nello studente fuori sede imbruttito

La mia vita è stata travolta dal cambiamento in ogni sua forma. In questo momento sto scrivendo appollaiata sul divano della casa in affitto a Milano. Questo vuol dire che i miei figli li vedo nel fine settimana. Per me, che sono sempre stata una mamma ad alto contatto, non è cosa da poco. Io, che ho portato Brita nella fascia fino a 2 anni e ho scelto la libera professione per aver maggior tempo da dedicare ai miei figli, di fronte ad un’opportunità professionale importante ho scelto di cambiare città.

mamma in trasferta

Questa è la realtà nuda e cruda. Ora devo capire come pormi di fronte a una vita nuova sotto ogni punto di vista.

Posso farmi prendere dal panico del vuoto sotto i piedi, del non avere più nessuna certezza o riferimento affettivo e ambientale, piangere sulle macerie di quel che è andato perso e di quello che mi lascio alle spalle, farmi mordere le viscere dai se e dalla nostalgia. L’assenza non è un vuoto, è densa e preme sulle pareti del cuore che ogni tanto saltano qualche battito.

Ho pianto una settimana. Mi è venuta la gastrite, la colite e pure la dermatite. Poi ho capito. Ho capito che era un’opportunità. Un’opportunità per me di mettermi alla prova, per me che non ho mai vissuto da sola, ma sempre in famiglia. Un’opportunità per i miei figli di passare più tempo col papà. Anche perché lui, in quanto a capacità genitoriali, non è da meno di me.

La verità è che se io fossi un uomo, a nessuno verrebbe in mente di stupirsi del fatto che lavoro fuori e torno a casa nel fine settimana.

La verità è che culturalmente siamo imbevuti di stereotipi sulla genitorialità e che facciamo fatica a pensare che un padre sia in grado di svolgere quelle funzioni logistiche ed emotive che in genere sono attribuite ad una madre. Ecco perché tanto accanimento sui padri gay, ad esempio. Ecco perché in questi casi mi sento un po’ mammammerda.

Per chiarire, comunque, con questo non voglio dire che non mi manchino i bambini, le loro voci al mattino, il fare colazione tutti insieme o guardarci un cartone sul divano. Mi mancano. Mi mancano tantissimo. Non si possono scegliere le emozioni, ma si può decidere come gestirle e cosa farne. Io ho deciso di cercare i lati positivi di questa situazione e di approfittare della mia condizione di post adolescente.

Ad oggi, l’aspetto più deteriore è che mi sono fatta prendere dalla sindrome dello studente fuori sede imbruttito.

  1. Alterchi con me stessa ad alta voce. Parlo da sola e commento le cose che leggo sui social, sproloquio per le incombenze domestiche e dialogo perfino con le televendite di QVC.
  2. Disordine sparso. Sono qui da martedì e i miei abiti sono ancora stipati nelle due valigie con cui sono arrivati.
  3. Birra. What else?
  4. Catasta di piatti nel lavandino
  5. Frigo con eco annesso e alimentazione a base di carboidrati raffinati che vanno dal cornetto la mattina alla pizza surgelata la sera, passando per il panino a pranzo.

studente fuori sede imbruttito

[Mamma, giuro che la prossima settimana metto in ordine e faccio la spesa.

Figli, questo blog è stato hackerato da una pazza che si finge me. Sapete bene che mai mi comporterei così. Io, sempre così precisa e impeccabile…

Ehm.]

 

35 Commenti

  1. IL PINZA dice

    Mi stai proprio seguendo a ruota……
    I pro:
    – Ho perso 10 chili non mangiando più arrostini e cibarie varie super condite. Da solo, che cavolo ti cucini?
    – I valori delle analisi del sangue sono perfetti, non avevo più un colesterolo così basso dal 1990.
    – La sera posso uscire senza rimorsi da abbandono verso il resto della famiglia.
    – In tele guardo il cavolo che mi pare.
    Contro.
    – Depressione da abbandono, aprire la porta e trovare una casa silenziosa mi mette molta angoscia
    – Le lenzuola le cambio solo quando ho ospiti, questo vuol dire ogni 2 settimane circa. Ho risolto alternando il lato dove dormo
    – No mi ero mai occupato dell’organizzazione della casa, questo vuol dire che mi scordo tutto, mi dimentico sempre delle scadenze della raccolta differenziata e ogni volta rischio di trovarmi la frazione dell’umido che cammina da sola per casa.

