Nuda veritas
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La maternità è sopravvalutata. Parola di mamma.

Adesso basta. Ve lo buco questo elogio sperticato della maternità. E ve lo buco proprio perché sono una mamma.

Sono una mamma. Ma anche un’incredibile polemica, una curiosa appassionata, una lettrice instancabile, una collezionista di sogni, una caffeinomane, una cinica necessitata, una piangiona improvvisa, una cuoca versatile, un’amante delle passeggiate sul fiume.

Sì, potrei annoiarvi ore ed ore spiegandovi che io non sono solo una mamma. La mia vita è piena di molte altre sfumature e modi di essere. Mi ha sempre dato fastidio essere identificata solo come “la mamma di X”. Come se il parto ti rendesse un corpo unico con l’essere che hai messo al mondo. Mi fanno paura le simbiosi e detesto le fusioni. Solo nella somma dell’individualità si apprezza la complessità dell’essere. Non è l’appiattimento, la chiave della felicità. E se questo vale in ogni relazione, vale ancor di più in quella genitoriale.

E poi c’è quest’idea serpeggiante che solo la maternità possa completare una donna. Conosco schiere di mamme infelici che combattono quotidianamente col senso di colpa, divise tra l’amore che dovrebbero sentire per i propri figli e la sensazione che ne avrebbero fatto a meno. Sono donne che, più o meno consapevolmente, si sono adattate al modello prevalente che vuole la donna realizzata solo nella maternità. E lo vedi che stridono dentro e sono insoddisfatte. Magari sarebbero state valide astronauti o brillanti chef, invece le vedi incazzate a spingere passeggini.

Non tutte le donne bramano sacrificare buona parte del proprio tempo alla crescita e all’accudimento di un figlio, non tutte le donne sognano un focolare e la subordinazione a un altro essere vivente. Perché è inutile girarci intorno: la vita dopo un figlio non è la stessa di prima. Meglio? Peggio? Dipende. Dipende se un figlio è davvero un desiderio personale o la necessità di rientrare in un ruolo socialmente apprezzato.

Ho amiche che amano i bambini, ma mai si sognerebbero di metterne uno al mondo e preferiscono coccolare i propri nipoti e poi salutarli per andare al mare, al lavoro, a leggere un libro sull’amaca. E non sono dei mostri e – per fortuna – nemmeno ci si sentono, nonostante le pressioni di parenti, amici, conoscenti e la schiera delle mamme perfette.

Hanno scelto di far prevalere altri aspetti di loro, altre passioni, altre aspirazioni.

Io ho due figli. Il primo avuto in giovane età. Essendo madre da un terzo della mia esistenza non riesco ad immaginare la mia vita senza di loro, ma non mi sarei sentita pazza a compiere scelte diverse proprio perché sono consapevole dei sacrifici e delle rinunce. Tornassi indietro rifarei tutto, ma non venitemi a parlare di istinto materno che aleggia in ogni donna.

Ci sono donne che sono pessime madri e rovinano i propri figli facendoli sentire inadeguati, sbagliati, costringendoli a mendicare un amore che non arriverà mai. Che tutte ne siano geneticamente dotate è una stronzata. Così come che tutte le donne amino lo shopping. Se mi portate in un centro commerciale di sabato pomeriggio per me equivale a una tortura psico fisica.

C’è chi trova il massimo della realizzazione nell’essere madre, chi nel fare il geologo su Marte, chi entrambe. Ci sarebbe meno frustrazione se riuscissimo a non volerci per forza infilare in degli abiti che vanno di moda, ma che ci fanno sentire a disagio.

maternità sopravvalutata

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  1. R.Hahn dice

    Decisamente sei molto controcorrente! Sapessi come la società ancora oggi ti rende pesante e difficile non essere madre, quando hai passato i 40. Prima ti concedono il beneficio del dubbio: magari prima o poi lo farà. Quando è chiaro che non lo farà, l’ostilità o la diffidenza si palesa in mille modi diversi e in tutti i contesti. Io non ho mai sentito attrazione verso la maternità – esattamente come non ho mai sentito attrazione verso gli uomini! – ma questo non mi impedisce di amare i bambini, e di avere anche molta empatia con loro. Ma ti assicuro che non è facile farlo accettare.

  2. e con questo ti sei appena innalzata al mio Pantheon personale di divinità. Perchè le supermamme ci hanno un po’ stramazzato la pazienza. Standing ovation.

