Nuda veritas
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Prendere a mazzate il proprio giudice interno e fare cose mai fatte

Nella palude della mia testolina convivono molte personalità. Alcune simpatiche, altre sociopatiche, alcune polemiche, molte curiose. Mediamente non vanno in contrasto tra di loro. Hanno risolto tutto con una partita a strip poker e non si pestano i piedi a vicenda.

Poi c’è lui: il c@g@c@zzi per antonomasia, l’archetipo della frustrazione, il magister dell’abnegazione: il mio giudice interno.

Lui vive dentro di me. In qualche angolo dimenticato del mio cervello. È un tipo silenzioso, si muove poco, si nutre delle mie speranze e dei miei sogni e li trasforma in stronzetti al veleno.

La sua presenza mi ha sempre creato imbarazzo e panico. Troppo spesso ho permesso che la sua voce stridula e nevrotica mettesse a tacere le altre. Troppe volte ho rinunciato per paura del suo implacabile dissenso.

Piuttosto che affrontare l’idea di un fallimento ho mollato in partenza. Anche da piccola. Nel dubbio che qualcosa non mi venisse bene, preferivo lasciar perdere.

Ricordo ancora che alle medie, a una partita di pallavolo, le mie compagne di classe mi presero in giro perché alla prima battuta la palla andò a schiantarsi contro le tribune. Loro mi sembravano tutte bravissime e così mi feci esonerare dall’educazione fisica per secula seculorum. Credo di essere l’unica nel mondo che a ginnastica produceva ricerche scritte per arrivare al 6. Il risultato è che non ho mai giocato. Mai. In spiaggia o ai picnic preferivo rimanere in disparte a leggere.

Qualche giorno fa, mentre ero al mare con bambini, ho deciso che quel vecchio giudice brontolone andava affogato a manciate di sabbia e risate. E così, mi sono alzata dall’asciugamano, ho posato il libro e ho preso la palla. I miei figli mi hanno guardato come se avessero visto la fatina dei dentini comparire con due maxi coni grondanti di panna.

Ho giocato con loro, fregandomene del resto. E la cosa strabiliante è che ho scoperto che la palla riuscivo a gestirla decentemente e mi sono divertita. E tanto. Ho passato in rassegna tutte le cose che avrei voluto fare e di cui mi sono privata per dar retta alle mie pippe mentali. Le occasioni perse, i successi non goduti ma nemmeno tentati.

Ho deciso di iniziare un programma di settaggio dei miei blocchi mentali e sabotatori. Non so se ci riuscirò.

Ma provarci vale sempre la pena.

giudice interno

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  1. Ognuno ha il suo e il tuo non mi sembra così severo, si può vivere perfettamente senza sport e non è per forza indispensabile mettersi sempre in gioco nella vita. Avevi paura di candidarti al consiglio d’istituto? Chisssenefotte!!! Non hai avuto il coraggio d’iscriverti al corso di recitazione? Pazienza….. L’importante è riuscire ad aprirsi alle persone che si amano.

  2. Ti stimo. Io con la palla a volo (ma con le palle in generale, eccezion fatta quelle da baseball) ho un rapporto conflittuale dall’età di tre anni…

  3. Ciao bella, scusa l’assenza ma sono stata nel mio resort preferito a combattere un’infezione che ora sta regredendo.
    Bello questo post, a fanculo il giudice morale con i suoi stupidi blocchi.
    Ti affilo l’ascia di guerra?
    Bacioni!

    ps: per caso hai fatto anche il Pride di Milano?
    Io l’ho perso ma doveva essere proprio bello!

  4. Patrizia dice

    Se mi posso permettere…masssì che si concretizzerà!
    Tentare, buttarsi, lasciarsi andare…..a chi importa se non siamo perfette?
    E te lo dice una che di freni inibitori ne ha avuti e ne ha! Noi siamo i peggiori giudici di noi stessi, nessuno riesce ad essere più duro ed inappellabile, a frustrare quotidianamente le nostre aspirazioni …fino al giorno che…paf! Il desiderio di esprimere quella parte di noi ha la meglio sul giudice.
    Io tre anni fa ho iniziato un corso di avviamento all’espressione teatrale di cui sono molto fiera, e a cui devo molto di ciò che ti sto scrivendo.
    DIAMO SCACCO AL GIUDICE!

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