Nuda veritas
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Sport e omofobia – quando essere donna e omosessuale è un limite

Sono con Nina al bar – un bar vicino casa che fa delle buonissime brioschine francesi e un cappuccino da paura – e mentre giro con sommo gaudio la schiumetta, mi accorgo che lei diventa rossa livida.

Controllo che non stia soffocando e capisco, mentre sfoglia la gazzetta dello sport, che è incazzata come un furetto. Ogni tanto lo fa – sia di sfogliare la gazzetta che d’incazzarsi – ma stavolta è proprio furente. Non capisco il perché e penso che lo scazzo sia dovuto al fatto che magari gli omofobi hanno di nuovo comprato una pagina pubblicitaria per diffondere i loro falsi comunicati. Invece no. Anche se l’omofobia c’entra anche in questo caso.

Ho capito tutto quando mi sono trovata sotto il naso l’articolo che vedete in foto. lì per lì ho pensato che qualche simpaticone avesse sostituito il quotidiano con una copia del 1343.

omofobia e sport

Ricapitoliamo. A differenza degli uomini, le donne possono anche vincere la super mega olimpiade dell’universo tutto, ma una legge vieta loro di diventare professioniste,  e come se non bastasse ora sono venute anche fuori clausole allucinanti grondanti sessismo e omofobia.

C’è Lavinia Santucci, dieci anni in seria A di basket, il cui contratto poteva essere interrotto per motivi gravissimi. La prima è finire in carcere. E ci sta. Mi pare corretto. La seconda è la gravidanza. Che?! Eh?! Mettere al mondo un bambino è reato?!

Ma andiamo avanti. (Nel frattempo il cappuccino è freddo).

L’articolo riporta anche il racconto di Manu Benelli, pallavolista con 11 scudetti in bacheca. Una a cui Mimì faceva l’orlo alle tende di cucina, per dire. Nel suo contratto – di Manu non di Mimì – c’era scritto che “sarebbe stata allontanata se avesse infastidito una delle ragazze” di cui era allenatrice. Eccerto, infatti c’è pieno di lesbiche marpione che ci provano con le allieve, ‘ste zozzone! Sempre a pensare alla Clotilde! Perché si sa, gli stupri e le molestie provengono sempre da queste lesbicacce pervertite, mica da maschietti che hanno un problema con la chiusura dei pantaloni. Sempre più allibita proseguo la lettura.

E l’articolo continua tra discriminazioni per disabilità fisiche ad umiliazioni di vario genere per arrivare alla questione del professionismo negato per le donne.

Ovviamente il professionismo delle atlete c’è in tutti i Paesi avanzati e civili.

Ovviamente non è il caso dell’Italia, dove non ci sono diritti, ma solo privilegi di alcuni. E gli altri che si ciuccino il calzino (in questo caso pure sudaticcio).

Io, che m’interesso di sport con lo stesso zelo con cui mi occupo di fisica quantistica applicata ai bignè, mi sono incazzata, indignata e mortificata.

E nemmeno mi sono gustata il cappuccino.

 

34 Commenti

  1. No va beh, il tuo post e l’articolo già si commentano da soli. E speriamo che finalmente anche le atlete riescano a far fronte comune e a ribellarsi a questo sessismo e discriminazioni imperanti. Alla faccia dei valori dello sport!

  2. Mi dispiace per la tua colazione e soprattutto mi dispiace per ciò che quotidianamente continuiamo a leggere sui giornali o sentire in tv. Ti ho adottato su #adotta1blogger, così diamo risonanza! Buona giornata!

  3. In Italia, non so nel resto del mondo. Dicevo lo sport in Italia è molto maschilista. Lo è sempre stato, oggi forse molto di più, domani pure! L’omofobia come il sessismo è l’essenza del maschilismo. Lo sport è percepito e propagandato come una cosa che riguarda solo gli uomini, ne parlano solo gli uomini, ne discutono solo gli uomini, anche se la gran parte di essi non ci capisce nulla.
    -Ne capisci di calcio per essere una donna.-
    – Le donne oggi sono davvero emancipate, capiscono il fuorigioco e sanno parcheggiare la macchina.-
    -Una donna che legge la gazzetta dello sport, come minimo è lesbica, due non se ne parla nemmeno.- (avete confermato uno stereotipo.)
    Io frequento una pasticceria tentatrice, dove fanno dei cornetti pieni di crema, che puntualmente finisce sulla camicetta mentre leggo la gazzetta dello sport. Quotidiano che spesso è occupato. Ho iniziato dire a loro che: la gazzetta dello sport, fa parte della strategia della teoria “gender”. è rosa, non è azzurra, mi diventate tutti gay. Non so se hanno capito, perchè oltre che ad essere maschilisti, non apprezzano l’ironia.

  4. come no, infatti e’ pieno di articoli di giornale in cui sono le allenatrici lesbiche a molestare le giocatrici…mica gli allenatori etero spesso sposati con prole eh!

    A volte penso di essere finita alla Fiera delle Caz…te e di non essermene neanche accorta

  5. Daniela dice

    Mi è stato affidato un corso di danza, poche ragazze, giovanissime e bellissime. Ammetto di aver avuto, per un attimo, il timore di sentirmi fare, una volta scoperto il mio orientamento, lo stesso discorso omofobo e discriminatorio. Che ne sai la gente come la pensa e che idee si fa. Per questo ho parlato subito apertamente di me. Devo ammettere che nonostante io fossi in un certo senso preparata alla possibilità che si verificasse la stessa cosa è stato un sollievo non vivere la stessa esperienza.

  6. Oddio, mettere al mondo certi bambini (che poi diventano certi adulti) col senno di poi potrebbe essere considerato reato…

  7. ericagazzoldi dice

    Vedete che ho ragione io? Lo sport fa male. 😉 Tantopiù che, essendo io bisex, sarei una potenziale molestatrice a 360 gradi…. 😛 Comunque, scherzi a parte: ora, vorrei proprio sapere se la clausola del “non dare fastidio” sia espressa anche nei contratti con allenatori/allenatrici etero che lavorano con atleti di sesso opposto…

  8. Patrizia dice

    Sto ancora rimuginando…con amarezza. E’ ancora lunga la strada per arrivare alla parità. Abbiamo da smontare una “cultura” millenaria, non solo quella occidentale, eh no! Troppo “facile”, sennò, che da sempre vuole la donna inferiore, mina vagante da controllare ed ingabbiare…

    WE SHALL OVERCOME!

  9. Sempre fatto sport e ho pure allenato, ma forse a livelli così bassi che il problema del professionismo non mi si è mai posto. Che tristezza, però!
    PS – guarda caso non mi è mai capitata una clausola contrattuale che, in quanto allenatrice etero, mi vietasse di molestare i ragazzini…

  10. Non so, noi donne non veniamo mai degnamente considerate, è un mondo del… ciufolo (evito francesismi).
    E mi viene in mente, parlando di mondo LGBT, il ragazzo di Monza gay buttato fuori dalla classe “così lo proteggiamo dal bullismo”. Accidenti, quando le prendevo io a scuola mi proteggevano facendo finta di niente, ora si manda direttamente l’alunno fuori dalla classe.
    E poi litigo in rete con una deficiente (peraltro lesbica, ma perchè?!) che mi viene a dire che io non capisco un bel ciufolo in quanto l’Italia è un paese assolutamente civile e gay friendly.
    Magari un’Italia parallela.
    Baci

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