Il cancro non chiede il permesso

Laura e Marina sono una coppia. Stanno insieme dal 2010 e si sono conosciute tramite un amico comune. Si sono “viste e prese”, come mi ha raccontato Marina. Un colpo di fulmine, sostiene Laura, che poi è diventato amore.

Una storia normale. Una coppia normale.

Laura e Marina ci hanno messo un po’ a far accettare la loro storia alle rispettive famiglie. Ma è andato tutto bene, come nel più bel lieto fine delle storie d’amore. Vacanze insieme, cene in famiglia, Natale coi parenti e con i figli di Marina che non solo hanno accolto Laura come membro della famiglia, ma che le vogliono proprio un gran bene. Perché i bambini ascoltano il cuore, non consultano l’albero genealogico e nemmeno l’esame del DNA.

Una storia speciale. Una coppia che si ama e decide di condividere la vita.

Poi è arrivato un ospite inatteso. Laura scopre di avere un cancro. Iniziano le cure che, per fortuna stanno funzionando. La famiglia fa quadrato intorno a lei e Marina si prende cura della sua compagna.

Ma per poterlo fare ha bisogno di chiedere le ferie. E le ferie poi finiscono. Così Marina ha dovuto chiedere i permessi non retribuiti. Se la sua fosse riconosciuta per quello che è, una FAMIGLIA, Marina potrebbe usufruire dei permessi retribuiti che sono concessi ai familiari secondo la legge 104/92.

Una storia tremenda. Una famiglia di serie B.

Marina ha dovuto chiedere i permessi non retribuiti, per ricevere una gentile concessione dalla sua azienda e non perché la sua azienda sia cattiva, ma perché lo Stato non riconosce il suo stato di famiglia. Semplicemente non esiste. Marina deve ritenersi fortunata. E grata. Perché l’azienda avrebbe potuto negarle anche questo.

Marina deve chiedere, anche in ospedale, il permesso di assistere Laura durante le sedute di chemioterapia. Il personale è gentile e le concede di farlo. Marina deve ritenersi fortunata. E grata. Perché l’ospedale avrebbe potuto negare a lei e a Laura di potersi tenere per mano in questo momento di sofferenza.

Marina è stanca di doversi sentire fortunata. E grata. Perché assistere la compagna di vita e la persona che ami non dev’essere un privilegio, ma un diritto.

cancro senza diritti

Grazie a Marina e a Laura per avermi concesso il privilegio di raccontare la loro storia. Una storia d’amore e una storia di lotta. Due donne normali, ma con un coraggio speciale.

24 commenti » Lascia un commento

  1. E basterebbe una semplicissima legge sulle coppie di fatto. Il problema per lo Stato/Chiesa è che non si sposerebbe più nessuno, gli avvocati fallirebbero senza gli introiti da separazioni e divorzi e Salvini non ci dormirebbe più la notte.

  2. Puoi dire a Marina che ci potrebbero essere gli estremi per farsi riconoscere i permessi ex 104 dal Tribunale? dille di andare da un* avvocat*

  3. Scandaloso. Dovrebbero avere il diritto di starsi accanto. Italia, svegliati, parla di queste cose invece di postare boiate sulla bacheca di Adele

  4. Sconforto…. ma in che paese viviamo?! La tutela prevista dalla legge 104, che pure negli intenti è sacrosanta, è usata da molte persone per farsi i week end in vacanza (dunque senza approfonditi controlli), ma è negata a chi ne ha davvero bisogno. Ma per queste cose il paese non si indigna, mentre per stupidaggini non paragonabili tutti sbraitano istericamente… Difficile continuare a sperare!

  5. Che storia 🙁 Davvero senza parole per tutto quanto.

    Per quel pochissimo che può valere, mando un grosso in bocca al lupo a Laura e che possa guarire al più presto e un abbraccio forte a Marina con l’augurio anche a lei di non mollare.

    Sono sicuro che arriveranno tempi migliori, non si può più continuare così.

    E un forte abbraccio anche a te Veronica con un sorriso 🙂

    Grazie per aver condiviso tutto questo.

  6. Non sono un avvocato e magari può correggermi qualcuno che ne sa più me, ma se ci sono gli estremi per la 104 non potrebbe richiedere anche la 288/00? Molti non conoscono nemmeno l’esistenza di questa legge..

  7. Per prima cosa, in bocca al lupo a Laura. E a Marina, e a tutta la famiglia, anzi LE famiglie.
    Perché la malattia di una persona amata devasta, rompe equilibri, fa cadere maschere. Ma fa anche scoprire nuove forze… che queste prevalgano su tutto il resto.

    Lo scorso mese di agosto alla mia compagna hanno trovato all’improvviso un tumore cerebrale. Per fortuna operabile, per fortuna non della peggior specie.
    Per fortuna mi hanno permesso di starle accanto, in ospedale prima, in clinica di riabilitazione poi. Per fortuna è tornata a casa, la NOSTRA.

    Ma non dimenticherò mai l’ansia di quel no sempre incombente, il terrore all’idea di sentirmi dire “ma tu che vuoi, non sei nessuno”, la rabbia e lo schifo per come i suoi familiari l’hanno praticamente abbandonata per poi fare pure gli offesi… e la frustrazione di non poterla urlare, quell’ansia, quella rabbia, quello schifo, perché bisogna fare i bravi e non rischiare di farsi mettere in punizione.

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