  3. sottoscrivo assolutamente tutto di quello che hai scritto!…come spesso mi capita leggendo i tuoi post anche se non li commento sempre…
    Avendo compiuto 64 anni puoi immaginare quanto le pressioni sociali e psicologiche abbiano cercato di indirizzare le mie scelte di vita in direzione opposta a quella che stavo seguendo; se negli ultimi anni la morsa si è un po’ allentata, non si può dire che i magnifici anni sessanta e settantanta, nonostante il sessantotto, fossero così aperti a certe istanze… Al padre di una mia amica che diceva “una donna che non fa figli è come un ramo che non dà fiori”, ho risposto che avevo scelto di fare il giardiniere che si prendeva cura dei fiori degli altri… Ho insegnato per trentasette anni e mezzo nelle scuole superiori e so di essere stata un adulto di riferimento anche se totalmente priva di atteggiamenti materni nei confronti dei miei allievi e per fortuna mio padre ha vissuto abbastanza a lungo per verificare quanto i suoi timori della serie “ad un certo punto ti mancherà”, fossero infondati ed è stato molto felice di vedermi arrivare alla terza età soddisfatta e realizzata senza figli. 🙂

  4. Io ti adoro #sappilo nel modo in cui si adorano coloro che coniano le frasi, i passaggi, i libri, le poesie perfette, quelle che senti tue e pensi “ecco, sì, ha centrato il punto”
    perché sto per linkare questo tuo pezzo a due care-amiche-praticamente-sorelle per ribadire loro come e perché adoro i loro figli (cosa che sanno), ma che no, non darò loro una cuginetta/o. I perché li sanno già, li capiscono già, almeno razionalmente, ma a volte ricompare comunque quella frase, sai quale no? quella che dice: “beh, non lo sai, può capitarti di cambiare idea”… certo che può capitare, sono una ferma sostenitrice del non accanirsi con le idee già manifestate solo per puntiglio, ma allo stato attuale vorrei che si partisse dal presupposto che ORA la mia idea è questa…. e il motivo per cui ti adoro, è perché lo hai messo in parole candide e precise e scandite come non si riesce a fare quando si è nel bel mezzo di un discorso, a voce, un po’ per pigrizia, un po’ perché da sempre abbiamo respirato la cultura dominante secondo la quale, se non è mamma, una donna non è realizzata davvero e se non vuole figli deve anche farsi venire il senso di colpa al riguardo…. senso di colpa che io non ho e quindi giù a chiedermi se sono strana per il fatto di non avere il “senso di colpa” (oltre all'”istinto riproduttivo”)……
    ok, basta strapipponi, il commento in realtà doveva fungere per ringraziarti e quindi, davvero, grazie di cuore

  5. Luciana Amendola dice

    Io ci ho provato due volte. Egoisticamente ( ed in preda agli ormoni ), perchè, non nascondiamoci dietro alle dita, il desiderio di diventare genitori è, all’inizio, puro egoismo. Poi, d’accordo, ci si annulla all’istante, appena si vede comparire la strisciolina blu del test, ma all’inizio è puro egoismo. Io ci ho provato due volte, dicevo, e per due volte è andata male. Sono passati quasi vent’anni e ancora non l’ho metabolizzato. Lo so che la mia era solo “voglia di pancia”, ma non sono riuscita a superare il lutto. Ciononostante mi sono rifiutata di ricorrere alla fecondazione assistita. Credo nella selezione naturale, se un individuo non piò riprodursi un motivo ci sarà… Ecco. Sono stata tacciata di egoismo, oltre al dolore ho dovuto subire anche le critiche, più o meno aspre, di amici e parenti. Perchè una donna si completa solo con la maternità….. Ma per favore !
    Un abbraccio, ti seguo sempre con interesse e condivido praticamente tutto quello che scrivi

  6. Silvia dice

    Nel mondo c’è anche altro. Che tutti se ne facciano una ragione. Non mi interessano pannolini, pappe, giochini, cartoni e finanche la gioia immensa di vederli crescere. Sì, non me ne frega una bella mazza: mi piace fare ciò che posso e voglio e di sorrisi e sguardi che comunicano il loro incondizionato affetto non ne sento la mancanza. Tant’è. Comunque sono felice per chi figlia, ci mancherebbe. E dell’approvazione sociale ci faccio un bel bouquet. Ciao.

