Nuda veritas
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La sorellanza non è questione di sangue

Margherita e Margherita non sono sorelle, ma si considerano sorelle; che detto così sembra un indovinello di quelli che mi faceva mia nonna ed era pressappoco: “Pianino e adagino andarono in giardino: chi erano?”.

Invece è la storia di una sorellanza di cuore ma non di sangue.

Ita (Margherita la figlia di Nina, a beneficio di chi ancora non lo sapesse) e Brita (Margherita, mia figlia) si sono conosciute un paio di anni fa, esattamente nello stesso preciso istante in cui io ho conosciuto Nina, all’epoca in cui eravamo due amiche virtuali che s’incontrano per passare un fine settimana insieme con la rispettiva figliolanza.

La mia relazione amicale si è trasformata in una relazione d’amore e la convivenza è arrivata dopo quasi un anno di andirivieni sulla A1, pipì all’autogrill e buste di caramelle gommose per distrarre i bambini nelle ore di viaggio.

I primi mesi di convivenza sono stati duri per tutti: per Nina e me che, nonostante l’entusiasmo, ci siamo pestate i piedi a sangue sui vari – Chi fa cosa e Come lo fa e Io ho sempre fatto così e anche Sticazzi – e per i bambini, che si sono trovati in un nuovo contesto familiare e hanno dovuto resettare modi di fare e consuetudini. Per loro ha significato doversi confrontare con una nuova persona adulta in giro per casa e altri bambini piovuti quasi dal cielo e dover metabolizzare una nuova idea di famiglia. Giocavano insieme, litigavano, facevano pace e poi il ciclo iniziava di nuovo.

Spesso ci siamo sentite scoraggiate e in certi momenti solo l’affetto di chi faceva il tifo per noi ci ha tenuto insieme e ci ha permesso di superare  momenti di crisi che non promettevano niente di positivo.

Solo negli ultimi tempi, il clima di scazzo&gioia che si respira in casa, ci ha fatto capire che il peggio è passato e la mescolanza di cuori e teste è riuscita. Nina ed io abbiamo imparato ad interpretare e a reagire in modo efficace ai rispettivi “cambi di luna” (leggi: giornate di merd@ in cui litigheresti anche con Gandhi portandolo al tuo livello di rabbia gretta ed incivile). I bambini sono affiatati così tanto che ormai si considerano, quasi sempre, un unico blocco da tre.

Ieri Brita è andata con i suoi compagni 5enni a visitare la V elementare e quando si è trovata davanti Ita le si è tatuata addosso e non l’ha mollata più per tutto il tempo di permanenza nell’aula. Quando sono andata a riprenderla c’era Brita che in mezzo alla classe teneva un discorso, tipo messaggio alla folla:

–  Quella è mia sorella Margherita, ma non è una sorella proprio. È la figlia della moglie di mamma, che però ancora non si sono sposate perché qui la legge non vuole. Io le voglio bene come se fosse mia sorella vera.  A me sorellastra non piace, perché sa di cattivo. Quindi io dico che è mia sorella anche se non lo è. E poi ci chiamiamo uguale, ma le mamme mica lo potevano sapere che si sarebbero conosciute dopo che eravamo nate e si sarebbero innamorate! Per questo a casa ci chiamano Brita e a lei Ita, perché sennò ci sbagliamo!

Non so quanti bambini siano riusciti a seguire il suo ragionamento, anche perché parlava velocissima, come fa quando è emozionata. So solo che c’era una decina di bambini che la guardava a bocca aperta e sorrideva.

Che poi magari il discorso non l’hanno capito, ma l’amore quello sì, quello i bambini lo capiscono sempre.

La sorellanza

 

 

37 Commenti

  1. Giada dice

    Brividi…si si…ho i brividi…l’amore trionfa sempre! Avanti tutta così <3

  2. avra’ sicuramente aiutato, per quanto possibile, altri che si ritrovano eventualmente anche loro alle prese coi figli del nuovo compagno o nuova compagna di mamma/papa’

  3. Insolito dice

    E così fu che partono gli occhi a cuore per la famiglia “nina-veronica-bambini”!!!

  4. Irene dice

    Bellissimo post!
    Qui i tre bambini si cercano di continuo…considerando tra l’altro, che due hanno un mese di differenza e che tutti credono gemelli.
    Si cercano per fare merenda assieme, si cercano per litigare, si cercano per giocare…
    Un minuto si amano, il minuto dopo si odiano…come tutti i fratelli che si rispettino!

  5. Ivonne dice

    mentre leggevo quanto hai scritto sopra, rivivevo la stessa situazione che ho vissuto, quando sono andata a convivere con la mia compagna Jenny, anche lei con due figli maschi. Loro si trovavano una persona in più adulta in casa, e piano piano ho preso un significato al mio ruolo, ora la famiglia si allarga perchè aspetto due gemelli e si sta già litigando per i nomi ah ah ah ah però sono contenti di avere una sorellina e un fratellino in più, anche se non sono di sangue, certo poi magari le gelosie usciranno dopo ma per il momento c’è gioia e serenità nell’aspettare due piccole creature che apriranno i loro occhietti al mondo.

  6. Non dirlo a nessuno, non vorrei scatenare una rivolta dell’associazione dei padri separati. Per mia figlia io sono il suo papà anche se legalmente sono il suo patrigno, sccchhhh….. lo dico a voce bassa anche se non c’è niente di male considerare come famiglia tutti gli individui che convivono sotto lo stesso tetto e si vogliono tanto bene. Ma non so perché il Vaticano non vuole, che poi è uno Stato estero. Da oggi in poi seguirò i regolamenti di S.Marino, niente tasse e non pagherò più l’IVA su tutto ciò che andrò ad acquistare!

  7. Luca dice

    -Ma non starai mica piangendo?
    -No, è che mi è entrata una bruschetta nell’occhio…

    <3

  8. speakermuto dice

    Mi sa che Brita ha preso da te l’arte di comunicare. A quando un blog? :^)

    P.S.: <3

  9. emanuela dice

    i bambini hanno questo grande dono, capire con la pelle e con il cuore e rendere semplice tutto, perchè tutto potrebbe essere semplice, se non ci si mettessimo noi adulti con le nostre sovrastrutture stronze……..
    un bacio a tutti, bimbi e grandi . Emanuela

  10. Io adoro mio fratello, e’il mio migliore amico, pero’avrei tanto voluto una sorella e cosi’da adulta me ne sono scelta una!

  11. Marina dice

    Come si dice, gli amici li scegliamo, i parenti no. Per sottolineare che il legame di sangue non è poi tanto sufficiente per acquisire il titolo nobiliare di “sorella”, per entrare nel circolo sacro della “sorellanza”. Che poi tutto questo sia espresso (tutto d’un fiato 🙂 ) da una bambina è ancora più bello e commovente. Poi si cresce, e c’è il rischio che si venga irretiti nei luoghi comuni, nel comune senso dell’omologazione religiosa e culturale. Sarebbe bello invece tornare a vedere le cose come un bambino, vere, così come sono. Senza fronzoli e cornicette. L’amore vero, insomma.

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