Mese: ottobre 2015

Solo cose belle (e scoprire di essere la mamma di Pollyanna)

Io e Brita abbiamo stabilito un’usanza per passare un po’ di tempo da sole. Il giovedì a pranzo – Nina non c’è, i grandi escono tardi – vado a prenderla a scuola e invece di tornare a casa, andiamo a mangiarci un pezzo di pizza. Se il meteo lo concede ce la sbafiamo sul fiume, sedute sui sassi. Altrimenti all’interno della pizzeria, in una piccola saletta che profuma di caldo e hai dei tavolini in legno che a Brita sembrano quelli dei nani. Per noi è un momento speciale. Mezz’ora di chiacchiere, risate e riflessioni. Spesso facciamo anche il gioco delle storie umane. Ci mettiamo in un punto strategico della sala che ci permette di avere l’ambiente sotto controllo e iniziamo ad osservare le persone che sono sedute. A volte commentiamo senza farci sentire: un modo buffo di ridere, un gesticolare curioso, un dettaglio dell’abbigliamento. E poi in macchina c’inventiamo delle storie usando quelle caratteristiche e quei personaggi. Lo so. Ognuno ha le sue fisse. Eh. Ieri, invece, la pizzeria era stranamente vuota. E c’era anche il …

La stanchezza addosso, come un vestito rotto

Eppure mi piace l’autunno. Da sempre. Da quando da piccola saltavo sulle foglie secche per farle scrocchiare o raccoglievo quelle più belle per regalarle alla mamma. Mi piace l’atmosfera rarefatta, silenziosa, sospesa, raccolta. Amo le giornate di buio e nebbia per starmene rintanata davanti al camino. M’inebria l’odore di terra bagnata e della natura che si prepara al riposo. E poi, vuoi mettere che belle abbuffate di polenta fumante, patate arrosto croccanti, profumato vin brulé e  dolci castagne? Eddaje. La primavera con tutti quei fiorellini e gli uccellini e i le ascelline che iniziano a pezzarsi mi crea la rinitina allergichina. Quest’anno arranco. Mi trascino. Sono priva di concentrazione e l’unico slancio vitale è quello che mi spinge a metter su l’ennesimo caffè. Che ovviamente non produce alcun risultato se non quello di aumentarmi la gastrite. Sono stanca. Un po’ di tutto. Dei polemici a priori, degli invidiosi cronici, di quelli che si sentono in diritto di sentirsi qualcuno, di quelli che ne sanno sempre più di te anche quando sei tu l’argomento, di quelli che …

Omosessualità e ghetti. Davvero ne abbiamo bisogno?

[Premessa: non ho la presunzione di giudicare le scelte di nessuno. Solo la voglia di riflettere a voce alta. E siccome andare al mercato, fermare gente a caso e chiedere non mi è sembrato opportuno, ho scritto questo post. Astenersi polemic* stitic*, e premestruat* cronic*.] Le persone LGBTQI vivono in un Paese che discrimina e che non concede loro alcun tipo di tutela né di diritto. L’omofobia esiste e miete vittime. La paura di uscire allo scoperto c’è ed è tanta. So di persone sbattute fuori casa dopo il coming out con i genitori, donne picchiate dal marito davanti ai figli per aver “confessato” di essersi innamorate di una donna, ragazzini picchiati a sangue a scuola perché “sono delle brutte checche”. E cercare dei luoghi protetti dove poter essere se stessi, al riparo dal giudizio degli altri, per alcuni diventa una necessità. Se il “nido” può essere comodo nella fasi iniziali, per conoscere l’ambiente, per prendere confidenza con se stessi senza timore, a lungo andare diventa una gabbia. Per me sarebbe la morte. I luoghi LGBT …

Margherita ha la sua mamma e tutti fan la nanna. Forse.

