Mese: luglio 2015

Reflusso di coscienza

Sono in un momento di confusione e pesantezza esistenziale. Quei giorni in cui ti alzi la mattina con un senso di crollo nelle viscere e la voglia di girare le chiappe dall’altra parte e continuare a dormire. E no. Non è colpa del ciclo. Mi sono resa conto che la mia atavica incapacità di delegare, di affidarmi, di lasciarmi andare e il pretendere di avere sempre tutto sotto controllo è una prigione da cui non riesco ad evadere. Sono cresciuta con l’idea che si debba essere forti, sempre e a qualunque costo. Compreso quello di dilaniarsi dentro e sorridere fuori. Perché piangere è una manifestazione di debolezza e non è che puoi vomitare a pioggia sugli altri i tuoi demoni interiori. E così, quei demoni, li tengo dentro. A volte riusciamo a trovare un dialogo, in alcune occasioni ci sediamo pure in cerchio a raccontarci le menate e ci stappiamo una birra. Poi accade l’inevitabile, l’incalcolabile e il vaso di Pandora che faccio attenzione a tenere sigillato si fracassa. E loro escono a fare gli Hooligans e …

Due fratelli alle prese col Gender

C’è in giro gente assurda. Così assurda e fuori dal tempo che si aggira per le piazze a distribuire manifesti in cui c’è scritto che le donne devono stare in casa e cucinare, accudire la famiglia e gli uomini devono solo lavorare e sottomettere le mogli. Sempre questa gente assurda porta avanti campagne di odio, sbandierando una fantomatica teoria gender secondo la quale il femminismo e la presunta “omossessualizzazione” della società rovineranno la “famiglia tradizionale”, impoverendo gli italiani già sul lastrico per colpa degli immigrati che muoiono nei campi di pomodori, e altre assurdità. In realtà sono proprio loro che inneggiano un ritorno al medioevo, l’inizio della fine, auspicando e promuovendo un triste periodo di rigida separazione tra maschi e femmine, imprigionandoli in stereotipi di genere. I miei figli sono perfettamente consapevoli che non esistono “cose da femmina e cose da maschio”, che i giochi sono fatti per giocare, indipendentemente dal colore. Per questo ieri sera sono quasi caduta dalla sedia. Questa la scena. Ariele e Brita in vacanza in montagna dai miei. Mia madre mi …

Amore fa rima con “cura”. Ma pure con “tango”.

È da un po’ che rimugino su questo concetto. A ben pensarci può benissimo essere iscritto nel registro delle domande che l’umanità si pone da sempre, insieme a c’è vita oltre la morte? da dove veniamo? che offerte ci sono al Lidl? Per me l’Amore è da sempre un processo di cura (non quella terapeutica, quella la lascio ai professionisti). Mi piace molto l’idea del take care, di quando i paroloni e i proclami altisonanti lasciano il posto alla presenza quotidiana, alla capacità di mettere da parte il proprio ego per comprendere i bisogni dell’altro, della sinergia per superare i problemi e trovare soluzioni. Va da sé che questo esula dai vari atteggiamenti zerbinici o patologie più o meno radicate, come l’ormai nota sindrome di Candy Candy denoantri. Naturalmente parlo con cognizione di causa. A un certo punto della mia vita ho pensato di tatuarmi la croce rossa direttamente in fronte. Tipo terzo occhio. Poi, grazie a un super lavoro su me stessa che è ancora un work in progress, ho capito che la cura, per …

Ricordatemi così: a fare figuracce ad alta quota

Non ho mai fatto mistero del mio odio per il caldo e l’estate in generale. Odio sudare e rimanere tatuata ai vestiti, alla poltrona dello studio, al sedile della macchina. Da giugno a settembre non sopporto il contatto fisico con quasi nessun essere vivente – umano o animale che sia – e guardo con una certa insaziabile libidine lo sportello del freezer arrivando a invidiare i cubetti del ghiaccio. Alla sdraio ho sempre preferito il plaid sul divano, alla crema solare un bicchiere di vino rosso da bere davanti al camino. Una cosa è certa, però. Anche al freddo riesco a collezionare figuredemmerda. Avrò avuto 18 anni, tallero più briciola meno, ed ero a sciare con i miei genitori in montagna. All’epoca mi piaceva un sacco sciare. Ero la prima ad arrivare sulle piste e l’ultima a scendere. Lanciata in picchiata con il mio zaino verde oliva sulle spalle e la musica nelle orecchie. Mi sentivo invincibile mentre sfrecciavo come un’aquila in picchiata. Ma si sa, non sono aquila e pure vagamente rinco. Appena dietro una curva qualcosa …