  7. lenny dice

    Io amo i bambini. Sono un educatrice, con anni di animazione alle spalle. Ho una nipote che amo da morire, e tanti nipoti acquisiti.. Ma amo fare la zia, punto! So che sarei una pessima madre..ed e’ una consapevolezza che mi rende serena e non certo incompleta. Sai che mi urta? Le mie più care amiche hanno solo prole minuscola.alla puzza del mio ultimo compleanno si e’ solo parlato di pappa,denti e pediatri.. Non voglio essere cinica, ma rimpiango le uscite che parlavamo di noi e basta..un figlio credo sia un essere a se stante è non una estensione della mamma..

  8. cristiancantoro dice

    Uno dei migliori commenti di sempre che ho letto sull’internet, sul tema “mamme, figli e medicina” è questo:
    «È il famoso detto: “Una mamma lo sa !”

    Che sarà anche vero in molti casi, ma troppe volte percepisco la sensazione che:
    – una mamma lo sa
    – il bambino lo sa
    – lo sanno tutti
    TRANNE il Pediatra tradizionale ovvero quello NON omeopata, naturopata, erborista, riflessologo, agopunturista, etc etc etc …
    Ecco… quello NON lo potrà sapere MAI …
    Che tristezza :-(»
    (fonte: )

  9. Ciao! Non so nulla di te e questo è il primo tuo post che leggo, commenti compresi. Sono mamma, mia figlia ha 2 anni, io 32.
    Penso come te che essere genitori sia in primis una scelta individuale e non debba essere una moda, e vedo invece ancora molte situazioni di questo tipo.
    Il mio essere mamma mi ha permesso comunque di realizzare una parte di me che aspettava di uscire e si è manifestata non solo come madre, ma in moltissimi aspetti della mia vita di donna e di persona che prima trascuravo.
    Volevo aggiungere che i sensi di colpa, io, li ho vissuti in senso opposto: senso di colpa nel volere una famiglia mia, in questa società, dove sembra che al di fuori della carriera non esista nulla, dove devi diventare una guerriera per allattare tuo figlio, dove devi fare i salti mortali per restare in maternità fino ai 9 mesi della tua creatura, e ti guardano strano.
    Forse sono andata un po’ fuori tema! 🙂
    Questo per dire che esiste anche il rovescio della medaglia, purtroppo!
    Grazie per questa riflessione!

  10. Patrizia dice

    Ma,…come Veronica??! Proprio ora me lo scrivi questo post? Ahi, ahi…;-)
    Ti ammiro davvero e sempre di più, e anche se sono stata un po’ via ed un po’ in altre faccende affaccendata, ho sempre continuato a seguirti. Con questo non elogio della maternità, però, tocchi un tasto molto delicato, un nervo scoperto. In questo momento, infatti, stiamo tentando la prima maternità.
    Da bravo spirito libero quale sono mi sono presa il tempo che ritenevo giusto perché non volevo che fosse un’imposizione sociale, bensì frutto d’amore (verrà il momento e la persona giusta,. ..e lo sentirai).
    Quando, quindi, la maternità sarebbe stata per me possibile in maniera naturale, io cercavo l’unione perfetta, il padre/il genitore ideale! Convinta come scrivi tu (e lo ri-sottoscrivo) che una donna non si realizza solo ed esclusivamente con la maternità, con l’accudimento della prole, né dispone di un naturale istinto a mettersi da parte e a sacrificarsi, ho proseguito la mia strada fino all’arrivo dei figli di miei sorella, e…all’incontro con la mia compagna…insomma, arrivo al punto.
    Ti leggo e leggo la sfilza dei miei pensieri: adesso che questa maternità la stiamo cercando, ovviamente medicalmente assistita, qualcosa ha fatto clic, qualcosa è scattato in me, rimescolando le carte in tavola.
    Grazie tanto, ma prorpio tanto per gli spunti continui che ci dai. Un abbraccione!

  11. Ti ringrazio di cuore per questo bellissimo articolo!
    Oramai le pressioni perché io mi decida a fare un figlio mi scivolano addosso, parenti & simili si sono stancati chiedermi quando mi deciderò, ho sufficientemente scandalizzato dicendo che ora sono presa da cose più importanti (importanti per me non in assoluto), tuttavia, è bello leggere una mamma realizzata che non necessita di fare crociate pro maternità, mi da speranza.
    Per inciso, adoro i bambini.

