Nuda veritas
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Omosessualità e ghetti. Davvero ne abbiamo bisogno?

[Premessa: non ho la presunzione di giudicare le scelte di nessuno. Solo la voglia di riflettere a voce alta. E siccome andare al mercato, fermare gente a caso e chiedere non mi è sembrato opportuno, ho scritto questo post. Astenersi polemic* stitic*, e premestruat* cronic*.]

Le persone LGBTQI vivono in un Paese che discrimina e che non concede loro alcun tipo di tutela né di diritto. L’omofobia esiste e miete vittime. La paura di uscire allo scoperto c’è ed è tanta. So di persone sbattute fuori casa dopo il coming out con i genitori, donne picchiate dal marito davanti ai figli per aver “confessato” di essersi innamorate di una donna, ragazzini picchiati a sangue a scuola perché “sono delle brutte checche”.

E cercare dei luoghi protetti dove poter essere se stessi, al riparo dal giudizio degli altri, per alcuni diventa una necessità. Se il “nido” può essere comodo nella fasi iniziali, per conoscere l’ambiente, per prendere confidenza con se stessi senza timore, a lungo andare diventa una gabbia. Per me sarebbe la morte.

I luoghi LGBT mi fanno paura. Li vivo come un ghetto. Come se esistessero “bar per quelli coi capelli rossi” o “libreria per quelli sopra il metro e settandue”. Ne contemplo l’esistenza solo nella logica d’incontrare persone. Anche se io, le donne con cui ho avuto una relazione, le ho conosciute tutte in altri modi. Ancor meno, riesco a comprendere chi li frequenta in coppia.

Sento già il coro di chi mi risponderà: ma di fronte agli scenari che hai descritto sopra, prenderesti il tuo fidanzato per mano camminando per strada, baceresti la tua fidanzata sul binario prima della partenza?

La mia risposta è sì. Ed è sì non perché io sia esibizionista. Ma davvero non vedo la differenza di genere nello scambiarsi gesti affettuosi. Personalmente, le limonate selvagge in pubblico con le manuzze che si avviluppano sulle parti intime del partner, le trovo di cattivo gusto da sempre. Ieri sulla metro a Milano un ragazzo e una ragazza erano al limite del soft porn, per dire. Ma nessuno si è indignato o li ha aggrediti.

La mia risposta è sì. Perché se siamo noi i primi a nascondere l’amore temendo il giudizio altrui, ci condanniamo a una vita di stenti e privazioni.

Siamo davvero sicuri che ne valga la pena?

essere se stessi

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  1. Daniela dice

    A noi se va di darci un bacetto in pubblico ce lo diamo. Unica eccezione se ci sono o ci potrebbero essere in giro genitori o parenti. A volte ci penso e mi scende la tristezza perché le uniche persone che dovrebbero in qualche modo essere i nostri primi sostenitori sono proprio quelle da cui ci dobbiamo nascondere.
    Stiamo pensando a come maturare tempi migliori.

  2. No, non ne vale davvero la pena, e mi piacerebbe un giorno vedere quante più persone possibili fare così come te, e questo indipendentemente dall’essere omo o etero “Perché se siamo noi i primi a nascondere l’amore temendo il giudizio altrui, ci condanniamo a una vita di stenti e privazioni”.

  3. A me piace frequentare le associazioni, Anche Lgbt. Sono luoghi importanti per creare cultura e sentirsi parte di una comunità. E sono, semplicemente, la versione reale di un luogo virtuale come questo blog.

  4. Ciao Veronica,
    non sono d’accordo con te, o meglio, lo sono in parte.
    Sono d’accordo sulla necessità e il diritto di sbaciucchiarci in pubblico e di rivendicare tutto questo, con un occhio di riguardo agli atti osceni in luogo pubblico che sono sempre imbarazzanti e fastidiosi; non sono d’accordo sull’idea di “luogo lgbt” come ghetto.
    Cosa intendi poi?
    Per quanto riguarda i centri LGBT e qualsiasi forma di aggregazione-attivismo, credo siano una manna dal cielo e w i volontari, ma non penso tu ti riferisca a questi…
    Penso che tu parli di discoteche/pub/serate, giusto? Non pensi che possano essere utili, soprattutto per chi si sta scoprendo?
    Che se ci vuoi provare con qualcuno sai che non rischi di beccarti una scarica di botte (o se ti vuoi vestire glitter, o se dai sfogo a tutta la tua butchness e non vuoi sentire per l’ennesima volta che “saresti così carina//ma non sembri proprio lesbica!1!”)…
    Ma non è solo questo – che è importante – è proprio che, non so come dire, ma che c’è che non va nel sapere che sei con i tuoi, che si è tra simili e che non si è i soli? Questo non vuole in nessun modo dire che devi stare SOLO con i tuoi, ma almeno sai che esistono, che sono tanti, che sono uguali a te – e che quindi tu sei uguale a loro – e agli altri.

