Nuda veritas
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Reflusso di coscienza

Sono in un momento di confusione e pesantezza esistenziale. Quei giorni in cui ti alzi la mattina con un senso di crollo nelle viscere e la voglia di girare le chiappe dall’altra parte e continuare a dormire. E no. Non è colpa del ciclo.

Mi sono resa conto che la mia atavica incapacità di delegare, di affidarmi, di lasciarmi andare e il pretendere di avere sempre tutto sotto controllo è una prigione da cui non riesco ad evadere.

Sono cresciuta con l’idea che si debba essere forti, sempre e a qualunque costo. Compreso quello di dilaniarsi dentro e sorridere fuori. Perché piangere è una manifestazione di debolezza e non è che puoi vomitare a pioggia sugli altri i tuoi demoni interiori.

E così, quei demoni, li tengo dentro. A volte riusciamo a trovare un dialogo, in alcune occasioni ci sediamo pure in cerchio a raccontarci le menate e ci stappiamo una birra. Poi accade l’inevitabile, l’incalcolabile e il vaso di Pandora che faccio attenzione a tenere sigillato si fracassa. E loro escono a fare gli Hooligans e devastano quel poco di buono che ero riuscita, con fatica, a diventare.

Il mio eccesso di zelo e pianificazione è solo uno sciocco e inutile tentativo di domare una tempesta con una girandola. Appena traccio un sentiero, arriva la messa in opera di una tangenziale a quattro corsie che mi espropria i sogni e li asfalta.

Non so chiedere aiuto, educata ad essere quella granitica, che si fa carico degli altri perché tanto ha le spalle larghe. E così, ho dimenticato come si fa e manifesto il malessere in modo scomposto, confondendo il dolore con la necessità di mostrare i denti. E, ovviamente, le risposte che ottengo sono delle sonore pedate. O, al massimo, un osso di prosciutto che qualcuno mi lancia per cercare di placarmi.

Sto cercando di fare ordine, ma sono ancora lì. Con la scopa in mano a fissare il casino e incapace di muovere un muscolo.

Mi riprenderò. Lo so.  Devo solo capire quale parte di me sacrificare sull’altare della vita.

confused

Illustrazione di Marianna Marigo https://www.facebook.com/marianna.marigo.5

 

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  1. O mio Dio…….. ti sto perdendo…..
    Partendo dal presupposto che sei cresciuta male, perché non dovresti piangere? Per ogni risata dovresti versare una lacrima, questo è l’equilibrio della vita. La vita non va mai come si vorrebbe? Molte volte lo scegliamo noi, basta esserne consci. Non sacrificare niente, gli eroi sono solo persone morte, l’obiettivo dev’essere combattere rimanendo vivi. Butta via quella scopa e lascia tutto il casino così com’è e chiedi aiuto!

  2. Il brutto del reflusso di coscienza è che non lo combatti col Maalox. Sfogati, chiuditi in bagno a piangere, strafogati con un barattolone di gelato al cioccolato ripieno di cioccolato, o ascolta musica tristona… insomma, scegli il metodo che ti è più congeniale. Poi i demoni rientrano nel vaso (anche se l’ideale sarebbe che il vaso fosse quello del water…).

  3. E proprio perchè li tieni imprigionati che quando escono fanno danni.
    Io ai miei (che chiamo personalità multiple, non demoni, ma son la stessa cosa) ho fatto unj patto. Gli ho fatto presente che se muio io muoiono anche loro, indi conviene che nessuno faccia male all’altro… tanto c’è spazio per tutti e possiamo andar dì’accordo.

    Non sacrificare niente, impara solo a respirare lentamente, non esiste fretta nell’universo, ma solo in noi

  4. Decidere quale parte di te sacrificare. Credo sia questa la parte difficile. E credo che il mito per cui “devi essere sempre te stessa, mai soffocare una parte di te” dopo il liceo e soprattutto se hai dei figli, vada un po’ messo da parte. Si deve sempre scegliere, rinunciando a qualcosa: e’ un bilancio, e’ crescere.e non è triste per nulla, solo segno di responsabilità verso altre persone che popolano la nostra vita e delle quali abbiamo deciso di “farci amorevole carico”. È forse la forma di libertà piu’ grande, il rinunciare a qualche pezzetto di se’ per poter avere, in cambio, molto di più. Del resto anche la persona più libera ed egoista del mondo, se sceglie di vivere in Thailandia vendendo banane rinuncia a diventare un top manager e se sceglie il poliamore rinuncia ad una vita di coppia magari appagante. Scelte. Sono sempre bivi e alla fine, che ti tormenti o no, Vero, sceglierai istintivamente la strada che fa meno male a te. Perché sei umana. E sei giustamente egoista come tutti. ❤️

  5. Dan dice

    Dilaniati e lascia che passi, poi rimetti insieme i brandelli, con calma. Funziona così, per tutti. Smack

  6. insolito dice

    E se te lo scrivi? senza scriverlo qua. Per cui a mano cosi tiri fuori tutto scrivendo senza pensare.