Creare confusione nel prossimo gestendo due figlie che si chiamano Margherita. Lo stiamo facendo bene. Preambolo Brita quest’anno ha idee piuttosto confuse sullo sport che vuole praticare. Le piace la danza, ma non si trovava bene alla vecchia scuola. Allora ne abbiamo provata un’altra dalla quale siamo scappate. La Maestra che la gestisce, una mummia dagli occhi a biglia che probabilmente ha addestrato pure Carla Fracci, ci ha illustrato i suoi metodi educativi: i principi pedagogici a cui s’ispirava erano una sintesi ibrida e perfetta di  Mein kampf e de Il Libretto Rosso. Quando ho letto il regolamento interno mi è venuta voglia di abbracciare mia figlia e portarla via buttandomela in spalla a mo’ di sacco, arraffando con la mano libera tutte le bambine che erano nello spogliatoio, per poi portarle a casa e organizzare un torneo di lotta nel fango e una merenda ricca di carboidrati complessi e cose unte. Brita non si è arresa al richiamo del divano e ha deciso di provare pallavolo. A me pareva motivata quanto potrei esserlo io a tenere …

Il peso delle opinioni superficiali: dall’omogenitorialità alle vaccinazioni.

Mia madre me lo diceva allo sfinimento: prima di esprimere un’opinione pensaci bene. E quando c’hai pensato, ripensaci da capo, perché se devi dire ‘na stronzata, fai più bella figura a tacere. Eh, sì. Mia madre non è mai stata la regina delle perifrasi. Chissà da chi ho preso se, da quando ho imparato a parlare – molto presto per giunta –  mi accusano di essere diretta come una freccetta al curaro. A volte esagero pure, ne sono consapevole. Ma la vita è troppo breve per augurarti un lungo soggiorno altrove, quando un “vaffanculo” può risolvere la questione più rapidamente. Non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Il fatto che tutti vomitino palle di pelo solo perché hanno la bocca,  o le scrivano sui social perché maneggiano uno smartphone, è il lato triste di una libertà abusata. È giusto lasciare che tutti s’esprimano, ma bisognerebbe prima laurearsi in Buon Senso, una materia ignota a molti e che pochi riescono a trasmettere. Che sto a dì’? Passiamo agli esempi. Non ho niente contro gli omosessuali, ma i figli …

“Ma le lesbiche come fanno?” Le domande del mio meccanico curioso

Ho sempre avuto macchine inguardabili e inguidabili, tipo quelle dei Flintstones. Per dire, la mia prima macchina fu una Regata costruita poco dopo l’invenzione del motore a scoppio, poi una Peugeot 205 che perdeva la marmitta ad ogni buca e ora una Polo del ’98 sopravvissuta a un’alluvione. Il mio meccanico è da sempre la persona che vedo più spesso, nella rubrica è tra i contatti preferiti e se non mi sente per più di una settimana mi scrive per sapere se per caso non sono morta in un incidente dovuto a un’avaria del motore. Si chiama Gabriele. Non è esattamente quello che potremmo definire un uomo brillante e arguto. Ma che io fossi lesbica, l’aveva capito prima di me. All’epoca della mia prima storia con una donna era molto curioso, provava a fare battute allusive che io schivavo con la stessa prontezza che avrei usato per scansare una buccia di banana o una cacca di cane. Ma non si è mai arreso e dopo il mio coming out ha iniziato a chiedere, dosando curiosità e …

