Nuda veritas
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Famiglie omogenitoriali tra orgoglio e pregiudizi

La cosa che m’imbarazza di più come essere umano [oltre al pensiero di quella volta in cui sono uscita nuda in salotto non sapendo che ci fossero gli amici dei miei] è la tendenza diffusa – che i social hanno amplificato – di sentirsi in dovere non solo di esprimere un’opinione su questioni ignote, ma di sentirsi detentori unici di una Verità Assoluta.

E così, sono stati tutti esperti di moto mondiale nella diatriba Marquez – Rossi, tutti sceneggiatori e cineasti in quella Muccino – Pasolini, tutti social media strategist con il caso Gianni Morandi e tutti sociologi esperti di terrorismo internazionale dopo la strage di Parigi.

Tutti pronti a urlare la propria posizione e a difendere il castello di sabbia delle convinzioni campate per aria.

Lo stesso fenomeno è facilmente riscontrabile un po’ su qualsiasi argomento. A questo teatrino non sfugge neppure l’opinione che molti si sentono in dovere di esprimere sull’omogenitorialità.

Siamo in Italia e le famiglie omogenitoriali sono discriminate e prive di tutela, i bambini oggetti di una battaglia tra il papato e uno stato che di laico ha solo la definizione costituzionale. Quotidianamente leggo idiozie su un’inesistente teoria gender, commenti di persone che non conoscono ciò di cui si dicono esperti e che si appellano al nulla per dire che questi poveri bambini sono costretti ad una vita infelice causata dalla biologia dei genitori.

E così, chi quella situazione la vive quotidianamente sulla propria pelle, si trova a difendere la bontà della propria scelta procreativa. Perché un omosessuale possa essere giudicato come un genitore non dico buono, ma decente, deve essere  in grado di dimostrarlo. È come venire accusati di furto a priori e dover dimostrare la propria innocenza, invece che il contrario.

Le famiglie omogenitoriali sono costantemente sotto la lente dell’opinione comune: devono saper dimostrare di poter badare alla prole in modo eccelso, di seguire i figli nei compiti meglio di un professore universitario, di accompagnarli a fare 3 sport e alle feste di compleanno tutti i fine settimana nella speranza di essere considerato “adeguato”. I genitori devono essere sempre al top e i loro figli di conseguenza. Anche nella pretesa di perfezionismo c’è pregiudizio.

Spesso mi è capitato di ricevere mail di dubbiosi e curiosi che mi chiedevano se la nostra vita fosse un’epopea della gioia o la declinazione rainbow del Mulino Bianco. Chi segue il mio blog da sempre, sa perfettamente che non è così. Nina ed io siamo due mamme imperfette: ci pesa essere svegliate nel cuore della notte e passare le giornate a rincorrere gli impegni dei figli, gestire litigate e fare il bucato.

L’ho sempre palesato e sempre lo ribadirò: non siamo tenute all’eccellenza. Siamo orgogliose di aver scelto di far crescere i bambini in un clima di apertura e onestà e proprio per questo non temiamo il giudizio di chi trova nelle nostre imperfezioni la scusa per criticare “la famiglia omogenitoriale”.

Il problema di fondo, poi, è tutto una questione di articolo. Non siamo LA famiglia. Siamo UNA famiglia.

E diventare paradigma non ci è mai interessato.

famiglia omogenitoriale

 

9 Commenti

  1. Per quanto non mi consoli affatto, mi sento sotto la stessa lente d’ingrandimento, costantemente tenuta sotto controllo. Perché anche le famiglie separate “devono saper dimostrare” :/

  2. Non sei contenta di far parte di una famiglia monitorata, tipo auditel? Siete un test governativo, dei topi in un labirinto, ogni tanto vi danno il contentino con promesse sulle famiglie di fatto, una sorta di pezzettino di formaggio che vi spingerebbe a farvi percorrere felici il vostro labirinto.

    Hai ragione, a voi chiedono di essere una famiglia perfetta mentre le famiglie etero si possono permettere di maltrattare i figli, senza essere troppo giudicati.

    Ritieniti fortunata che non abbiano ancora creato un’organizzazione terroristica omosessuale, a quel punto potrebbero anche definirvi assassini di merda…..

  3. Valentina dice

    che poi lo stesso discorso vale anche per i preti che, viceversa, pretendono sempre di dirci come comportarci privatamente. Fa male anche a me sapere che c’è gente che soffre per questa battaglia quotidiana contro i pregiudizi (e l’ipocrisia) della società, oltre che un vuoto giuridico che fa spavento. Ma tu sai qual è il tuo valore e fa sì che questa sia l’unica bussola a guidarti a testa alta senza doverti mai giustificare né cercare di raggiungere soglie siderali di perfezionismo. Le cose cambieranno necessariamente in meglio. 🙂

    Spero.

  4. emanuela dice

    ma non lo sai che ormai viviamo nella società dove esiste una categoria di persone che, di mestiere, fa l’opinionista? Ti giuro che, quasi quasi, sono meglio i tronisti……..
    come sopra di me dice Bia, sono stata monitorata pure io, essendo divorziata. Che poi il padre dei miei figli fosse e sia davvero un padre meraviglioso, molto più presente della maggior parte dei padri conviventi che conosco….non faceva alcuna differenza.
    Ma anche noi, siamo sempre stati, nel bene e nel male, con gli alti ed i bassi di tutti, UNA FAMIGLIA.
    ciao e un grande abbraccio ai bambini
    Emanuela

  5. veronica dice

    ciao, mi sono imbattuta casualmente in questo articolo, incuriosita ne ho letti altri della stessa autrice che ho trovato brillanti, simpatici e vari. ho passato i primi 30 anni della mia vita come omosessuale (in realtà mi piace definire la mia sessualità complessa)poi non sto qui a spiegare il perché,ho scelto di condividere la mia vita con un uomo con cui ho avuto uno splendido bimbo, qui iniziano i problemi, sono stata messa al bando dalle mie “amiche”,ero diversa non ero più la lesbica che pensavano che fossi, certo forse non erano vere amiche ma veniamo al punto del problema, la diversità dal gruppo, quella che ti fa vedere sbagliato solo quello che è diverso da te che forse sbagliato non è. Questo fa parte di un meccanismo più grande da cui nasce il razzismo, l omofobia e tutte quelle posizioni estreme che creano sentimenti negativi di solitudine ed ineguatezza. un meccanismo semplice nato con l uomo per proteggerlo, si vede nei bambini quando giocano fanno gruppo e chi è fuori è il nemico. basterebbe fare uno sforzo di volontà perché è difficile non etichettare, generalizzare, giudicare.lo facciamo tutti tutti i giorni, il drogato, il capo il comunista ecc… è un meccanismo di difesa…ma da cosa dobbiamo difenderci? veronica c.

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