    Pensiero “laterale” vagamente gombloddisdah: non so perché, ma questa cosa che i posti LGBT siano un ghetto – così come il pride è definito tante volte tale – mi sa tanto di idea che piove da un’alterità eteronormata (e un po’ omofoba).

  5. Valentina dice

    Non è possibile, diventerebbe esso stesso un ghetto. Spaventano anche a me i luoghi chiusi, si sfoggia una finta emancipazione perchè non fanno altro che palesare la paura, che esita in un’inevitabile autocensura.
    Capisco viceversa chi rispetta i propri tempi in termini di acquisizione di consapevolezza, poichè solo una robusta maturità interiore può garantire quella padronanza di sè in pubblico. Purtroppo, in una società che inculca sciocchezze, ci si ritrova a dover fare uno sforzo in più in termini di accettazione di qualcosa che devia rispetto allo schema spiegatoci sin dalla nascita, ma che, se non fosse colto, ci precluderebbe per sempre una vita piena.

    ps. le effusioni particolarmente invasive in pubblico, qualunque siano i partecipanti, sono sempre di cattivo gusto 🙂

  6. Valentina dice

    ahahah hai ragione 🙂 Molto spesso dentro di sé la risposta c’è già, solo che non si ha il coraggio di buttarsi e dare forma alle emozioni. Però sì, pienamente d’accordo con te!

  7. Condivido il tuo pensiero e le tue conclusioni.

    Il giudizio altrui in tante e diverse occasioni, sembra essere l’unico o il più determinante metro di misura per quello che si fa, si dice..o si è. Una brutta gabbia in cui (ri)trovarsi e ne parlo in prima persona.
    Una condizione dettata dalla paura, dall’insicurezza o da un’insufficiente educazione? …ognuno ha la sua storia e il suo perché.
    Ma come scrivi tu, non si può vivere una vita di stenti e privazioni…perché è troppo importante, bello, “energetico” ed essenziale, quello a cui si rischia di rinunciare.
    Io la gabbia la sto aprendo…piano piano, ma la voglio aprire per me.

    Ti ringrazio per questo post.
    🙂

  8. Volevo essere polemica, ma non posso, sono d’accordo con te. Non posso farti nemmeno le obiezioni, perchè le hai chiarite nei commenti.
    Io frequento le persone e non frequento gli orientamenti sessuali o le idee politiche. Conosco una persona, che non frequenta i simili ma gli identici, Lo stesso orientamento sessuale, le stesse idee politiche, gusti alimentari, musicali e letterali. Ed elargisce sprezzanti giudizi su chi non è identico a lei. Il problema che cambia spesso idea un po come quel giornalista che prima scriveva su Lotta continua, poi sul giornale e libero e ora su l’unità. Non ce la fai a starle dietro. Ma sopratutto non beve e non fuma.. e io non posso frequentare queste persone.
    ( Oltre a te c’è un’altra rossa, di cui sono segretamente innamorata il soprano Patricia Petibon )

  9. Cris dice

    Sono d’accordo. Non servono ghetti, ma bisogna “lottare”, mostrando agli altri che l’amore non conosce differenze di genere. Mi hai fatto tornare in mente quando al liceo una prof entrò in classe sconvolta, e iniziò a parlar male di una ragazza del suo paese ” vergogna della sua famiglia” rea di aver osato baciare la propria ragazza sul treno. All’epoca non ero dichiarata, sto iniziando ora, al terzo anno di università, a lasciar andare le gabbie dentro cui mi ero rinchiusa, ma ciò non mi ha impedito di intavolare un dibattito. Alla fine ho praticamente messo la prof in un angolo invitandola a passeggiare per i corridoi del liceo a ricreazione, e andare a dire alle coppiette che si esplorano le tonsille sui termosifoni che sono una vergogna per la loro famiglia. A questo punto o ammetteva di essere omofoba, o cambiava linguaggio. Scelse la seconda opzione “non volevo dire vergogna. È che queste cose mi danno fastidio che siano fatte da etero o da gay”.
    Fu una piccola vittoria che mi diede speranza.

    PS : complimenti per il blog e per la bella famiglia che hai, e grazie di renderci partecipi della vostra quotidianità. 😀 penso di avervi intravisto al Roma pride, ma la mia timidezza mi ha impedito di fermarvi.