  12. Io sono sempre stata convinta che non avrei mai avuto figli, la madre non era un mestiere per me.
    questa mia convinzione è vacillata un po quando mi sono resa conto di avere due figli.
    Al primo parto avevo 29 anni, quando dimessa dall’ospedale ho pensato, ma questi sono pazzi ha farmi portare a casa questa cosa?

  13. Patrizia dice

    Grazie per la correzione, giustamente dovuta! Critica alla “maternità sopravvalutata e imposta” .
    Era quanto avrei voluto dire,…ma ci sono andata giù un po’ troppo sintetica…..

    E grazie del benvenuto per il rientro in corte,
    e…grazie per gli auguri…
    me li prendo proprio tutti,
    bacibaci

  14. Sottoscrivo completamente. Io di anni ne ho 33, zero figli all’attivo, e domanda che mi faccio praticamente ogni giorno “li voglio davvero?”. Cerco di scrollarmi di dosso il peso di pensieri tipo “farei felici i miei genitori”, “se non lo faccio ora potrei pentirmene più avanti”, e via così in allegria. Aggiungo che per il lavoro cha faccio, in una clinica di riproduzione assistita, il tema del diventare madri è talmente quotidiano e affrontato con disperazione da molte donne, che non pensarci sta diventando estremamente difficile. Forse dovrei cambiare lavoro 😛

  15. Robygen dice

    Io pur essendo madre e pur essendo in contatto quotidiano con mamme non lo sento proprio questo inno alla maternità ed il sentirsi realizzato solo attraverso la stessa , sento piuttosto, come in tanti altri aspetti, una malsana curiosità verso la vita degli altri. La cosa che più mi infastidisce é il pensiero comune che chi non ha figli “non può averne” come se non la scelta di non prolificare non potesse essere contemplata. Ma forse è questo che intendi ed io non ho capito 😁. Cmnq io sono una di quelle madri allattone, che dormono coi figli, uno nato in casa , ma che pur lavorando nel settore pubblico a cinque mesi é rientrata a lavorare e se c’è da prendere un aperitivo con gli amici…EVVIVA, che non ama il termine sacrificio riferito ad un figlio e neanche rinuncia ma preferisce SCELTA e che ogni tanto sceglierebbe di leggere un libro su un’amaca invece che il pongo, ma che la maternità é stata la vera rivoluzione dentro se stessa, nonostante la prima figlia che non ero così convinta di esser in grado di crescerla. La vita è talmente piena di sfaccettature…

  16. Ciao, è la prima volta che capito sul tuo blog… piacere di conoscerti! 🙂
    Condivido ogni parola di quello che hai scritto, nonostante io abbia “solo” 26 anni ed al momento le pressioni sulla maternità non mi toccano affatto.
    Credo che diventare madre debba essere, appunto, una scelta e non un’imposizione.
    Si “devono” fare figli solo quando (e se!) ci si sente pronte/i ad accollarsi tutto ciò che significa, in primo luogo la responsabilità di crescere delle persone nel modo migliore e più equilibrato possibile.

  17. Daniele dice

    Sinceramente,
    da padre che sono da 14 mesi devo dire che questa cosa non vale solo per le donne ma anche per noi uomini. Mi spiego meglio, se un’uomo non prolifica, è considerato e viene visto come un diverso, e come dicono spesso dalle mie parti le donne alle mamme “il fu figliolo un’nè bono?!?!?”.
    Premetto che per me è stata un’emozione immensa avere una bambina. Purtroppo però noi Italiani siamo condizionati tantissimo dalla nostra cultura, che poi deriva da quella dei nostri genitori, che t’impongono delle cose che per loro sono la bibbia, del tipo ti devi avere un lavoro fisso, ti devi sposare, devi avere dei figli (uno è poco) e devi andare in pensione. Ho smesso di parlare con le persone di questi argomenti, perché tanto la maggior parte la pensa diversa da me… tanto ognuno ha la sua idea e non cambia. L’importante come sottolineavi tu è non fare le cose per imposizione, ma guardandomi attorno vedo tanti che vivono come specchi di altri… se lo fai lui lo faccio pure io…

