Mese: giugno 2015

Non fermate l’Onda!

Questo mese è stato talmente stancante, emozionante, devastante, commovente che – come avrete notato – ho pure un po’ tralasciato il blog. L’Onda Pride è stato davvero un vortice che ha travolto noi persone LGBT e un sacco di etero che, pensa un po’, hanno capito che per sostenere i diritti di una minoranza è sufficiente essere umani. Avete letto, no, quella storia che non serve essere panda per aderire al WWF. Ecco, uguale. Non ci sono parole per descrivere la felicità. Per sentirla, bisogna viverla. Ho sentito un forte senso di appartenenza, sostenuta anche dalla solidarietà di amici che lottano affinché anche la mia vita possa godere della stessa dignità della loro. Che sia per sposare la donna che amo, per assisterla in ospedale o per avere i soldi del mantenimento in caso di divorzio e poter arricchire il mio avvocato che deve cambiare la barca. Pensiamo anche a lui. E alla mia amica che fa la wedding planner. E al mio parrucchiere. E al fioraio del mio paese. E al noleggiatore di macchine. Che sia …

Prendere a mazzate il proprio giudice interno e fare cose mai fatte

Nella palude della mia testolina convivono molte personalità. Alcune simpatiche, altre sociopatiche, alcune polemiche, molte curiose. Mediamente non vanno in contrasto tra di loro. Hanno risolto tutto con una partita a strip poker e non si pestano i piedi a vicenda. Poi c’è lui: il c@g@c@zzi per antonomasia, l’archetipo della frustrazione, il magister dell’abnegazione: il mio giudice interno. Lui vive dentro di me. In qualche angolo dimenticato del mio cervello. È un tipo silenzioso, si muove poco, si nutre delle mie speranze e dei miei sogni e li trasforma in stronzetti al veleno. La sua presenza mi ha sempre creato imbarazzo e panico. Troppo spesso ho permesso che la sua voce stridula e nevrotica mettesse a tacere le altre. Troppe volte ho rinunciato per paura del suo implacabile dissenso. Piuttosto che affrontare l’idea di un fallimento ho mollato in partenza. Anche da piccola. Nel dubbio che qualcosa non mi venisse bene, preferivo lasciar perdere. Ricordo ancora che alle medie, a una partita di pallavolo, le mie compagne di classe mi presero in giro perché alla prima battuta la …

Onda Pride: aggiornamenti e un evento a cui non dovete mancare

Breve comunicazione di servizio. Ormai conoscete la mia posizione sul Pride (altrimenti leggete qui e qui). Quindi, dopo Roma, si replica. Sabato 27 a Bologna per il corteo (qui l’evento) Domenica 28 sera a Milano per fare due chiacchiere con me che vi ammorberò con un sacco di boiate riflessioni culturalmente impegnate presso Arcigay Milano – Gruppo Donna (qui l’evento). Chi è nei (ci)pressi e non si presenta verrà colpito da dermatite atopica e puzzette a grappolo.  

Scambiata per una ladra a casa mia: un notturno coming out in mutande

Lo so, sono un disastro cosmico e colleziono figuracce. Ormai ne ho 17 album pieni nonostante non sia mai nemmeno riuscita a scambiare i doppioni con le mie amiche. Sono distratta, smemorata. Il mio cervello si fissa da sempre su dettagli insignificanti, particolari, visi, odori e sfumature. È del tutto impermeabile all’orientamento spaziale – riesco a perdermi in luoghi a me noti – agli appuntamenti, alle incombenze e pure alle ricorrenze. Coi numeri, poi, sono sempre stata una frana. Proprio non riesco a memorizzarli. Del tipo che mi ricordo solo il fisso dei miei genitori. E solo perché sono nata nell’epoca in cui i telefoni stavano legati al muro tramite un filo e per digitare il numero c’era da infilare le dita nella ghiera coi buchetti. Più di una volta ho bloccato il bancomat e il telefono. L’altra notte, mentre ero già nel letto appallottolata al cuscino mi sono ricordata che non avevo portato fuori Iole per la consueta piscieggiatina serale. Nina ronfava bellamente già da un po’ e ho avuto pietà di lei. Ancora mi …

Maturità, t’avessi preso prima.

Stanotte mi sono svegliata verso le 3. Avevo un dolorino insistente in bocca, proprio in fondo. Sono andata in bagno e ho notato che il mio dente del giudizio, quello cui ormai avevo rinunciato, ha deciso finalmente di far capolino nella mia arcata dentaria. Eureka! Ho pensato. Domani mi sveglierò e sarò la persona più saggia del pianeta. Resetterò le mie paranoie esistenziali, i miei vuoti cosmici, la mia inutile introspezione compulsiva, l’abitudine di avere la musica nelle orecchie tutto il giorno. E invece ho aperto gli occhietti cispiosi alle 7 e sono sempre la solita bischera. Oggi che tanti ragazzetti sono impegnati con il primo vero esame della loro vita, l’esame di maturità,  il mio cervello è andato a ritroso a ripescare pezzi di vita che in parte avevo rimosso. Al liceo non ero una sgobbona, navigavo nelle acque rassicuranti dell’aurea mediocritas e studiavo solo quel che m’interessava, tralasciando il resto. La prova d’italiano non fu un problema, ho sempre scritto con estrema naturalezza e il foglio bianco non mi ha mai impressionato. Con …

