Mese: settembre 2015

Sport e omofobia – quando essere donna e omosessuale è un limite

Sono con Nina al bar – un bar vicino casa che fa delle buonissime brioschine francesi e un cappuccino da paura – e mentre giro con sommo gaudio la schiumetta, mi accorgo che lei diventa rossa livida. Controllo che non stia soffocando e capisco, mentre sfoglia la gazzetta dello sport, che è incazzata come un furetto. Ogni tanto lo fa – sia di sfogliare la gazzetta che d’incazzarsi – ma stavolta è proprio furente. Non capisco il perché e penso che lo scazzo sia dovuto al fatto che magari gli omofobi hanno di nuovo comprato una pagina pubblicitaria per diffondere i loro falsi comunicati. Invece no. Anche se l’omofobia c’entra anche in questo caso. Ho capito tutto quando mi sono trovata sotto il naso l’articolo che vedete in foto. lì per lì ho pensato che qualche simpaticone avesse sostituito il quotidiano con una copia del 1343. Ricapitoliamo. A differenza degli uomini, le donne possono anche vincere la super mega olimpiade dell’universo tutto, ma una legge vieta loro di diventare professioniste,  e come se non bastasse ora sono venute anche fuori …

Tre tempi – tre storie per raccontare la maternità lesbica

Sono molto emozionata. A milano il 2 ottobre verrà presentato un documentario per raccontare (anche) la nostra storia e il nostro modo di sentirci mamme. A questo link, trovate il trailer e il post che vi spiega per benino quello che andrete a vedere. Perché essere omosessuali e genitori per noi è una realtà, per altri ancora un ossimoro (se volete farvi venire un eccesso di bile, v’invito alla lettura dei commenti che trovate sotto l’articolo).

Il sonno della ragione genera mostri (e la risposta è 42)

Di solito sono un tipo pacifico. Non perché io sia buona (che tra l’altro è un aggettivo che trovo patetico e falso), semplicemente perché sono pigra. Di quella pigrizia che spesso e volentieri mi tiene a debita distanza dai flame sui social e dalle discussioni sterili. Quest’atteggiamento più di una volta ha giocato a mio sfavore perché gli stupidi, se non li contraddici, si convincono di aver la verità in tasca e di poterla lanciare come coriandoli a un funerale. Quindi, con i miei dosaggi, ho deciso di aprire bocca qualche volta in più. Tanto per citare l’ultima: la polemica sulla dichiarazione di Miss Italia. Il caso in sé, non mi smuove nessun muscolo: la tipa era lì a partecipare un concorso di bellezza, per cui, per me, avrebbe potuto anche dire che gli unicorni le brucano l’insalata nel frigo. È la reazione finto buonista di chi si è sentito in dovere di giustificarla con la frase “Che vuoi che sia? Ha solo 18 anni.” Non entrerò nella retorica del fatto ci sono state donne …

A voi lascio il giudizio. Io faccio le bolle.

Roma in un pomeriggio di settembre. Lui alto, moro, abbronzato, occhio scuro e penetrante. Lei rossa, un sorriso addosso e il passo svelto di chi vive con la testa nel cuore. Camminano abbracciati, spesso si fermano per baciarsi sulla guancia. Parlano con la voce dolce dei ricordi e delle speranze, ma quando cala il silenzio continuano il dialogo con gli occhi, con le mani, con il contatto a pelle. Ridono, giocano e improvvisano un passo di danza. La gente si gira per strada, c’è chi sorride ma la maggioranza guarda stupita e procede. Al bar uno scorbutico si gira per dire ai due di farla finita di scambiarsi effusioni in pubblico. Quei due ignobili esseri eravamo io e il mio meraviglioso amico Amleto. Lesbica io. Gay lui. L’erotismo di quelle effusioni era pari a quello che serpeggia in fila alla posta. Ma l’amore no, quello scorreva impetuoso.  Abbiamo passato un meraviglioso fine settimana a coccolarci reciprocamente le ferite, fantasticare sul futuro, progettare lavori insieme e a scambiarci l’anima. Le persone non sono davvero più abituate ad esprimere …

La Sindrome da Tatami: fare dell’accanimento una virtù (anche contro la teoria del gender)

Forse questa cosa delle Sindromi mi sta decisamente sfuggendo di mano. Ma tant’è. Quella di oggi (e poi smetto, promesso) è nota come Sindrome da Tatami. Avete presente quell’attitudine stoica per la quale si è portati ad accanirsi contro la sorte avversa, sfidandola? Ecco, è quella roba lì. Per chi non si è mai dedicato alle arti marziali, è doveroso spiegare che il tatami è la tipica pavimentazione giapponese che si trova nel dojo, il luogo in cui si praticano, appunto, queste nobili discipline. Quella roba che voi, miseri umani, chiamate palestra. Chi è stato forgiato da queste pratiche ha acquisito una piena consapevolezza del proprio corpo e del proprio spirito, nutrendo la propria anima di giustizia, compassione, rispetto per l’avversario e coraggio. Io completavo il tutto con grosse fette di pizza, preferendola al tè. Del resto, nessuno è perfetto. Di questi insegnamenti, però, mi è rimasta la grinta, la forza di non mollare mai e di rialzarmi sempre, con le ossa rotte ma lo sguardo fiero di chi non si arrende. Insieme ad un’insana propensione al masochismo …

