Nuda veritas
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Scene di quotidiana follia: più che una mamma, una scheggia impazzita

Questo non è un post. O almeno non lo è nella sacra teoria del web writing, potete leggerlo sulla tazza del cesso, in coda al supermercato, nel letto. Potete anche leggerlo a pezzi, o leggerlo al contrario, ma il rischio è che poi sentiate la voce di Formigoni che vi dà delle checce isteriche. Potete fare di questo post quello che il raffreddore fa coi fazzoletti di carta e soffiarvici il naso. Tanto è solo la materializzazione online di una – delle tante – giornate deliranti.

Due giorni fa avevo un appuntamento a Milano. Presto, ma non abbastanza da evitare la gente che puzza di brodino già alle 11 e riempe la metropolitana di un odore acre e asfittico che ricorda la mensa universitaria. Quel misto di soffritto rancido e muffa che si arrampica su per il naso e ti fa desiderare un rapido soffocamento all’interno della sciarpa.

Finisco l’appuntamento e mi precipito a riprendere la metro. Inserisco il bancomat per acquistare i biglietti e digito più volte il codice dell’allarme di casa. Dopo un numero di tentativi che va da 3 alla bestemmia compulsiva, in preda al panico, inizio a pensare seriamente di proporre alla gente in fila dietro di me di giocare a un, due, tre, stella! Tanto per ammazzare il tempo. Un lampo d’intelligenza inatteso mi coglie e mi suggerisce la corretta sequenza numerica per far funzionare il bancomat prima di essere uccisa dalla folla, che evidentemente non è particolarmente giocosa.

Dunque. Salgo in metro e poi passo a recuperare la macchina. Ovviamente è a secco perché nel viaggio di andata non ho avuto tempo di fare carburante. Cerco un distributore e mi avvicino al self service, per fortuna vengo placcata dall’addetto che mi salva dal danno: sovrappensiero stavo per mettere la benzina al posto del diesel. Ringraziato una serie di santi a caso, il benzinaio, l’unicorno custode e mi avvio in direzione di Mordor.

Nel frattempo sono le 14 e mi fermo a un autogrill. Ordino un panino e una coca e intanto che il tipo al bancone lo scalda (il panino, eh) vado in bagno. Tra l’altro ho sempre pensato che nel mio corredo genetico ci sia un errore alla voce vescica, devono avermene data una destinata a uno scoiattolo, vista la capienza. Comunque, esco dal bagno e corro in macchina. Metto in moto e…aspetta…e il panino? Rispengo la macchina e torno dentro. Il tipo che lo scaldava (sempre il panino, eh) mi guarda broccolante da dietro il bancone e mi porge il sacchetto.

Mangio guidando, con una sicurezza e una praticità tale che meriterei l’onorificenza di globetrotter su gomma e tacchi. Per strada ricevo anche una telefonata di Madreh che minaccia di diseredarmi se non passo da loro per un caffè – che – tanto – è – di – strada – e – non – ci – vuoi – più – bene – passi – solo – quando – ti – serve.

Invece che a Mordor, quindi, esco in Versilia. Bevo una sigaretta e fumo un caffè praticamente in piedi, sbacetto Madreh e Padreh e riprendo l’autostrada per Mordor.

Nel tragitto ricevo un’altra telefonata. È Giuseppe che mi ricorda che alle 4 c’è la festa di carnevale della scuola – e – lo – sai- che – Brita – ci – teneva – tanto – che – tu – ci – fossi – che – ultimamente – sei – poco – a – casa. Sono vestita in giacca, camicia e tacco. Abbigliamento decisamente appropriato per la stracacchio di festa di carnevale piena di bambini dalle mani unte e le faccine truccate.

Bene. Dopo 3 ore e 24 minuti di viaggio arrivo a Mordor. Parcheggio e con la matita unisco le rughe disegnando delle favolose ragnatele intorno agli occhi. Considerando le occhiaie e l’abbigliamento ho già pronta la risposta se mi chiedono da cosa sono vestita: da manager zombie. Un costume all’ultimo grido. Letteralmente.

Brita mi corre intorno felice e mi trascina raggiante da tutti i suoi amici per mostrarmi i loro travestimenti. Per fortuna l’unicorno custode mi vuole bene e manda giù una zaccagnata di pioggia che ci costringe ad abbandonare la festa. Torniamo a casa e mi metto sul letto a leggerle una favola. Mezz’ora. Perché alle 18 ho un appuntamento dall’altro capo della città con un’agenzia immobiliare per vedere una casa.

Salgo di nuovo in macchina. Vedo la casa, mi piace. Torno a Mordor e mi metto a preparare la cena. Per ottimizzare i tempi, accendo il pc e mi metto a rispondere alle mail che ancora non avevo avuto modo di aprire oggi. Dopo un tempo indefinito sento un odore inconfondibile provenire dalla cucina. Ho bruciato tutto.

Se siete arrivati fin qui è un caso, o forse state messi peggio di me. Fatto sta che se non fosse stato per l’intervento del pizzettaro a domicilio, questo post non esisterebbe perché io sarei stata sbranata da un nugolo di belve affamate.