Roma Pride 2015: un’onda di emozioni e orgoglio

Mi sento ancora in balia delle emozioni e sopraffatta dallo stupore e dalla gioia. Mi spiace se troverete questo post al limite dell’iperglicemia. Tanto di qualcosa dovrete pure morire. Dicevo. Quest’anno sono riuscita ad andare al Roma Pride con tutti i bambini al seguito. Non c’erano mai stati ed erano un po’ resistenti, secondo me pensavano di essere trascinati ad una manifestazione triste, grigia e sfigata tipo Family Day. Ovviamente in casa sentono parlare di diritti e uguaglianza da quando sono nati e non è stato difficile appassionarli. Ariele ha persino rinunciato alla gara di pattinaggio della morosa. Le ultime loro resistenze sono crollate quando siamo arrivati in una piazza grondante musica, colore, entusiasmo e voglia di esserci. Persone di tutte le età, vecchi, giovani, bambini, di tutte le razze, vestiti normali, stravaganti, eccentrici, con gli striscioni, con le bandiere, coi palloncini, con le pistole ad acqua, con le ghirlande e con un unico denominatore: la consapevolezza dell’importanza di essere scesi in strada per uscire dall’ombra, per riprendersi la propria vita, quella dei propri figli …

È partita l’onda Pride! Vademecum per disfattisti e polemici

Ogni anno, con l’inizio della manifestazioni del Pride, si accendono le solite polemiche. Siccome mi sono stufata di rispondere singolarmente, ho deciso di aggregare in questo post le obiezioni che ogni volta mi sento rivolgere. Il motivo? È giugno, fa caldo e non ho più voglia di sprecare tempo a spiegare ovvietà. Preferisco dedicarmi al gelato e a contare le lucciole (gli animaletti sbrilluccichini, non le signorine sui viali) nel giardino. Che bisogno c’è di manifestare? Ammetto che di primo acchito mi viene da rispondere: che bisogno hai di respirare? Poi mi trattengo cercando di essere più assertiva. Il bisogno di scendere in piazza numerosi deriva dal fatto che in questo Paese ci sono cittadini di serie A e cittadini di serie B che non possono godere di diritti fondamentali quali: assistenza della persona amata in ospedale, riconoscimento del figlio da parte del genitore non biologico nelle coppie omosessuali, reversibilità della pensione. Questo tanto per citare i principali. Credo che basti l’empatia di un moscerino della frutta per rendersi conto della gravità della situazione. Se …

Altro giro, altra corsa: è arrivata Danielle

Quando le abbiamo aperto la porta, ci siamo trovati davanti la versione australiana di Barbie. Bionda, occhi azzurri e fisico atletico. Una Barbie con un sorriso accattivante e lo sguardo vispo, due bicipiti rubati a Ken e una simpatia che supera le barriere linguistiche. Dopo due ore dal suo arrivo aveva già riordinato la cucina, messo in ordine le scarpe abbandonate davanti all’ingresso che conferivano un aspetto moschea style alla nostra magione, strappato l’erba tra i sassi del vialetto e insegnato frasi di conversazione a Brita. Danielle non riesce a stare ferma mai e qui sembra il regno di mastrolindo, con la differenza che invece del pelato palestrato, in casa si aggira 1 metro e 80 di bionda abbronzata. #capitemi. I bambini sono entusiasti, non smettono di parlare con lei, di cercarla per i giochi. Anche Ariele è vi – si – bil- men – te contento. Non pensate male, l’abbiamo capito perché ora si fa la doccia spontaneamente senza bisogno di ricattarlo, minacciandolo di postare le foto di lui zozzo nel gruppo whatsapp dei suoi compagni …

Come rovinarsi il personal branding con un semplice post

Si parla tanto di coerenza d’immagine tra online e offline e io stessa nelle mie lezioni sottolineo l’importanza di curare la propria reputazione su internet.  Se sei un serio – super – fanta – mega manager non è il caso di mettere le foto di te ubriaco il giorno della laurea su LinkedIn o  se gestisci un’associazione filantropica forse sarebbe meglio evitare di linkare i post di Salvini. Ognuno ha i propri valori e il mondo reale e quello virtuale non sono due universi separati. Il mio personal branding prevede che io sia me stessa, sempre e comunque, con pregi e difetti. Questo mi permette di selezionare a monte i miei clienti e di non dovermi censurare con nessuno. Ma un minimo di contegno l’ho applicato sempre. Sempre fino a sabato sera. Sono andata a Roma venerdì all’alba per chiacchierare di social media e web strategy in un’aula. No, tranquilli, non vi ammorbo con il resoconto della lezione.  È che mi piace proprio tanto il mio lavoro e finisco sempre per divertirmi tantissimo. Ed è immancabile il …