  7. Qualche settimana fa i miei nonni (186 anni in due) hanno festeggiato il loro SETTANTESIMO anniversario di matrimonio.
    Io non sono una brava con i numeri, sono più brava a guardare le persone ed illudermi di capirci qualcosa; quindi li guardo spesso, questi due vecchietti che ormai faticano a tirare avanti, letteralmente. E negli anni ho visto tante preoccupazioni cercare di piegarli alle ingiustizie della vita, fatta di guerre, bugie, abbandoni, silenzi, verità scomode, divorzi, fino al lutto più grande: la perdita di una figlia quando ormai pensi che sia la tua vita quella giunta al temine.
    Ma nonostante tutto ciò, forse grazie a tutto ciò, ancora oggi ci sono l’uno per l’altro, anche quando si mostrano i denti, piangono o se ne vanno. Per poi ritornare, sempre.
    Con questo che ti voglio dire?
    Una cosa difficile ma allo stesso tempo così facile che a volte ce ne dimentichiamo: noi siamo fortunate perché abbiamo accanto una persona che ci ama, addirittura ne abbiamo più d’una.
    Ecco, condividiamo con loro la nostra vita, e visto che è piena zeppa di stronzi che galleggiano, invece che buttaglieli addosso, chiediamogli di aiutarci a raccoglierli e smaltirli in un posto sicuro.

    Sai dove trovarmi.

    Un abbraccio.

  8. R.Hahn dice

    Anche io sono un po’ come te, posso dirti che nella mia vita qualcosa è cambiato quando ho capito che riconoscere di essere fragili non significa essere deboli, al contrario. Non esiste una forza che può controllare tutto, perché in realtà non possiamo controllare nulla. Possiamo invece imparare a cedere, a lasciar andare senza opporci alle innumerevoli e mutevoli correnti della vita, ad accettare tutte le parti di noi senza sacrificarne nessuna. Quando si accetta la propria imperfetta fragilità si sprigiona una forza molto più potente, e i demoni a volte fanno anche sorridere. Poi, imparare a chiedere aiuto per chi è cresciuto con l’idea di essere lui quello forte che deve aiutare gli altri, è difficilissimo… questo anche io non l’ho ancora imparato bene, ma ci sto provando. Ma tu hai una compagna, delle persone che ti sono vicine, comincia da loro, perché a loro basterà poco, capiranno subito. Un abbraccio

  9. Sono identica a te! Un anno fa un mio caro amico mi ha tirato addosso di brutto però. Perché dice che non posso lamentarmi di essere sempre stanca e di non avere mai tempo per me stessa, se poi a casa faccio tutto da sola e impedisco agli altri di aiutarmi perché, tanto, “penso a tutto io”.
    Sto cercando di modificare questo mio modo di essere, è un anno che mi impegno, la maggior parte delle volte non riesco ancora e vado avanti come un treno in corsa finché crollo sfinita!
    Ma quelle poche volte in cui delego, mi lascio aiutare, mi rendo conto di quanto sia ossigeno puro, il poter mostrare che no, non sono de ferro, qualche volta sono debole pure io e sì, una spalla mi fa tanto, tantissimo piacere.
    Il pezzo di me a cui rinuncio, in quelle occasioni, penso sia l’orgoglio. Perché una parte di me è ferita nel mostrarsi debole, mi sembra di mostrare il fianco, di aprire un varco che potrebbe consentire alle persone di ferirmi. Rinuncio all’orgoglio e faccio voto di fiducia verso chi so non mi tradirà. Insomma, tanta roba!

  10. Ragazza, entro nel club anche io! A volte faccio un po’ di pulizia e poi mostrando i denti rimetto tutto in caos totale, come prima… o peggio. A questo punto credo sa la mia natura!

  11. ericagazzoldi dice

    Cara Veronica, ci sono persone che passano la vita a delegare ad altri ogni minima noia, restando così “bamboccioni”. A giudicare da quel che leggo sul tuo blog, invece, tu hai sempre avuto il problema contrario… e anche saper superare questo richiede una forma di maturità. Condividere i demoni e le fatiche per renderli meno distruttivi è il motivo per cui l’uomo è un animale socievole… Tanti baci! :*

