Nuda veritas
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Amore fa rima con “cura”. Ma pure con “tango”.

È da un po’ che rimugino su questo concetto. A ben pensarci può benissimo essere iscritto nel registro delle domande che l’umanità si pone da sempre, insieme a c’è vita oltre la morte? da dove veniamo? che offerte ci sono al Lidl?

Per me l’Amore è da sempre un processo di cura (non quella terapeutica, quella la lascio ai professionisti). Mi piace molto l’idea del take care, di quando i paroloni e i proclami altisonanti lasciano il posto alla presenza quotidiana, alla capacità di mettere da parte il proprio ego per comprendere i bisogni dell’altro, della sinergia per superare i problemi e trovare soluzioni.

Va da sé che questo esula dai vari atteggiamenti zerbinici o patologie più o meno radicate, come l’ormai nota sindrome di Candy Candy denoantri. Naturalmente parlo con cognizione di causa. A un certo punto della mia vita ho pensato di tatuarmi la croce rossa direttamente in fronte. Tipo terzo occhio. Poi, grazie a un super lavoro su me stessa che è ancora un work in progress, ho capito che la cura, per gestirla in maniera sana, devi prima spalmarla sulla tua pelle. E il tatuaggio l’ho fatto con l’hennée.

Sì, è la scoperta dell’ovvio. Ma io sono lenta ad arrivare a una qualche forma di consapevolezza.

Che il sentimento sia rivolto ai propri figli, al compagno/a, al cane o alla piantina di basilico per me non c’è storia. Non c’è amore senza cura (pure senza sesso, eh – ma questo è un altro post). E non sono più capace di arrivare a compromessi. Non credo nelle relazioni in cui c’è chi investe 100 e chi 40. Sarà il mio lato di cinica imprenditrice che mi porta a valutare il ROI affettivo delle relazioni e fa scattare il tasto ESC allontanandomi dalle relazioni viziate e dolorose.

Della cura fa parte anche la capacità di cercare di creare armonia, di andare allo stesso passo e nella stessa direzione. Dopo la caduta nell’amore, la botta nel fall in love, per me è necessario altro.

Ha ragione la mia amica Sarah: it takes two to tango. E io sono un’idealista demmerda che finirà a fare la gattara.

Magari il tango lo imparo con i mici.

img credits: http://www.artistrising.com/products/132423/cat-tango.htm

23 Commenti

  1. Mettiamoci d’accordo sul luogo e sul numero di gatti, nella vecchiaia ti raggiungo a fare il nobile mestiere della gattara.

  2. Io, te e la mia mamma potremo farci compagnia: hai presente “io ti salverò” di Hitchcock?
    Bene, a casa nostra è intrinseco, una specie di diktat insito nel DNA e così finisce che ci troviamo impelagate in situazioni assurde (che se la guardi da fuori non basta la neuro a salvarti) e aiutiamo, facciamo, parliamo, psicanalizziamo…
    E la cosa brutta è che poi ci diamo anche delle stupide da sole dicendo “ma quel po’ di sano egoismo che sfoderano gli altri quando abbiamo noi bisogno di aiuto, perchè non riusciamo mai a tirarlo fuori?”
    Mi sa che abbiamo preso troppo sul serio il concetto di cura di Battiato.
    Una proposta: se uniamo i mici di cui parlavi coi miei tre cagnolini, dici che ne esce un bel ballo?
    Baci!

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