Nuda veritas
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Sto attraversando la fase di attraversare una fase

Delle mie prime fasi non ho memoria diretta, ma racconti. A quattro anni avevo la fase logorrea e parlavo a raffica con tutti quelli che mi capitavano a tiro e spesso anche da sola, con oggetti inanimati o con l’immagine di me stessa allo specchio. Inventavo storie più o meno assurde e finivo per non capire più il legame tra realtà e fantasia, cosa fosse realmente accaduto e cosa fosse romanzato dal mio cervello. La fase non è mai passata, ho solo trasformato la chiacchierite in grafomania.

A dieci anni ho attraversato una fase cleptomane e rubavo le gomme da cancellare ai miei compagni di classe. Le tenevo un po’ a casa mia e poi le rimettevo negli astucci. Forse mi piaceva l’idea che fosse impossibile cancellare le memorie del passato e fosse necessario tenersi gli errori sotto gli occhi per imparare, almeno, a compierne di diversi. Perché si trova sempre un nuovo modo di sbagliare. Sennò fottesega della creatività. Eh.

A quindici ero in piena crisi adolescenziale, vestivo scientemente in modo diverso dai miei coetanei, passavo la vita a leggere e scrivere mentre gli altri andavano in discoteca, mettevo in discussione “il sentito dire” e passeggiavo per ore in montagna in compagnia del cane. Ero socievole a sprazzi e con pochi e selezionati umani che sceglievo per affinità elettiva. Ho conservato anche questo.

Quando sono diventata mamma ho sentito forte la necessità di essere una madre ad alto contatto, mi sono spupazzata i bambini portandoli nella fascia, tenendoli addosso tipo canguro e me ne sono altamente infischiata di chi mi diceva che stavo sbagliando e li avrei viziati. Come se aver voglia di essere abbracciati e abbracciare fosse l’inizio delle perdizione umana. Effettivamente siamo degli abbraccioni compulsivi tutt’oggi.

Quando mi sono scoperta/accettata omosessuale in molti hanno sentito il bisogno di rassicurarmi che sarebbe stata una fase. Che, come le malattie esantematiche, sarebbe stato sufficiente far sfogare il virus e poi tutto sarebbe tornato come prima. Da quel momento sono passati quasi sei anni e qualche storia e il “virus” pare non abbandonarmi. Fermo restando che sono una sostenitrice della sessualità fluida e se un domani dovessi innamorarmi di un uomo, non me ne farei certo un problema.

Io alla storia delle fasi che iniziano e finiscono senza lasciar traccia, non ci ho mai creduto. Ogni evento lascia un segno, una propaggine, un pezzettino, un sassolino che ci accompagna al riparo in una tasca. Ed è bello che sia lì, nella tasca dico, perché mi piace poter infilare la mano e sapere che sono io, sempre, e anche quel sassolino che mi porto dietro è parte di me.

le fasi e i sassi

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  1. La te quindicenne e la me quindicenne sarebbero andate di molto d’accordo. Ultimamente c’è gente che entra nella fase cretino e mi sa che non ne esce più. O forse non è una fase, è permanente come i denti.

  2. Siamo fatti di fasi… Ogni fase lascia dietro di sé uno strascico importante e che ci fa essere quello che siamo…io non sarei quella di oggi se a 20 anni non avessi deciso di avere il mio Francesco, non avessi studiato architettura ed aver fatto l’educatrice etc etc… Quindi ben vengano tutte le fasi del mondo! Complimenti per il blog!

  3. Penso che non mi innamorerò mai di un uomo, pelle troppo ruvida, sudore troppo forte, non mi piacciono. Ma dicevo anche che non mi sarei innamorato mai più di un’altra donna, che una bastava e avanzava, troppo dura ricominciare una relazione. Invece…… 🙂 Sto attraversando la fase della negazione della terza età…..

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