Nuda veritas
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Storie di passaggio

Domenica, di ritorno da una trasferta lavorativa, ho scoperto che uno sciopero del personale ferroviario mi avrebbe paralizzato in un limbo di attesa, impedendomi di rientrare a casa.

Pur essendo una persona mediamente ansiosa, quando mi rendo conto di non aver alternativa il mio cervello si quieta. Entro in uno stato di grazia dovuto all’impossibilità di apportare alcuna modifica a quello che sta succedendo. Così ho fatto l’unica cosa che potevo fare in quel momento. Ho aspettato.

Invece di buttarmi a capo fitto nel lavoro arretrato e anestetizzarmi dietro lo schermo dello smartphone, ho camminato lentamente. Sono arrivata al bar, trascinandomi dietro il bagaglio. Intorno a me gambe veloci e ruote saettanti di valigie colorate e di varie dimensioni. Ho atteso con calma il mio turno alla cassa. Ho ordinato un caffè. Mi sono ipnotizzata per qualche secondo di troppo sulle piccole onde increspate dal cucchiaino nella tazzina. L’ho assaporato lentamente, godendomi la sensazione amarognola che si adagiava sulla parte posteriore della mia bocca. Sono uscita come sono entrata, a passi piccoli e misurati.

La stazione sembrava un formicaio nel panico. Molte teste voltate all’insù a guardare i cartelloni con gli arrivi e le partenze. Tutti in attesa dell’oracolo che dicesse loro quando avrebbero raggiunto la propria Itaca. Chi scuoteva il capo con rassegnazione, chi imprecava, chi parlava al telefono. Più il tempo passava, più la stazione si riempiva. Ormai diventava sempre più difficile trovare un posto a sedere e così iniziavano i primi sit in improvvisati. Chi usava una valigia, chi una borsa per reclamare un angolo di marciapiede non bagnato dalle impronte piovose.

Io ho cercato un grandangolo che mi permettesse di osservare tutta la zona coperta della stazione. Cercavo storie. E le storie hanno trovato me. E tutte parlavano d’Amore.

L’Amore deluso

Un ragazzo, in piedi ad osservare il cartellone con nervosismo sempre crescente. Teneva in mano un grande mazzo di gerbere circondate da una solare carta arancione che strideva con il grigio che dominava l’aria. In pochi minuti la sua espressione è mutata dal nervosismo alla disperazione. Appoggiava il peso ora su una gamba, ora sull’altra. Si è girato di scatto, come colto da una folgorazione. Ha buttato i fiori in un cestino e si è allontanato guardando per terra.

L’Amore spezzato

Accanto a me si è seduto un uomo di mezza età. Piangeva in silenzio. Si è accorto che lo guardavo. Si è soffiato il naso e con un filo di voce mi ha detto: “Ero a Milano. Mi ha chiamato mia madre per dirmi che mio padre sta morendo. Ha avuto un infarto. Devo andare a Salerno e quando arriverò sarà troppo tardi. Tardi per poterlo abbracciare un’ultima volta.”

L’Amore gioioso

Una famiglia giapponese si era seduta proprio nel centro della hall. Gli adulti parlavano tra di loro e guardavano una guida turistica. Un bambino di circa otto anni ha preso una bambina più piccola per mano. Hanno iniziato a ballare una musica che era solo nelle loro teste. I loro passi veloci e le loro risate hanno attirato molti sguardi. La  tensione che galleggiava sui volti delle persone in attesa, ha lasciato il posto a sorrisi sempre più luminosi. Una ragazza ha estratto un violino da una custodia ed ha iniziato a suonare. Il tempo si è cristallizzato. Sono accorsi altri bambini e si sono uniti alla danza. In un angolo due adolescenti  si sono mangiati di baci seguendo la melodia del violino.

Io mi sono riempita gli occhi di immagini e la pelle di Amore, perché a prescindere dalla forma che l’Amore può assumere, rimane la forza più grande che ci muove.

Peccato che non muova anche i treni. Ma questa è un’altra storia.

storie di passaggio

 

22 Commenti

  1. Sissi dice

    Anche io domenica ero in stazione a Firenze, disperata perché dovevo arrivare a Bergamo per poi rientrare in serata a Bruxelles. La gente intorno era molto arrabbiata e inveiva contro quei poveretti malcapitati di turno di Italo e Trenitalia. Nessuno contraddice l’improrogabile diritto allo sciopero, ma se magari fosse organizzato meglio, assicurando comunque un servizio minimo, saremmo tutti più contenti, soprattutto noi utenti… Hai ragione, peccato che l’amore in tutto questo non c’entri, muove mari e monti ma i treni e gli aerei li lascia a terra…

  2. Elisa dice

    Ma quanto sei brava a scrivere?? ogni volta mi sembra di essere li con te e di vedere con i miei occhi quello che stai raccontando..Oggi ho sentito le note di quel violino e mi sono commossa.. Grazie

  3. Racconti Fotografici dice

    Ecco che significa avere il romanzo nel sangue.. Non è il mero saper scrivere perché questa è una capacità tecnica che si può imparare.. E’ la passione attraverso cui i tuoi occhi guardano che rendono visibile la musica delle vite degli altri a chi legge una storia non raccontata ma musicata.
    Alla pari delle tue storie quotidiane dove dipingi scherzosamente con le parole i racconti della tua splendida famiglia.
    Brava, come sempre.

  4. R.Hahn dice

    Quando ci si concede di rallentare il ritmo, si vedono cose solitamente invisibili….

  5. bellissimo post. Mi piacciono sempre ma questo…ha una poesia dentro. Vivendo al rallentatore si vede di più e meglio. Io lo faccio spesso, semplicemente vagando senza meta e con gli occhi e il cuore spalancati.

  6. paola dice

    I tuoi racconti sono davvero coinvolgenti. Sei bravissima a sintetizzare le emozioni, le situazioni, i pensieri senza renderli freddi e schematici. Ho ammirazione per chi riesce a trasmettere tutto ciò attraverso la scrittura

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