  10. Alice Felice dice

    ieri e’ salita da Forli’ la mia fidanzata,di solito un po’ per paura non ci teniamo neanche la mano, ieri ho detto BASTA!!! l’ho baciata, abbracciata e tenuta per mano tutto il giorno e mi sono sentita libera e felice, come la pubblicita’ degli assorbenti!! Adoro il tuo blog!!

  11. Ieri sera limonavo sulla scaletta della carrozza di Italo. Gesti fatti naturalmente, senza nessun pensiero davanti alla gente, atti che sessant’anni fa sarebbero risultati sconvenienti in pubblico. Ci sono volute lotte sociali, contestazioni giovanili e movimenti femministi per ribaltare una morale obsoleta cattolica. L’amore non andrebbe mai nascosto.

  12. Ascolta, ma ti posso stringere virtualmente la mano e darti un bacione sulla guancia?
    Io sono anni, anni e anni che dico (insieme a mia mamma che mi sostiene sempre) che ghettizzarsi, nascondersi, evitare di fare CO e vivere come struzzi LGBT non serve a niente se non a inasprire questo clima di LGBTQIfobia.
    Mia mamma mi ha sempre insegnato a non vergognarmi di ciò che sono, anche se c’è e ci sarà sempre gente cretina che si sentirà in dovere di trattarmi male per ciò che sono (che poi poco me ne sbatte, essendo anche invalida sono abituata a sentirmi presa per il sedere da imbecilli ma i problemi son loro).
    Non voglio il ghetto stile ebrei sotto Hitler, non voglio “il posticino apposta per “quelli come noi”.
    Io vivo come tutti gli altri, alla luce del sole.
    E sono convinta che se tutti “quelli come noi” facessero così, ci sarebbero molti meno problemi.
    Baci

  13. ericagazzoldi dice

    Sono perfettamente d’accordo con te, cara Veronica. E mi conforta il fatto che una donna lesbica dichiarata e blogger dica queste cose apertamente. Perché chi lo fa, di solito, è accusato di essere bigott*. Voglio vedere che scusa troverà con te chi LUCRA sull’esistenza di “luoghi LGBT” (perché i bar/biblioteche/circoli a tema sono ANCHE un business). Probabilmente, certi attivisti che so io ti risponderebbero che sei un’ingrata e una qualunquista. 😉 Io la penso esattamente come te: i circoli e i locali “a tema” sono occasioni per incontrare persone E BASTA. Rifiuto di trasformarli nella mia casa, o – peggio ancora – nella mia “chiesa”. Volendo, avrei già una religione. :p I “ghetti” non contrastano né l’omofobia, né la transfobia. Anzi, CI CAMPANO. Perché, per esistere, hanno bisogno che la discriminazione CONTINUI.

  14. è già stato detto tutto, per cui il mio commento è solo di profondo accordo con ciò che dici.
    Solo sui pride, forse, sono un po’meno d’accordo: anche nel mio blog sostengo che il problema di fondo è il fatto che ancora si veda la diversità (che a baciarsi in pubblico sia una coppia etero o omo, sempre coppia è). Il pride l’ho sempre visto come una sottolineatura della diversità, in particolare quelli vestiti con i lustrini, come li chiami tu. Può anche essere però che questa visione sia solo frutto di ciò che mostrano i media, io non ho mai partecipato, per cui ho forse una visione sbagliata.

  15. Tu scrivi “Perché se siamo noi i primi a nascondere l’amore temendo il giudizio altrui, ci condanniamo a una vita di stenti e privazioni.” e non potrei non essere d’accordo. Il problema è la paura, almeno per me. So che non è niente di che essere una donna ed amare le donne, nel senso che alla maggior parte delle persone probabilmente non frega molto del mio orientamento sessuale, ma a me non interessa della maggior parte delle persone, mi interessa della minoranza di loro, alla quale voglio bene… è la paura che ti frega, che mi frega, come l’umidità: ti si appiccica addosso e non sparisce.

  16. Che bello leggere che qualcuno la pensa come me!
    Ho conosciuto persone che sui social erano tutto un “…perché siamo TUTTI UGUALI”, “orgoglio gay”, ecc. e poi ogni dannata volta che dovevano uscire si barricavano in locali “esclusivi”, frequentando sempre la stessa gente. In sostanza, vivevano in un mondo tutto loro. Io sinceramente non condivido. Certo, se mi dovesse capitare di passare una serata in compagnia in uno di quei posti non è che dico di no a prescindere, ma non vorrei neanche che diventasse una routine, l’unica opzione possibile.

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