Nuda veritas
17 Commenti

È partita l’onda Pride! Vademecum per disfattisti e polemici

Ogni anno, con l’inizio della manifestazioni del Pride, si accendono le solite polemiche. Siccome mi sono stufata di rispondere singolarmente, ho deciso di aggregare in questo post le obiezioni che ogni volta mi sento rivolgere. Il motivo? È giugno, fa caldo e non ho più voglia di sprecare tempo a spiegare ovvietà. Preferisco dedicarmi al gelato e a contare le lucciole (gli animaletti sbrilluccichini, non le signorine sui viali) nel giardino.

onda pride 2015

Che bisogno c’è di manifestare?

Ammetto che di primo acchito mi viene da rispondere: che bisogno hai di respirare? Poi mi trattengo cercando di essere più assertiva. Il bisogno di scendere in piazza numerosi deriva dal fatto che in questo Paese ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B che non possono godere di diritti fondamentali quali: assistenza della persona amata in ospedale, riconoscimento del figlio da parte del genitore non biologico nelle coppie omosessuali, reversibilità della pensione. Questo tanto per citare i principali. Credo che basti l’empatia di un moscerino della frutta per rendersi conto della gravità della situazione. Se volete piangere un po’ per capire la differenza tra noi e un’isola ultracattolica che ci dà una pista in materia di matrimonio egualitario, guardate questo video.

Ma tu fai già tanto casino col blog, ci metti tutta la tua vita in piazza, non ti basta?

No, non mi basta. È come dire che siccome faccio la spesa non ho bisogno di andare al ristorante. Quando ho deciso di aprire questo blog e metterci non solo la mia di faccia, ma anche quella dei miei figli e della mia famiglia tutta, sapevo chiaramente che lo scopo non era quello di rispondere a un bisogno personale e narcisistico, quanto a un vuoto sociale e politico. La mia famiglia per questo stato non esiste e soprattutto le lesbiche subiscono – tra l’altro – il fantasma dell’insensibilità culturale. Esporsi, adesso, è necessario. Troppo facile lamentarsi con le chiappette sul divano.

Ma il Pride è una pagliacciata

Il Pride non è solo la gente che si vede in televisione con lustrini, piume e sbrilluccichini. Ci sono tante famiglie, tanti etero (perché lottare per i diritti umani di una minoranza esclusa non è prerogativa di gay, lesbiche e trans, ma di chiunque si senta chiamato a reclamare contro le discriminazioni) e sì, ci sono pure quelli paillettati. E allora? Vi danno fastidio perché riflettono il sole e vi fanno aumentare i nei? Ridurre tutto alla dimensione di “carnevalata” è ingiusto e scorretto. Poi, se volete credere alla Befana che vi tiene una settimana, fate pure. Ma non lamentatevi, poi, di ricevere carbone.

Se volete saperne di più, potete leggere la storia del movimento (qui) e scegliere a quale manifestazione aderire (qui).

Noi saremo a Roma il 13 giugno e a Milano il 27 giugno. Spero di vedervi tutti!

It’s #Human Pride!

17 Commenti

  1. Annamaria dice

    “Credo che basti l’empatia di un moscerino della frutta per rendersi conto della gravità della situazione”. Hai perfettamente ragione! Sabato ho partecipato al matrimonio di due miei carissimi amici (oltre che miei veterinari di fiducia) ed il sacerdote officiante ad un certo punto ha lanciato una frecciatina ai matrimoni “diversi” sostenendo che l’unico possibile sia quello tra un uomo ed una donna spinti dall’amore di Dio… In mezzo alle lacrime di commozione me n’è scesa anche qualcuna di rabbia mista a delusione, avrei voluto rispondergli che anche noi ci amiamo, che solo da quando ho trovato Valeria la mia vita ha preso il verso giusto, che solo con lei mi è venuta voglia di formare una famiglia ma ho preferito tacere, berci sopra e divertirmi con tutta la combriccola.

