Nuda veritas
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“Donna al volante”: un bignami di stereotipi

Mio padre è un pilota. Sono cresciuta praticamente a bordo di qualsivoglia aggeggio volante e la mia passione per i motori risale all’epoca del primo dentino.

Una delle mie foto preferite è quella in cui indosso il casco da volo di mio padre e il suo fazzoletto giallo. A 16 anni mi vestivo con i pantaloni da volo e i rayban aviator di papà. [Sì, anche io da brava lesbica – seppur inconsapevole, all’epoca – ho avuto la fase “voglio essere Tom Cruise”]. A 17 mi sono scoperta miope e addio sogno di fare il pilota e rimorchiare bionde stratosferiche.

Ma la passione non è passata. Da bambina andavo con papà a vedere i rally in montagna e, appena avevo l’occasione, salivo sulle moto di tutti. Ero la gioia dei miei amici. A guidare la macchina ho imparato subito ed è tutt’oggi una delle azioni che mi rilassa maggiormente. Non come farmi massaggiare in una SPA, però. E nemmeno come mangiare la pizza, a dire il vero. Comunque.

Sono quella che si offre volontaria per guidare in montagna, per guidare in comitiva e per guidare al ritorno la sera e portare a casa gli amici sbronzi. L’Ambrogio coi tacchi che nemmeno la Ferrero può sognare, ma senza i cioccolatini.

Il mio cuore aritmico e lievemente tachicardico è anche parecchio sportivo. [Sì, solo in macchina. Ho escluso le mie elevate performance di “pennicheer on the sofa”]. Il mio stile di guida è una delle competenze di cui vado più fiera. Persino Ariele si vanta di aver attitudini automobilistiche e di averle ereditate da me. Per essere uno che ha detto “bruum”, come prima parola, è una bella soddisfazione.

Potrei andare avanti in questa sbrodolata narcisistica e schifosamente autoreferenziale, ma ho detto no al colesterolo e pure alla vostra nausea. Arrivo al dunque.

Lo scorso fine settimana mi trovavo in Lunigiana. Mi piace guidare per le strade di montagna poco frequentate. Dopo aver girovagato per un po’, decidiamo di cambiare percorso. Svolto in una strada laterale e mi trovo a dover passare su un ponte a marcia alternata. Guardo il cartello: la precedenza è la mia. Infilo decisa la strada e circa a metà mi viene incontro una Mercedes. Faccio cenno al tipo di tornare indietro e lui per tutta risposta inizia ad insultarmi.

Io al sessismo sono proprio intollerante e resisto con fatica alle provocazioni.

Comunque cerco di non cedere all’impulso di cercare del Napalm nel cruscotto e lanciarglielo contro. Lui non la smette di sbraitare e siamo ancora in mezzo al ponte che, nel frattempo, si è ostruito di macchine e si è formata una coda. Decido di lasciar perdere. Ingrano la retro e mi volto per fare manovra. Lui a questo punto mi urla:

Eccola, un’altra donna f e n o m e n o!

Sto per balzare fuori dall’auto (non si sa bene a fare cosa, dal momento che questo era pure una cabina armadio, una specie di Pax nostrano, per capirci) ma vengo riacciuffata per la collottola e tenuta al posto di guida: Niente rissa. Oggi hai già mangiato il gelato, Veronica. 

Caro Pax dotato di macchina fygha ma di poco cervello, se mai leggerai questo post, vorrei dirti solo una cosina: per guidare bene, non serve il testosterone (volevo scrivere pisello, ma poi mi dite che sono una lesbicaccia volgare).

[Tanto è tra parentesi. Volevo pure aggiungere che, secondo le più recenti statistiche, chi insulta una donna ce l’ha piccolo.]stereotipi donna al volante

 

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  1. Posto che io guido a culo perché dopo aver preso la patente per 10 anni praticamente non ho guidato (l’istruttore di scuola guida amava ripetermi “Tanto sei una femmina, non saprai mai guidare in maniera decente”), l’episodio dimostra che i modelli di Mercedes hanno una tecnologia cosi’ avanzata che non serve un cervello per guidarli. O meglio, per farli procedere sulla strada come se fosse loro. 😛

    P.S. Mi risparmio battute assai volgari sui guidatori di Mercedes, tanto rendono meglio in inglese/francese 😛

  2. Il mio compagno insulta costantemente le donne al volante, salvo poi dire a me che guido benissimo, a sua mamma che guida benissimo, e potrei andare avanti per ore. Ma non riesce a resistere allo stereotipo, quando vede un’imbranata al volante, deve apostrofarla “ecco la solita donna imbranata che guida!”
    Il mio gioco preferito, quando andiamo in giro, è contare gli imbranati alla guida. Ogni imbranato uomo, esclamo “oh! ecco la solita donna imbranata che guida! ah no aspetta… è un uomo… vale lo stesso, o a parità di incapacità di guida, è meno imbranato perché ha il pisello?” 😉

  3. piccolapeste dice

    Ciao, ti seguo da un pò e questa volta non ho resistito alla tentazione di fare un commento e di espimerti la mia ammirazione: : sei una GRANDE in tutte le situazioni, quelle più leggere (di oggi) e quelle tragiche (un’altra orfana)…

  4. In un senso alternato, su un ponte, mi trovai nel mezzo tra uno d’avanti che mi diceva di andare indietro, e uno dietro che mi suonava che mi diceva di andare avanti. Tutti e due che inveivano ed erano molto agitati. Un po feci avanti e indietro, poi dopo aver spento la macchina e tirato il freno a mano, uscii fuori e mi accesi una sigaretta.- quando vi siete messi d’accordo si riparte.- Tutti e due fecero marcia indietro e mi lasciarono il ponte libero. E io lentamente rimontai in macchina e lentamente attraversai il mio senso alternato.

  5. Ma che vuoi che ne sappia un uomo di auto, per loro sono solo un’estensione delle parti basse!
    Viva le donne pilota (come te o Amelia Earhart, ad esempio).
    Ah, io ho avuto la fase “Indiana Jones”!
    Bacioni

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