Mandatemi pensieri positivi in questo periodo. O anche delle droghe. Fate voi.

scene di ordinaria follia

 

48 Commenti

  1. IL PINZA dice

    Visto che è vietato dal codice stradale mangiare mentre si guida, spero almeno che al telefono tu abbia risposto con l’auricolare o un vivavoce. Come madre single la patente ti serve…… 🙂
    Con affetto, il tuo grillo (grullo) parlante.

  2. Adriano dice

    Solidarietà. Io oggi sono più o meno sulla tua stessa strada e stanotte o mi ritroveranno a casa zombeggiando o sulla porta in compagnia dell’unicornA volante bicolore.

  3. Tutto questo è rincuorante, almeno so che non sono la sola a percepire la mia giornata come un ammasso di eventi caotici che generalmente conducono verso disastri prevedibilissimi (generalmente l’imminente disastro è annunciato da un particolare stato di agitazione compulsiva che solo dopo, a cose fatte, riesci a comprendere in tutta la sua chiarezza e pensi: lo dovevo capire, lo dovevo capire che avrei fatto un casino!!!!)… mentre scrivo sto pensando al mio smartphone caduto nella tazza del cesso, perché stavo facendo e pensando 100 cose contemporaneamente… e mio malgrado, non ho figli a cui pensare….

  4. Il pizzettaro è una sorta di manifestazione terrestre dell’Unicorno Custode.
    E se per le droghe hai un buon indirizzo, fai sapere!
    Non so se sono messa peggio di te, ma ieri sera fra cucinare una pasta e bere direttamente la zuppa in cartoccio… beh, ha vinto il cartoccio di larga misura. Finirà anche questo periodo. Forse.

  5. Daniela dice

    Si, sono messa peggio di te, ma no, non è per questo che leggo sempre tutto fino in fondo. Il tuo modo di scrivere è un break piacevolissimo nel trantran dei casini quotidiani

  6. Delle droghe accompagnate con un biglietto pieno di cuoricini e pesieri positivi va bene?

    (ne esci)
    (si lo so che una di quelle frasi che uno odia, perchè nel frattempo mica e pizza e fichi, ma ne esci e bene)
    (io a scriver cose sdolcinate mica son buona, e i pensieri mni vengano alla cazzo spesso, non so mai se positivi o no, ma so che in qualche modo sei a cui tengo, anche sei mai vista e conosciuta dal vero, sallo)

  7. Dammi il tempo di fare un giro di telefonate e ti recupero il numero di un pusher sicuro e fidato, ovviamente, nella tua zona.

    😀 …resisti!

  8. Riesci a strapparmi un sorriso anche in un periodo per te difficile; complimenti a te e alla tua penna! Tranquilla, questo periodo passerà; tutto scorre e senza momenti dolorosi non riusciremmo ad apprezzare a pieno quelli gioiosi. Mi sembra d’aver detto una serie di banalità, ma giuro che sono vere. Forza, che gli occhi tristi non ti donano 😀 un abbraccio!

  9. Fresiaegirasole dice

    Tutta la mia settimana, almeno fino a domenica, sarà più o meno dello stesso tenore della tua di ieri ahahahahahah!
    L’importante è sopravvivere per il momento con una buona dose di cioccolata in barattolo e fregandosene delle cose sparse ovunque in casa.
    La primavera sta per tornare…up!!!!!!!!

  10. Considerando che non hai perso nessuno dei tuoi figli in giro per l’Italia, non trovo questa giornata particolarmente turbolenta. Anzi, positiva, hai pure trovato una casa che ti piace! Quindi sorridi, che le occhiaie te le perdono, il muso triste e stanco no, non ti si addice, stona con il colore dei capelli :*

  11. L’altro pomeriggio mio marito è dovuto venire e recuperarmi al supermercato perché avevo COMPLETAMENTE dimenticato il pin del bancomat ( e dico, sono anni che è sempre lo stesso ma l’altro giorno niente, non voleva uscirmi…) e non potevo pagare la spesa fatta. Con una coda di gente dietro che si sarà detta poverina, avrà qualche malattia strana 🙂 mentre Matilde mi spronava dai mamma, se ti concentri magari ti torna in mente E non è la prima volta che succede. In quanto a benzina, deve essere nel dna delle donne, non farla fino all’ultima goccia nel serbatoio. Per il carnevale sei davvero eroica: io non me la sarei accollata una festa con piccoletti urlanti e tutti quei coriandoli che vanno a finire ovunque…

    • IL PINZA dice

      Il PIN salvatelo sul telefono, lo fai iniziare con un 339, l’importante è inserirlo sotto un nome che poi ti ricorderai, magari sotto il tuo nickname. Mi sono salvato molte volte con questo stratagemma….. 🙂

  12. Molta comunanza entropica, molta stima (io mi incasino in assenza di prole), e mentre mi procuro ciò che chiedi mi prodigo in una haka maori di sostegno… (PS ti offro come perla una partenza in auto con borsa sbadatamente appoggiata sul tetto della vettura e relativo tentativo di una passante di segnalarmi il fattaccio sbracciandosi e correndomi incontro)…

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