Unioni civili inesistenti in un paesucolo triste e poverello e altre oscenità

Ciao, mi chiamo Veronica e vivo in Italia. Sì, lo so che è triste. Per favore, non guardatemi con quella faccina mogia che mi viene da piangere ancora di più. Noi non abbiamo Alexis, non abbiamo salvatori, non abbiamo speranze né eroi ma solo un branco di lupi affamati che si sposta alla ricerca del cibo. E quel cibo siamo noi. Siamo gli agnelli sacrificali sull’altare del compromesso sociale, i gladiatori mandati a morire per distrarre il popolino dai problemi economici e dal degrado culturale. Crediamo a tutto, adoriamo gli imbonitori da due soldi che promettono, preghiamo per essere accettati o almeno tollerati. Lasciateci vivere, promettiamo che non vi daremo troppo fastidio, non saremo troppo omosessuali e nemmeno marcatamente noi stessi per non creare problemi. E poi, dai, in Italia non va così male, guarda in Russia. Ciao, mi chiamo Veronica e vivo in Italia. Qui va tutto bene purché non se ne parli, che la sessualità mica la devi sbandierare. Figuriamoci l’amore. Che ti frega se la donna che ami tutti la chiamano “amica”? Che …

Vacanze finite – l’epilogo non poteva che essere questo

E con questo post si conclude la trilogia del Signore degli Alpeggi (sfigati). Lo so, non ne possiamo più né io né voi. Riassunto dell’ultimo episodio, in linea col delirio del periodo. Nina parte all’alba, cambiando 3 autobus e un treno per arrivare nella campagna padovana a ritirare la macchina. L’indomani mattina presto dobbiamo partire tutti insieme. A mezzogiorno una sua telefonata in lacrime ci annuncia che nonostante la modica cifra di 1100 eurazzi la macchina fa schifo come prima. I meccanici non trovano niente di meglio che rimbalzarsi la responsabilità un con l’altro. Io non trovo di meglio che augurare loro un cagotto con la tosse convulsa. Scatta di nuovo l’allarme Panico Forza 9 – che non è quello di Maracaibo: Giuseppe ha un volo il giorno successivo, io degli impegni improrogabili. Dobbiamo per forza tornare in Toscana. E così, mentre Nina arranca con la macchina sfinita su per i tornati, Giuseppe, lo zio Augusto, i bimbi ed io corriamo a casa. Improvviso un pranzo con una deliziosa “Pasta alla Veronica” che prevede, tra gli ingredienti, …

Perseguitati da una bolla di sfiga appiccicaticcia

Già l’incipit della vacanza con la macchina in panne in autostrada e il pit stop forzato nella campagna padovana, non presagivano niente di buono ed effettivamente così è stato. [In tutto ciò non c’è connessione e scrivo questo post con la speranza di riuscire a pubblicarlo prima del mio 40esimo compleanno. O almeno prima che mi divorino le cavallette, accorse festose con la piena del Nilo.] Andiamo per ordine: dopo la rocambolesca gita notturna da Padova a Forni di Sopra con l’amica Paola, miracolosamente accorsa a prendermi, le note positive di queste ferie sono state davvero poche. Dopo Paola, solo la simpatia e la disponibilità dello zio di Nina e la possibilità di essere riuscita a incontrare Sarah in vacanza a Belluno direttamente da Stoccolma, possono abbellire la mia percezione di questa vacanza disastrosa. Il riassunto Un altro viaggio a Padova per recuperare l’auto che sembrava aggiustata – smazzandoci giusto quelle 5 ore di viaggio – per poi arrivare all’autofficina e sapere che la macchina per funzionare aveva bisogno di altri 1400 € e 5 giorni …

Le ferie: un inizio traumatico

Sto ancora cercando di capire se, effettivamente, capitano tutte a me o se il karma ha deciso di offrirmi delle storie da raccontare sul blog. In entrambi i casi questo è l’inizio delle mie ferie. Una settimana fa la nostra amata multipla decide che è suonata la campana e molla Nina in panne nella campagna grossetana. Abbiamo pochi giorni per trovare una sostituzione e in fretta e furia prendiamo un altro catorcio di multipla usata. Color puffo metallizzato, per giunta. La lasciamo al nostro meccanico di fiducia per cambiare dei pezzi, facendogli fretta per l’imminente partenza. Per noi inizia una corsa contro il tempo: rientrate dal fine settimana del Pride: un giorno solo per chiudere dei lavori che avevo in sospeso, pulire casa e fare i bagagli per tutta la ciurma. Ieri, finalmente, la partenza. Carichi di spesa, valigie, bambini, giochi dei bambini, libri, cane, giochi del cane e cuccetta. Per fortuna il cane non legge. Già dopo poco, ci rendiamo conto che il cambio ha qualcosa non va, ma una veloce telefonata al meccanico …