  2. ileana dice

    l’unico appunto che faccio da anni è legato alla pubblicità e a quello che si fa vedere…cioè ” i paillettati” come li definisci tu. che per carità sono i benvenuti, ma i culi di fuori e tette al vento danno ancora di più la visione di “gente malata” come ci definisce la maggioranza della popolazione italiana. Stiamo manifestando per dei diritto e non la volgarità del costume o di quanto siamo belli e fighi…Colorati, allegri, scenografici si ma volgari no… perchè alla fine nelle interviste in tv ci va a finire quello con il culo di fuori e siamo sempre allo stesso punto, gabbia di matti ecc…. Da lesbica sono stanca di sentire “ma i froci sono quelli vestiti da donna, quelli nudi, ecc…. Sarebbe bello manifestare come siamo tutti i giorni e non per quello che alcuni noi si mostrano\trasformano nella vita notturna… Non scorderò mai in coda al carro del dgp, di qualche anno fà, un strans vestito da donna in tailleur bellissima, elegante e con stile… quello si è manifestare con dignità e sobrietà. Per il resto delle perfomer c’è sempre la sera per scatenarsi. Ostentare solo per farsi vedere non serve a nulla, non è carnevale ma una manifestazione colorata, allegra, scenografica ma sempre una manifestazione.

  3. Ciao bella,
    ho letto con il cuore in mano il tuo post e mi ci ritrovo pienamente. È esattamente come nella lettera che ho scritto a Renzi: finchè i cittadini omosessuali non avranno diritti (diritti peraltro, porca miseria, garantiti dalla Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo… diritti che però sono solo sulla carta!) allora essi non saranno cittadini ma solo persone di serie B che non valgono niente.
    Parafrasando Shylok: non ha sentimenti un omosessuale, non respira, non dorme, non ride, non piange, se gli fate male non prova forse dolore?
    Che siamo, meno delle bestie?
    Io voglio una Selma qui accidenti, voglio vedere tutta l’Italia indignarsi e battersi, basta dire “gli omosessuali sono contro natura, sono malati” e altre str*****e simili (evito turpiloqui per non rovinare il tuo bel blog).
    E poi la tua frase “le lesbiche subiscono – tra l’altro – il fantasma dell’insensibilità culturale” è la ciliegina sulla torta e un altro motivo per cui muovere i sederini e lottare.
    Un abbraccio!

  4. Peccato che non possa rebloggarlo, anche io mi sono rotta di spiegare sempre le stesse cose ogni anno!
    E voglio aggiungere che voler “eliminare” dal Pride chi si veste di piume e sbrilluccichini è ingiusto proprio dal punto di vista del significato del Pride, ovvero libertà di essere. Finché la legge ti permette di vestire in quel modo, dov’è il problema? La gente non va così al supermercato. Inoltre, sono state le Drag Queen ad accendere il movimento, è anche grazie a loro se possiamo festeggiare e manifestare.
    Tra l’altro, il volerli eliminare è proprio lo stesso concetto sbagliato degli omofobi: “perché se vogliono essere considerati normali non sono come sono io?”. Il fatto è che non devono darci i nostri diritti in base a come siamo vestiti, ma in base alla nostra esistenza, in base al nostro esserci.
    La carnevalata, poi, è pure bella e ci si diverte, alla faccia loro 😛

  5. emanuela dice

    il gay pride del 2009, qua a genova, è stata in assoluto la più bella festa cui ho partecipato nella mia vita. Gioia allo stato puro, 9 ore di canti e balli, persone splendide che ho conosciuto cantando, camminando e ballando, unione, solidarietà. C’erano i trans ” storici” genovesi, assieme a Don Gallo, felici di esserci. C’erano pure pailettes lustrini e altre ” carnevalate”, come vengono definite: e allora? Erano semplicemente una favola!
    una abbraccio
    Emanuela

  6. Dan dice

    Ah ma se siete a Roma ci si vede!!! Ci sarà anche la mia “bimba” quasi quattordicenne e perchè no, una sua amichetta…alla quale spiegherò che non deve venire con la stessa disposizione d’animo di quando va al bioparco!
    Marta sarebbe al suo primo Pride, finora evitato per paura delle reazioni scomposte del padre…sono felice che venga con me.

  7. cristiancantoro dice

    Cosa intendi con “[…] e soprattutto le lesbiche subiscono – tra l’altro – il fantasma dell’insensibilità culturale.”? Cos’è “il fantasma dell’insensibilità culturale”?

  8. Io sono stata al Venezia Pride l’anno scorso con mio marito e ci è sembrato bellissimo manifestare tutti assieme, lustrini compresi!
    Siamo frequentatori del Pride Village di Padova da quando l’hanno aperto ed è un evento molto bello, ma manifestare per le vie e le piazze della città ha un significato diverso, ti fa uscire “dal ghetto” e mostra alla gente la realtà della pluralità umana. Go girlsss!!!

Rispondi