  12. emanuela dice

    il mio ex marito e papà dei mie figli aveva definito la mia volontà di controllo su tutto, quello che io definivo ” tenere ogni cosa in palmo di mano” La Sindrome dell’ape regina: definizione estremamente azzeccata per me che volevo davvero controllare tutto, gestire tutto, farmi carico di tutto, come se fossi stata la depositaria del benessere, o eventuale malessere, di tutti.
    A questo si associava, logicamente, la assoluta incapacità di delegare e di chiedere aiuto.
    Sono quasi vecchia, ormai e sul fatto di chiedere ho ancora qualche problema! Ma ho fatto, in tanti anni, un grande lavoro su di me ed ora ho capito che:
    non sono indispensabile!
    Chiedere aiuto è segno di maturità e di forza.
    il mio non chiedere mai, pensando di poter e dover essere io a controllare e gestire tutto era soltanto una grande presunzione: il mio non delegare nascondeva il mio non fidarmi ed il mio non ritenere altri all’altezza!
    Ti abbraccio forte forte
    Emanuela

  13. Paola dice

    Ti capisco in pieno. Siamo quelle che non esplodono perché implodono giornalmente. Finché qualcosa dentro non inizia a creparsi e allora addio argini. Addio controllo. Addio tutto.
    A me ha un po’ aiutato pensare alla felicità e al benessere in generale. Quanti di quei momenti felici ho progettato? Quanti sono arrivati come frutto delle mie macchinazioni mentali? Zero. Allora capisci che puoi fare e disfare, fingerti una superdonna e calcolare tutto al metro quadro. Ma poi la vita ti fotte. Ed è un bene che sia così. Le circostanze inaspettate ci sorprendono, c’è un filo o forse molteplici fili che si dipanano lungo l’asse delle nostre esistenze e che semplicemente accadono. Nonostante noi. Mi sono arresa e sono un filo più serena.. Anzi no, un pelo più serena. Perché si sa, tira più un filo di… Ecc ecc 🙂
    Te prova ad uscire dall’impasse di controllo tutto, non riesco, scoppio, sacrifico qualcosa, ricomincio. Non focalizzarti sulle mancanze, su ciò che ancora non sei, non riesci.. Cambia verso. Vai verso quello che ti fa stare bene, suo recinto di benessere quotidiano. Puoi sondare le coltri del buio quanto ti pare, ma io buio lo sconfiggi semplicemente accendendo un fiammifero! Concentrati su tutto ciò che è luce, pace e conforto. E non visualizzarmi neanche per un secondo come una zen tutta mantra. L’unico mantra che recito al mattino è “ommmm ommm ommmmmerda”.
    Saluti da una che ha letto il tuo blog dalla prima pagina, ma commenta solo ora. Una a cui dovrai spiegare che i commenti non possono essere più lunghi di un post 😉

  14. Io il contrario, mi dico sempre che non ce la faccio, che valgo poco, a volte delego (che è sano), spesso mollo.
    Tipo pensa che oggi sospetto ci sia un topino in cucina e allora piuttosto che affrontare la paura mi son chiusa in camera e ho lasciato il gatto, e ora non ho il coraggio di scendere a vedere che è successo e aspetto le bimbe. Sono una grande cagasotto.
    Tu invece non sacrificare nulla, fai ciò che ti fa star bene.

  15. Ciao bella, ma che è successo?
    Ascolta, noi donne siamo addestrate a non mostrare il dolore: ci vogliono sempre pronte, sempre allegre, sempre forti.
    Ma poi arrivano momenti in cui non ce la facciamo più e allora bisogna imparare a chiedere di nuovo aiuto senza vergognarsi.
    Magari all’inizio sembrerai goffa o tutti crederanno che tu sia arrabbiata (lo chiedono sempre anche a me) ma poi chi vorrà capire saprà tenderti la mano.
    L’importante è non tenersi tutto dentro.
    Bacioni e ricorda che non sei sola!

  16. Ma …ehm…magari un po’ di terapia, di quelle toste che ci devi andare anche se non credi che qualcuno possa avere più risposte di te che giá ti conosci e con te convivi da un sacco di tempo???… e non lo dico per salvare capra e cavoli, per rattoppare il vaso che chissa quante crepe ha o evitare che le relazioni si reggano su equivoci (io sono fatta cosi… non mi arrabbio voglio chiedere aiuto e non so farlo). Senza cose troppe drastiche alla woody allen o sedute da centinaia di euro. Ma un bel percorso che dia un nome alle cose e ti offra una prospettiva che non è nè la tua nè quella della tua compagna o di chi ti ama (e sopporta in burrasca). Io te la consiglio. E non credere a chi dice eh siamo fatte così… da quando ho smesso di crederci e mi son seduta scettica di fronte a una psicologa molte cose nella testa sono andate a posto. Oh, paranoie e piccole manie restano ma che soddisfazione capire perchè e non temere che il vaso esploda!!! Io sto vaso, insomma, non ce l ho piu.

    e che bello leggere tante persone che hanno a cuore il tuo umore e i tuoi cocci da riattaccare!
    B

  17. Non cìè nessuna parte di te da sacrificare sull’altare ma solo una parte di te a cui rendere giustizia.
    Ciao

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