Nuda veritas
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Come rovinarsi il personal branding con un semplice post

Si parla tanto di coerenza d’immagine tra online e offline e io stessa nelle mie lezioni sottolineo l’importanza di curare la propria reputazione su internet.  Se sei un serio – super – fanta – mega manager non è il caso di mettere le foto di te ubriaco il giorno della laurea su LinkedIn o  se gestisci un’associazione filantropica forse sarebbe meglio evitare di linkare i post di Salvini. Ognuno ha i propri valori e il mondo reale e quello virtuale non sono due universi separati.

Il mio personal branding prevede che io sia me stessa, sempre e comunque, con pregi e difetti. Questo mi permette di selezionare a monte i miei clienti e di non dovermi censurare con nessuno. Ma un minimo di contegno l’ho applicato sempre. Sempre fino a sabato sera.

Sono andata a Roma venerdì all’alba per chiacchierare di social media e web strategy in un’aula. No, tranquilli, non vi ammorbo con il resoconto della lezione.  È che mi piace proprio tanto il mio lavoro e finisco sempre per divertirmi tantissimo. Ed è immancabile il selfie di gruppo.

formazione digitale

Uscita da lì sono volata (per quanto si possa volare sul raccordo) dall’oculista. Dopo 10 anni che non facevo un controllo e stando 16 h al giorno davanti al pc, ho vinto pure il premio Mister Magoo. Ne sono uscita 40 minuti più tardi conciata come la sorella brutta di Alien, con le pupille della stessa dimensione dell’iride.

Mamma, se stai leggendo, giuro che non mi ero fatta le canne.

visita oculistica

A quel punto dovevo vedere due amiche per mangiare una pizza. In realtà le ho pure incontrate, ci siamo abbracciate e abbiamo riso tanto. Ma a vederle mica ci sono riuscita. Non mi funzionava la messa a fuoco. È stato come parlare tutta la sera a dei quadri impressionisti in movimento.

amiche

Il giorno successivo abbiamo incontrato Flavia. L’obiettivo era fare il punto su alcune robe di lavoro e gironzolare per Roma. E così, il pomeriggio è trascorso tra appunti in agenda, la mostra di Matisse, gabbiani guardoni e cagoni, spritz e foto turistiche.

Ma il meglio di noi l’abbiamo raggiunto dopo cena. Decidiamo di fare due passi, almeno per smaltire 47 delle 387487 calorie che la cucina tipica romana ci ha lasciato in eredità per spalmarle sul giro vita.

E senza nemmeno accorgercene, ci troviamo in un piazza illuminata dalle luci di un palco. Il sound è inconfondibile: una cover band dei Pooh. Ammaliate da così tanta bella musica, ci avviciniamo tutte e tre trotterellando e arriviamo sotto il palco. Non prima di aver preso la birra a una bancarella. Perché noi siamo ggiovani.

Ed eccoci qui, in tenuta estremamente professionale a dimenarci al suono irresistibile di Ohhh, piccola Katyyyy.

personal branding

Però una cosa va detta. Noi abbiamo toccato il fondo, uccidendo per sempre l’immagine di professioniste serie e figue (e ci siamo pure divertite), ma abbiamo trovato chi ci dava filo da torcere.

Chissà questi qui sotto cosa ne pensano del concetto di personal branding e reputazione online?

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  1. cristiancantoro dice

    In francese “figue” vuol dire “fico” (il frutto), ma è un sostantivo femminile (quindi si dice “la figue” e si pronuncia proprio /la fiɡ/) e “faire la figue” ( /fɛʁ la fiɡ/) significa “prendere in giro”. Vale la pena segnalare anche “ni figue, ni raising” (trad. “né fico, né uva”) che è l’equivalente francese del nostro “né carne, né pesce”. http://dictionnaire.reverso.net/francais-definition/figue

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