  18. Anche io sono capitata qui la prima volta! E grazie per questo post.
    Se va tutto bene partorirò fra due mesi. Io ero una di quelle “figli? Mai”. E nemmeno mi piacciono, i bambini, cioè, non ne vado pazza. Poi però ho pensato che con quello che è diventato l’uomo della mia vita potevo pure provarci, che se mi piace tanto lui, come potrebbe non piacermi un figlio suo? La gravidanza la sto vivendo né bene né male. La vivo e basta. Ci sono momenti in cui mi entusiasmo, penso a tutto quello che faremo suo padre e io col bimbo, ma ci sono anche i momenti in cui mi mordo la lingua e penso che se potessi tornare indietro me la cucirei col doppio filo da imbastitura. Il punto secondo me sta proprio qua, non tanto nel fare un figlio o nel non farlo, quanto nel trovarsi in una situazione in cui qualsiasi cosa fai, cercano in tutti i modi di farti sentire inadeguata. E con tutte le buone intenzioni (ma come si dice, la via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni) da parte di parenti e amici, e in malafede, vedi alla voce multinazionali, che se non compri quella pappa, quella carrozzina, quell’aggeggio diabolico sei una madre/padre snaturata/o e causerai sofferenze atroci in tuo figlio e nella sua discendenza fino alla settima generazione.
    L’istinto materno non esiste, punto.
    Io direi che proprio non esiste l’istinto come concetto, ma si andrebbe fuori tema, quindi la pianto qui, con ‘sto sproloquio.

    (che a me fa piacere vedere commenti di uomini!)

  19. Io è dalle elementari che desidero diventare padre.

    Il problema più grosso è che dopo vent’anni ricomincerei tutto da capo con biberon e pannolini.

  20. 92 minuti di applausi! Io non ho ancora bene capito se ne voglio o se non ne voglio. O se li voglio part-time. Certo è sono una fiera oppositrice del discorso “hai 29 anni, devi averli perché hai l’età”. Per poi parcheggiarli all’asilo e dalla baby sitter perché non ho il cervello per occuparmene?

  21. Kullweet dice

    Ciao, è la prima volta che ti leggo e devo dire che è anche la prima volta che mi capita una mamma che non cerchi di convincermi a procreare 🙂
    La maggior parte delle mie amiche ha dei figli e ogni volta che ci si vede mi assillano perché anche io mi decida, ho 35 anni, è decisamente tempo, ho anche un compagno quindi la materia prima non manca, non vorrò mica arrivare ai 40 senza figli ?? Altrochè se lo voglio e rispondo che ho intenzione di diventare una gattara e chissenefrega dei figli!!! 😀
    Credo che qualcosa stia iniziando a cambiare, ma ancora siamo stretti nella morsa della famiglia del Mulino Bianco che pare l’unica via accettabile.
    Per mia fortuna ho dei genitori che sostengono la tesi del “fa come preferisci, a noi va bene così” e non hanno come aspirazione post-pensionamento quella di diventare nonni.
    Mi sto dilungando troppo, ma volevo ringraziarti per il tuo pensiero fuori dal coro, ancor più fuori in quanto viene da una madre.

  22. Cosetta dice

    Oddio… ormai non è un argomento così controcorrente. Anzi… fra giornaliste e blogger direi addirittura stantio.

  23. Elisa dice

    Ciao Veronica,
    ti do del tu 🙂 ti leggo sempre e colgo l’occasione per farti i complimenti per il blog. Sono d’accordissimo con questo tuo post, dico sempre a mia sorella che il mondo non è poi così cambiato dai tempi di Jane Austen e delle sorelle Bennett.
    P.S. Anch’io abito a Lucca, che è bella bella in modo assurdo, però diciamocelo, anche parecchio bigotta 😉

    Elisa

  24. Viola dice

    Complimenti. Ho la fortuna di avere, tra le mie più care amiche, donne con figli che la pensano come te. Io gli “anta” gli ho passati, siamo sposati da quasi vent’anni, la nostra è stata una scelta condivisa, amiamo la nostra vita di coppia e non abbiamo mai desiderato stravolgerla con qualcosa che nessuno dei due sentiva nel profondo…. però non ti dico che lotte, anche in famiglia, per far capire e accettare il nostro pensiero. Ora me ne frego bellamente, ma a 30 anni è stata dura “combattere” con mia madre che: “come farai quando sarai vecchia????” (ma chi ti dice che diventerò vecchia? e anche se dovessi diventare vecchia dovrei fare dei figli per assicurarmi dei badanti?! Complimenti per il pensiero! E se poi i miei figli si trasferissero lontani? e se a loro volta non volessero avere figli? dovrei prendermela con loro perchè non mi danno i nipotini???) Un abbraccio da Viola

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