Seconda Edizione del Premio DoppiaEmme (meglio noto come Premio Mamma Merda)

E con l’apertura del nuovo anno scolastico non poteva che tornare la seconda edizione del Premio DoppiaEmme (versione edulcorata del titolo originale Premio Mamma Merda). Cos’è il Premio DoppiaEmme e a chi si rivolge Il premio nasce per gratificare tutte quelle mamme (ma possono concorrere anche i padri, i genitori 1, i genitori 2, la nonna, la zia e la vicina di casa purché siano le persone che si occupano dei bambini- il Gender ama tutti) che, durante l’anno scolastico si sono distinte per aver compiuto un’azione riprovevole dettata dalla sbadataggine, dal rincoglionimento, dalle varie ed eventuali emerse nell’ultima riunione di condominio. Cronache dalle precedente edizione Terza classificata Io. L’anno scorso ero a Milano per lavoro nel giorno del compleanno di Brita e così, per non mortificarla, ho bluffato sulla data e le ho fatto credere che il 20 non era mercoledì, ma giovedì. Ho ingannato la buona fede e la non conoscenza del calendario di mia figlia di 6 anni per non passare da mamma cattiva che è in trasferta il giorno del compleanno della …

La sindrome del violinista del Titanic: procrastinare in modo paraculo senza dare nell’occhio

Conoscete Wallace Henry Hartley? Questo povero disgraziato è passato alla storia perché era il direttore dell’orchestra del Titanic. Quello che suonò fino alla fine per rincuorare i passeggeri e morì annegato, con gli altri otto musicisti. Quello che, mentre Di Caprio faceva il figo per lasciare la zattera alla Winslet solo perché lei gliel’aveva data una volta, ci dava dentro con l’archetto. Ecco, io mi sento molto come lui. No, non per la mia abilità con gli strumenti, al massimo ho suonato delle robe strazianti col flauto dolce, alla medie. Quelle nenie tristi che spaziavano dalle canzoncine di Natale alla sigla dello spot della Barilla, tra genitori imbarazzati e parenti che a stento trattenevano il disagio. Il disagio vero, quello che cerchi di soffocare col panettone. A Wallace è correlata questa sindrome, detta in suo onore e memoria: Sindrome Del Violinista Del Titanic Che Suonava Fino Alla Fine Mentre Il Suddetto Titanic Affondava E Di Caprio Si Faceva La Winslet Che È Un Gran Pezzo Di Gnocca. Per comodità, la chiameremo SDVDT. Chi, come me, soffre …

Anatemi di settembre, ovvero, il piano di rientro alla routine

Come accennavo nel post precedente, gli effetti benefici e zen del bel viaggio sono stati vanificati da un rientro a dir poco turbolento. (Scrivere un rientro demmerda, mi pareva brutto, insomma). Quindi, dicevo. Rientriamo domenica sera e ad accoglierci: bambini felici – di cui una con otite e febbre alta –  impegni di lavoro, raccomandate da ritirare, bucati, progetti da organizzare, spesa e quelle robe lì. Mica vi racconto nulla di nuovo, no?! Allora, ieri, proprio mentre ero in call, rispondevo a 3 mail, mandavo un whatsapp ad Ariele affinché abbassasse la musica in camera, e sorridevo a Brita febbricitante che accarezzava Iole febbricitante, ho avuto una folgorazione. Quei lampi che ti attraversano la mente con delle ovvietà degne di Barbara D’Urso, ma che i tuoi neuroni applaudono con la stessa foga dei telespettatori di Pomeriggio Cinque. Mi sono ricordata della lista buoni propositi che ogni anno stilo a fine agosto e che MAI rispetto, un po’ per pigrizia e un po’ perché ne sono convinta come quando a 8 anni scrivevo la lettera a Babbo Natale sapendo …

Alla fine del viaggio

Alla fine il viaggio è terminato. E ho seguito i preziosi i consigli di chi mi ha suggerito di staccare completamente dal pc, dal blog e dalle varie coperte di Linus. Avevate ragione. Ne avevo bisogno. È stato un viaggio lento, dal Salento alla Basilicata con una breve tappa a Napoli. Mi sono riempita gli occhi di sole, persone di cuore e di terre indomite. Ho lasciato che il sale asciugasse ferite vecchie e nuove. Ho scritto molto, ma su carta. Ho ascoltato in silenzio e con gli occhi. Per tutto c’è un tempo e quello del viaggio era rivolto all’interno, dal lasciare che voci, suoni, immagini e profumi mi pervadessero pelle e anima. È stato un anno tosto che mi ha messo alla prova da diversi punti di vista. C’era davvero necessità di riavviare il programma e reinstallare tutto. Ho abbracciato amici vecchi e ne ho trovati di nuovi, ho assaggiato prelibatezze, bevuto del buon vino, riso e pianto quanto basta a ricordami che sono fatta di carne e sangue. Tutto molto bello. Tutto molto …