Nuda veritas
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Parole di sabbia

Era un’estate calda come tante altre. Un giorno come tanti. A un’ora qualsiasi, di quel giorno come tanti di un’estate calda come tante, le due bambine s’incontrarono. Si sorrisero e si presero per mano. Iniziarono a giocare insieme, a ridere,  ad abbracciarsi e ad indicarsi le nuvole con le forme più buffe.

Queste due bambine si volevano molto bene e s’incontravano ogni giorno in mezzo ad un prato.

L’estate calda come tante altre, però, lasciò presto il posto a un autunno come tanti. Forse fu colpa del vento forte che annodava i capelli e i pensieri o forse di qualche incantesimo – almeno così sostengono i più informati  – fatto sta che, improvvisamente, ogni volta che una delle due tentava di dire qualcosa all’altra, dalla bocca non uscivano parole, ma sabbia.

Non sapendo bene cosa fare e come continuare a relazionarsi, continuarono a vomitare sabbia nel disperato tentativo di comprendersi. Provarono anche anche a cambiare lingua, ma niente. Dalla bocca usciva sempre e solo sabbia.

Accadde, quindi, che questi mucchietti di sabbia divennero sempre più grandi, crebbero sempre più velocemente, fino a trasformarsi in un muro altissimo. All’inizio non riuscirono più a vedere le gambe dell’altra, poi sparì il busto, poi il sorriso e infine gli occhi. Finché non fu più possibile all’una vedere l’altra al di là della montagna di sabbia. I più informati sostengono che la montagna arrivasse addirittura a grattare la pancia alle nuvole.

Le due bambine si sedettero esauste ai piedi della montagna. Una da una parte. Una dall’altra. La montagna ormai era talmente grande che se potessimo misurarla sarebbe addirittura più grande dell’Africa. O almeno, è quello che sostengono i più informati.

Aspettarono un po’, per capire cosa fare. Provarono a scavare una buca per passare al di sotto della montagna, ma la sabbia franava e rendeva impossibile tutti i loro tentativi. Passò anche l’autunno come tanti e arrivò l’inverno. Anche questo come tanti. Stanche di aspettare si alzarono e iniziarono a camminare.  Una da una parte. L’altra nella direzione opposta.

I più informati sostengono di non avere altro da sostenere.

 

Parole di sabbia https://www.facebook.com/illu.sara.scat/timeline

Illustrazione di Sara Scat
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  1. Una storia con una valenza universale. Potrebbe anche essere però che, cambiando direzione, finiscano per ritrovarsi da un’altra parte, rendendo inefficace quel muro che le divideva..

  2. Quella montagna, più alta dell’Africa, non è riuscita a fermare l’unica cosa che può superarla, ovvero il ricordo, che accompagnerà per sempre le due bambine ovunque esse si trovino.

  3. ahahah! 🙂 si è vero si fa presto! Però c’è meno gusto, perchè non si è scalatori, bensì spettatori. Spettatori che fanno il tifo affinchè si raggiunga la vetta e vedere il mondo..

    …”due sponde, per uscire e vedere il mondo, c’é cosi tanto da vedere, abbiamo passato la stessa fine dell’arcobaleno aspettando dietro la curva”…

  4. Chissà perché mi ricorda inesorabilmente ‘morte malinconica del bambino ostrica – e altre storie’. Finiscono così le storie belle, e anche quelle brutte, gli incubi e le fiabe, i draghi, i mostri e i folletti dei boschi. tutti rimane sepolto da un mucchio di sabbia.

  5. Snort.
    La sognatrice che è in me spera forte che arrivi una ventata imprevista e improvvisa che spazzi via un bel po’ di sabbia… e magari le due bambine fanno ancora in tempo a vedersi prima di svoltare l’angolo.
    E tornano indietro.

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