Nuda veritas
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L’esperienza con la ragazza alla pari (il bilancio)

Esasperate dalla logistica folle cui siamo sottoposte, avevamo deciso di trovare una ragazza alla pari e ci siamo affidate a workaway [per chi si fosse perso la puntata precedente, può leggere qui].

L’esperienza con Katie si è conclusa, come stabilito in partenza, dopo 15 giorni. E col senno di adesso siamo in grado di stilare un bilancio.

ragazza alla pari

Le robe positive

#1 Abbiamo comunicato in inglese. Non molto, non quanto avremmo voluto. Ma almeno adesso mi è chiara la differenza di pronuncia tra pitch e peach. Che sono informazioni utili se sei in giro per il mondo e non vuoi scrivere un post  a pèsca o mangiarti una bozza prima del caffè.

#2 I bambini hanno avuto compagnia. Non molto, non quanto avremmo voluto. Ma almeno Brita ha imparato la canzone di Frozen con una pronuncia molto cool che ha riscosso grande successo tra le sue compagne di asilo. Solo che adesso vuole costringerci ad emigrare al polo nord perché è convinta di essere Elsa.

#3 Abbiamo imparato che i nostri bagni sono insufficienti per 5, figuriamoci per 6. Effettivamente non serviva ospitare una ragazza alla pari per provare l’assoluta scientificità della legge di Murphy per cui la cacca scappa a tutti nel momento in cui il bagno è occupato. Cosa c’è di positivo? Me lo sto chiedendo anche io, ma chiudere a 2 mi pareva triste.

Le robe da migliorare

#1 Avere un’idea più chiara e definita di quali mansioni dovrà svolgere la persona ospitata. Noi avevamo confidato nello spirito d’iniziativa e abbiamo toppato. La nostra casa faceva più schifo di prima perché ci scocciava chiedere aiuto a lei e lei si rintanava in camera a fare yoga e guardare film.

#2 Gestione della connessione internet. Abitando nel RegnoSperdutoDiNonSoDove non abbiamo l’adsl ma il satellite senza flat. Il che implica che se la ragazza si attacca a vedere film in streaming, i giga finiscono e io per lavorare sono costretta ad andare al bar del paese cercando di concentrarmi tra decine di vecchietti sordi che giocano a briscola.

#3 Se una delle mansioni della tata è la conversazione con i bambini è meglio stabilire degli orari e creare un calendario. I nostri bambini all’idea di doversi sforzare a comunicare preferivano la fuga in giardino a far compagnia alla pecora. Ora belano meglio di prima.

Le robe negative

Il mio senso dell’umorismo (già malsano nella mia lingua madre) tradotto in pessimo inglese è terrificante.

P.S.

Dal 1 di giugno arriva un’altra ragazza. Vediamo se la prima esperienza ci ha insegnato qualcosa.

 

 

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  1. Prendete una tata inglese, lei saprà apprezzare il tuo senso dell’umorismo, essendo notoriamente affetti da non-sense of humor!! 😀

  2. Ogni esperienza ha i suoi lati negativi e positivi. Il lato negativo è tutto ciò che di sconveniente e disagiante può nascere da un contatto, ma l’altro è che qualsiasi esperienza insegna sempre qualcosa indipendentemente dal suo esito e dal suo contesto. Il fatto che i vostri figli abbiano imparato a belare meglio di prima ad esempio, è qualcosa di sensazionale! 😀

    Un abbraccio

    M

  3. Ma perché diobbono vi dovete sempre impegolà in queste cose strane. Già siete strani di vostro con la vostra famiglia strana, perlomeno dovreste cercare di fare cose più normali del tipo abitare in un condominio dove i bambini non possono giocare in cortile invece di una Corte Gaia e di viaggiare per i cavoli vostri invece di prendere autostoppisti internauti. Non bisogna per forza provare di tutto nella vita! 🙂
    Ahahahah!!!!! Bastava chiedere. Se volevate uno che si rintanasse nella sua caverna a guardare film vi mandavo mio figlio……

  4. Questo della ragazza alla pari è interessante, ai miei tempi, sapevo di alcune ragazze che erano andate in Inghilterra, ma non so se dall’Inghilterra venivano da noi. L’unica che conoscevo aveva dei pessimi giudizi sulla famiglia in cui era stata. Fare dell’umorismo con l’inglesi non conviene mai.

  5. luana dice

    Ciao io invece sto facendo la ragazza alla pari, quindi sono dal lato opposto! Sono in Austria da un anno e tra 2 mesi termino questa avventura. Secondo me è sempre un terno al lotto trovate la giusta ragazza e la giusta famiglia ma sono sicura che se metti in chiaro i compiti da svolgere vi troverete bene.

