Nuda veritas
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Il piano inclinato delle scelte ponderate senza capo né coda

Stamattina Brita ha pensato bene di mandare in crisi la mia già traballante percezione temporale, chiedendomi se quando io ero giovane le macchine esistevano già.

Le mie sinapsi sono saltate immediatamente ad un’altra scena del mio passato. Ricordo di aver avuto intorno ai dieci anni, forse poco di più e di aver usato l’espressione un uomo di mezza età, riferita a un 30enne, durante una discussione con mio padre. Mi ricordo la sua faccia tra il divertito e lo spaventato quando mi ha risposto “Vedrai, come farai presto ad arrivare a 30 anni e come ti sentirai ancora piccola e inesperta anche a quell’età”.

So per certo di essermi lanciata questa riflessione dietro le spalle, insieme alla coda di cavallo e averla sepolta fino ad oggi. Ma il cervello è bastardo e a volte t’infila lì dei ricordi a tradimento, che tu manco sapevi di avere. E sei lì che fai colazione con lo sguardo inebetito su una  fetta biscottata, con l’occhio vacuo e i capelli annodati, mentre un neurone – l’unico – si sveglia e per prima cosa ti sbatte sotto gli occhi una memoria non richiesta. Un file nascosto che non sapevi di aver salvato.

Io di anni ne ho 34 (in realtà 35 a breve, ma sono una romantica scaramantica). Troppi per sentirmi piccola, pochi per sentirmi matura, ma precari abbastanza per essere anche solo nel mezzo del cammin di nostra vita.

Perché io, la retta via, l’ho smarrita tante volte. Ho brancolato in selve oscure e poi sono uscita a riveder le stelle. Il segreto del mio sulcesso al corso di  sopravvivenza della vita non è un fondotinta miracoloso e nemmeno legato al perché io valgo. Credo dipenda dal fatto che nei momenti peggiori ho imparato ad acquattarmi e a stare ferma per vedere cosa succedeva fuori dalla cuccia. A volte mi sembra di aver vissuto 3 vite e mi consolo guardando la mia gatta che si dà un gran da fare a spiegarmi che per arrivare a 7 il segreto è una coperta calda, la ciotola con le crocchette sempre piena e qualcuno che ti faccia le coccole senza aspettarsi niente e rischiando pure di essere graffiato se sei in un momento di odio cosmico.

Però sono meno irruenta rispetto al passato. Adesso mi concedo lunghi e tortuosi ragionamenti per analizzare la situazione in termini di benefici e opportunità, calcolare i rischi reali e dare un valore emotivo a quelli percepiti, considero gli stakeholder, valuto tempistica e costi. Poi faccio una bella pallina d tutto quanto e la lancio a Iole Topocane. Sono un’ottima stratega solo con chi mi paga. Mentre Iole sbrana la pallina del raziocinio io mi tappo il naso con le dita e mi tuffo a uovo nel lago oscuro del “So’NaSega” che mi ero promessa di evitare.

Ho imparato che le mie scelte ponderate sono state le meno autentiche, quelle filtrate, quelle dovute, quelle attese dagli altri e quelle necessitate. Che nella vita non si può calcolare tutto, perché rimane fuori l’emotività, il desiderio, lo slancio vitale, l’animus. Una mia cara amica, anni, fa mi disse: “Vero, devi ascoltare la pancia”.

L’ho fatto. Sto mangiando la terza fetta di pizza.

[Grazie a Sara Scat per l’illustrazione]

Illustrazione di Sara Scat https://www.facebook.com/illu.sara.scat

Illustrazione di Sara Scat https://www.facebook.com/illu.sara.scat

 

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  1. ‘Mentre Iole sbrana la pallina del raziocinio io mi tappo il naso con le dita e mi tuffo a uovo nel lago oscuro del “So’NaSega” che mi ero promessa di evitare.’

    Huhuhuhhuh muoio :D:DDD, sei la migliore!! 🙂

  2. Ricordo che da bambino vedevo l’anno duemila come un futuro lontanissimo e che sarei stato vecchio con i miei 31 anni……. figa…… però mi vedevo già padre, e così è stato…. 🙂
    Io la pancia non dovrei più ascoltarla, non perché ingrasso ma prché combino un sacco di guai….

  3. Daniela dice

    non c’ho capito ‘na mazza, ma scrivi delle perle di saggezza così belle che prima o poi qualche editore ci farà una collana

  4. Le scelte ponderate sono impossibili da fare, Troppi imprevisti e troppe incognite, racchiuse nelle parentesi tonde. In pratica la scelta ponderata è un evento impossibile della sommatoria.

    Comunque, quando ero bambina io, dove abitavo, c’erano solo tre macchine: La 600 dei Carabinieri; la 500 del dottore e la bianchina del segretario comunale.

  5. Bene, Brita potrebbe fare compagnia a mia sorella che una volta ha candidamente chiesto a mia mamma “ma tu c’eri durante la Seconda Guerra Mondiale?”.
    Mia mamma, nata negli anni 60, ha avuto un ragionevole tracollo.

    E per inciso, questo venerdì mia sorella (sempre lei!) non si ricordava se facevo 30 o 40 anni.
    Ne ho fatti 31.

    Ah, che belle certe mazzate!
    Baci

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