  2. Finché non hai lo yogurt in cui i batteri si sono evoluti a uno stato talmente avanzato da instaurare una monarchia costituzionale, non è ancora studente fuori sede (vita vissuta *No, mamma, son cose che si dicono, a me non è proprio mai mai mai successo, giuro!*). 😛
    Coraggio! I pendolari della famiglia e dei sentimenti ne hanno bisogno 🙂

  3. Ahimè sti cambiamenti…. arrivassero almeno uno alla volta… eh no, troppo facile!! Secondo me è una legge di Murphy a tutti gli effetti: “I cambiamenti arrivano sempre tutti all’improvviso a sconvolgere la tua esistenza!!!” Però ti stai mettendo in gioco, hai accettato una sfida (ogni cambiamento è una sfida verso se stessi e i propri limiti) e sicuramente ne verrai fuori vittoriosa!!!

  4. Adriano dice

    Povera 😀 Occhio poi a non dare anche un nome al sacchetto della spazzatura ahahahah

    Può bastare un super abbraccio coccoloso? 🙂 :*

  5. wow! certo che a proposito di cambiamenti non ti tiri proprio indietro!
    a questo punto ci potrebbe anche scattare l’iscrizione alla palestra e poi teeeeeeeeeeeeeeeeeec, aperitivo in centro come i veri baiuscia! A cosa serve, a quel punto, il frigo pieno?
    Un po’ti invidio, sai? (non me ne vogliano i tuoi bimbi, ovviamente…)

  6. R.Hahn dice

    Mica è facile fare il fuorisede! Poi ci si abitua e si scoprono i lati positivi. Facciamo tutti il tifo per te! p.s. il mio frigorifero è SEMPRE così, anche se non sono fuorisede 😀

  7. emanuela dice

    a parte il frigo che piange e – come si dice dalle mie parti- pure i topi sono scappati……..il resto va bene!
    i figli sono con il loro papà, mica per strada…….
    la nostalgia e la mancanza, anche fisica, ci stanno tutte.E va bene così.
    non sei mica lì a cazzeggiare….che poi, se anche fosse, non saresti meno splendida mamma per questo.
    un abbraccio grande
    Emanuela
    PS- la prima volta che andai a trovare mia figlia , studentessa fuori sede a Bologna, in frigo c’erano:
    mezzo limone con la muffa. 2 pelati in una tazzina ( anche li’ con un po’ di mufffettina sopra) e poi la MERAVIGLIA!!!!!!Una bottiglia di sciroppo disintossicante per il fegato: non so se dovevano disintossicarsi dalla muffa o dalla fame…..che quella sera ho comprato di tutto e cucinato per almeno 20 persone….c’è la mia mamma, venite a cena!!!!!

  8. Se può consolarti anch’io mi son ritrovata new-fuorisede a Milano in età piuttosto avanzata ma con l’ulteriore bonus della coabitazione con estranei, non potendomi permettere ai tempi una casa da single. Sono stati 4 anni faticosissimi in cui sognavo un frigo vuoto solo mio e poter lasciar il mio disordine dietro la porta di casa…però SONO SOPRAVVISSUTA!! 😀

  9. Fresiaegirasole dice

    Stessa scena tutti i giorni a pranzo quando sono sola (loro pranzano a scuola): mangiare 4 giorni su 5 piazza/panino e mentre arrivo a casa sola pensare “ora ho un po’ di tempo per sistemare la casa” naaaaaaaaaaaaa!
    Mangio pizza/panino seduta sul divano a guardare minchiate in tv, bevendo birra e ruttando la calma serafica.
    Dopo un po’ passa 🙂

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