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I bambini e le separazioni: elaborare i lutti ed accompagnarli in un percorso di consapevolezza

Ogni separazione rappresenta un lutto e risveglia la paura del cambiamento e dell’abbandono. Gestire questo sentimento è faticoso per gli adulti e ancor più può esserlo per i bambini.

A me pare ovvio, ma dal momento che c’è ancora chi ne dubita: poco importa che a lasciarsi siano un uomo e una donna, due donne o due uomini. Amore e dolore non conoscono genere.

Non è facile lasciarsi attraversare dalla sofferenza originata dalla perdita della persona amata, della routine familiare e delle abitudini condivise. Ci vuole tempo e un approfondito lavoro su se stessi. C’è chi riesce ad affrontare questo percorso da solo, chi invece sente la necessità di farsi aiutare da uno specialista. Alla base c’è comunque il bisogno di capire e di capirsi, partendo dal presupposto che spesso gli eventi si verificano senza che ci sia la volontà di ferire o di far male agli altri.

Nel tempo – e con l’esperienza – ho imparato a fare tesoro degli errori, quanto meno per cercare di non riproporli in loop nelle relazioni successive. Servono empatia e capacità analitiche, ma trasformare un lutto in un percorso di consapevolezza e di crescita è possibile.

Siamo esseri imperfetti, ma perfettibili. E sono davvero convinta che solo accettando di poter sbagliare, si possa diventare esseri umani migliori.

Questo è il messaggio che da sempre cerco di trasmettere ai miei figli: l’importante è imparare ad ascoltarsi e ad ascoltare, a non aver paura di uscire dalle zone comode della routine, se questa routine ci rende infelici. E cerco di farlo con il sorriso. Perché le relazioni sentimentali possono finire, ma ciò che si è costruito va salvaguardato.

Ogni esperienza, anche quella più dolorosa, è un’opportunità. Basta crederci fino in fondo e adoperarsi affinché la separazione non diventi una guerra e soprattutto non far sì che i figli diventino ostaggi affettivi degli errori degli adulti.

Sono soddisfatta di osservare le reazioni dei bambini e di sentirli sereni. Sereni di chiedere spiegazioni, rassicurazioni e capaci anche d’ironizzare con noi sulla situazione che stanno vivendo. Sereni nel manifestare paura, rabbia e tristezza. Sono fermamente convinta che l’autenticità e la trasparenza aiutino loro, e noi, a dare il giusto peso agli eventi, a collocarli nella giusta prospettiva emotiva. Con questo non sto dicendo che saltelliamo come dei satiri danzanti e che fottesega. Ho – e abbiamo – dei momenti di down e di giramento di coglioni abbastanza frequenti, ma non voglio lasciare che prevalgano.

Dalla neve puoi farti seppellire fino a morire assiderato. Oppure puoi costruirci un bellissimo pupazzo e danzare tra i fiocchi che cadono. Siamo sempre noi a fare la differenza negli eventi.

Grazie Brita, per avermelo ricordato.

Gestire la separazione con i figli

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  1. Ogni esperienza ci insegna qualcosa, è vero. Per esempio le esperienze da non ripetere (almeno, per me fu cosi’…)

  2. IL PINZA dice

    La routine familiare dà molta sicurezza e ogni tanto la rimpiango ma bisogna avere il coraggio di vivere, e lo sto facendo, anche se combatto ogni giorno contro la depressione. E’ dura per tutti.

  3. “Siamo sempre noi a fare la differenza negli eventi.”

    Col sorriso. Magari all’inizio un po’ forzato, ma anche dal gelo di un pupazzo di neve può uscire una forza che riscalda e che fa andare avanti la vita, in attesa di una nuova primavera.

  4. sei saggia e fai un bel lavoro coi mostri. Ma no, non sono d’accordo che ogni esperienza sia una opportunità, non funziona così, non sempre. E’ una bella favoletta da psicologi della domenica… e bisogna imparare a capire che ogni tanto succede che la si prenda nel fracco senza riuscire a ricavarne nulla di buono, e non per colpa nostra, di svogliatezza o poca fantasia…

    buoni cambiamenti, quelli si, a volte, fanno un gran bene.

  5. emanuela dice

    è dura, a me è successo con tre figli, una di 14 e due di 10 anni……..
    ma credo sia giusto ed onesto darsi la possibilità di vivere in altro modo, quando ciò che viviamo ci fa male e fa male anche alle altre persone coinvolte.
    un abbraccio
    Emanuela

  6. Sara dice

    Molto sostegno! L’offrire a te stessa e agli altri (specie a tuoi bimbi) l’opportunità di parlare e di esprimere il sentito in un momento complicato e mutevole è un regalo enorme. È il difendere quella cosa bella e delicata che rende umani. Non ti conosco, ma ti ringrazio

  7. R.Hahn dice

    Saper ascoltare – se stessi e gli altri – è una delle grandi mancanze dei nostri tempi. Non fa più parte della nostra educazione, e non tutti ci arrivano da soli…. I tuoi figli sono fortunati 😀 Un abbraccio

  8. Paola dice

    Le radici sono comode e sicure nel vaso, al riparo da tutto e da tutti. Poi una venatura inizia a creparlo, rattoppi e rattoppi, ma non è il vaso che non vuol più saperne di rimanere intero, sono le radici che chiedono aria.
    Allunga le radici, stiracchia il tuo stelo e bevi tutta la luce che c’è. Le intemperie faranno paura, ma i panorami saranno impagabili.

  9. piccolapeste dice

    ciao, sono in fase elaborazione lutto anche io perchè stò lasciando la zona comfort e buttando via il divano scomodo della nonna ma a questo punto della vita ho capito che devo “respirare” e non più sentirmi soffocare in una casa che non sento più mia e con una persona con cui stò male da tanto, troppo tempo…
    Non ho paura di affrontare il futuro da sola, nonostante le difficoltà che ci saranno…
    Un abbraccio

  10. piccolapeste dice

    E’ normale averne… Hai degli splendidi figli e questo sicuramente ti darà forza e coraggio…
    Un abbraccio di cuore…

  11. Io non so come gestirla questa cosa. Mi trovo di fronte un muro di cattiveria, di rancore, meglio. soffrono i bimbi, e non abbiamo soldi per terapie. E per lo meno uno di noi due è incivile. Mi piacerebbe essere io. Ma non è cos’
    abbracci

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