Anoressia e bulimia: un mostro a due teste che ti divora da dentro

Sedici anni e un corpo che non è come vorresti. Le tue compagne sono tutte più magre, più slanciate, possono permettersi vestiti aderenti. Tu no. Tu ti guardi allo specchio e vedi un mostro. Una pancia che non rientra a patto che tu non trattenga il fiato, fianchi troppo larghi, cosce che si toccano all’interno. E il mondo è un contorno sbiadito. Le risate diventano un rumore lontano. Inizi a mangiare sempre meno, t’informi sulle calorie di tutto ciò che è commestibile, le conti, comprese quelle dei tic tac che tieni in borsa per coprire l’alitosi provocata dai digiuni e dal vomito indotto. Inizia una cieca corsa a ridurre le calorie. Sali e scendi dalla bilancia più volte al giorno e la tazza del water diventa il tuo amico più fidato. Silente e pronto a raccogliere brandelli di te. Insieme ai resti di cibo e ai succhi gastrici che t’infiammano la gola se ne vanno interessi, amicizie, speranze e affetti. Il cerchio si stringe. L’ossessione per il peso diventa l’unico pensiero. Niente esiste più. Solo …

Voglio una vita a prova di Memory

Dormire per me è sempre stato un problema. Non dormo volentieri nei letti che non siano il mio. Passo ore a rigirarmi se il materasso non è comodo. Forse perché, come la principessa delle favole, ho un problema col pisello. Ma questa necessità di comfort la porto con me anche nel resto della vita. Scanso le persone spigolose, quelle che ti si conficcano nei fianchi e t’inducono all’eterno non – riposo e non sopporto nemmeno quelle troppo inglobanti che ti avvolgono in una spirale che sembra un abbraccio e invece ti soffocano impedendoti di muoverti. Proprio ieri sera a cena, si commentava questa mia brutta malattia da figa di legno in contrapposizione a Nina che dormirebbe anche appoggiata al guard rail della Salerno – Reggio Calabria. Si addormenta anche mentre le parli. Il segreto è non svegliarla. Una volta ci ho provato e ho rischiato di non vedere l’alba. Ita è uguale a sua madre, e i miei figli invece sono come me, e abbiamo dato il via a una giocosa discussione tipo faida alla “Aò, …

La leggerezza di essere se stessi. Anche in banca.

Lo so cosa state pensando. Che a sentirsi leggeri in banca sono bravi tutti. Con i tassi d’interesse sul conto corrente, sarebbe strano il contrario. Però no, io non sto parlando del portafoglio vuoto e del porcellino salvadanaio che viene sventrato ripetutamente, ma della libertà di dichiarare chi si è, senza imbarazzanti perifrasi e rossori. E a questa cosa qui ci penso spesso, non al conto corrente, ma al fatto di non aver paura di dichiarare che sono lesbica quando capita nelle discussioni, all’aver imparato a non dar peso ai visi che si crepano di malcelato stupore o che a stento reprimono smorfie di disappunto. Non mi sento eroica, semplicemente rispondo al mio bisogno di autenticità e sì, pure a un forte senso etico che mi obbliga a metterci la faccia, nella speranza che alla mia se ne aggiungano sempre altre e altre ancora e che siano facce sorridenti e fiere di mostrarsi per quel che sono: facce che amano altre facce. E non sono un’illusa, sono consapevole che chi ho davanti potrebbe essere contrariato. Pace, …

Il coming out del monsignore – un bello scossone al mondo cattolico

Ammetto di aver riletto l’articolo più volte. Davvero non mi capacito di tanto coraggio e di tanta coerenza. In un momento storico in cui “metterci la faccia” diventa una necessità etica che in pochi sono disposti a soddisfare, non mi aspettavo una presa di posizione così forte da un religioso con un ruolo attivo in Vaticano. Sono parole di amore e di speranza, quelle che rivolge al mondo e alla sua Chiesa Monsignor Krzysztof Charamsa, ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2003, segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale vaticana e insegnante di teologia alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum a Roma. Prende una posizione forte e determinata nel suo coming out in un contesto così fortemente chiuso e fobico come quello dell’odierna chiesa cattolica: “L’Amore è amore. L’omosessualità non è contro natura, lo è invece giudicarla e condannarla. Il sodomita biblico non ha alcun legame con la persona omosessuale che vive l’amore esattamente come tutti. La Chiesa è rimasta indietro e sta facendo danni reali alle persone e alimentando false credenze e odio.” …