  6. Penso che converrà fare una bella lista delle mansioni che richiedete alla ragazza alla pari così almeno si farà un’idea di quello che la aspetta e vedrà se rientra nei requisiti.
    Mi sarebbe piaciuto tanto provare un’esperienza simile ma la salute non me lo ha mai concesso 🙁
    Attendo post sulla nuova ragazza alla pari e speriamo che vada tutto bene!

    ps: Brita è una grande!

  7. luana dice

    Come qualcuno ha scritto nei commenti precedenti è bene fare una lista delle mansioni che vuoi affidare alla ragazza. Solitamente la aupair si occupa dei bimbi e di tutto ciò che ruota intorno a loro (riordino della camera e dei giochi, merenda, bagnetto, potarli-prenderli ae da scuola) e svolge piccole mansioni domestiche come carico scarico lavastoviglie, lavatrice. In base al paese ospitante si lavora dalle 20 alle 30 ore settimanali con i weekend free. A vilte può essere chiesto di lavorare anche la sera ma poi ci si mette d’accordo per recuperare le ore in più. La ragazza alla pari dovrà essere aiutata per la ricerca di corsi di lingua e se si vuole anche nelle attività di svago, i corsi di lingua vengono finanziati per metà dalla famiglia ospitante. Non è necessario creare un network di persone accanto a lei ma sarebbe preferibile metterla in contatto con ragazzi della sua età, almeno si sentirà più integrata e non vorrà scappare via. Se hai bisogno di saperè di più o conoscere la mia esperienza nel dettaglio puoi contattarmi.

  8. Ciao, che ridere mi ha fatto questo post! Anni fa anch’io ho fatto la ragazza alla pari in una famiglia inglese. Sono stata 7 mesi da loro. Era tutto molto organizzato e stabilito a priori: dovevo occuparmi dei 2 bambini (mi sembra 5 ore al giorno, non ricordo esattamente), preparare per loro il pranzo, bagnetto, accompagnarli al playgroup (ah, la guida all’ingleseeee, ero terrorizzata), oltre al gioco e alle cose belle da fare insieme. Un giorno a settimana aiutavo nelle pulizie (4 ore). Avevo sempre weekend liberi e il corso di inglese da frequentare. Inoltre ero molto, molto integrata nella famiglia, che amava coinvolgermi e farmi sentire “a casa”. Bravissime persone, molto accoglienti, ma esigenti. Ricordo che una volta la signora mi chiamò da parte e mi chiese con aria preoccupata: “Francesca, posso chiederti come mai lasci sempre i cassetti e gli sportelli aperti???”. Oops, e pensare che non me n’ero mai accorta! Ma a distanza di anni devo dare ragione alla signora inglese: continuo a lasciare tutto aperto, ma almeno adesso ne sono cosciente. In bocca al lupo per la prossima in arrivo!

  9. Ohi, ragazze, vi faccio una proposta oscena: ma la zia italiana au pair no?? Offresi zia italiana, munita di cane dimensioni minime molto socievole e entusiasta del contatto con i bimbi (il cane).
    Cucino assai bene e mi piace farlo (faccio la cuoca a domicilio normalmente), carico e scarico la lavastoviglie, anche la lavatrice, via. Guido molto bene, pur non essendo munita di automobile propria.
    Piaccio moltissimo ai bambini, dio sa perché, visto che sono anche abbastanza severa, nel caso.
    Posso insegnare ai bimbi bricolage, cucina, matematica (in cui sono assai bravuccia), assisterli nei compiti, spupazzarli in giro, bagnetto, giochi sfrenati e tecniche di addestramento (adattabili a cani e bambini). Posso parlare francese, in inglese faccio abbastanza schifetto.
    Nel caso serva uso piuttosto bene gli strumenti tecnologici (computer, tablet e altre amenità). Provare per credere. In fondo è come fare una vacanza-lavoro in fattoria.

  10. patrizia dice

    Tra i vantaggi potremmo annoverare quello di riprendere a giocare a briscola con gli allegri vecchietti??! Scherzo!!! @affidatevi ai saggi consigli 😉 di Luana, mi pare sappia il fatto suo la ragazza! …e si’ poi, son d’accordo con francesca, …i vostri racconti son stati un flahback nel passato nella mia old experience di aupair, avevo 18 annia ero a Londra, …baby sittavo la piccola tigre, davo una mano in casa, weekend libero e pomeriggi al college, tutto era ben organizzato e stabilito dalla mamma di famiglia, è stata un’ottima full immersion, e a distanza di tempo trovo che quella precisione,quell’ inquadramento” è stato un ottima piattaforma…
    Aspettiamo news della prossima♥♡

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