L’importanza di metterci la faccia

Aprire e mantenere in vita questo blog è, spesso, una gran fatica. Non ho più argomenti con le amiche, che sono così aggiornate che neppure mi telefonano più. Non ho più segreti con i miei genitori, tant’è che mia madre mi chiama per dirmi se il post le è piaciuto o meno. Non ho più una vita privata, almeno in buona parte.

Molte persone a me vicine mi hanno consigliato di lasciar perdere, di non sprecare energie, di vivere la mia vita senza mettere in piazza le mie vicissitudini familiari. Se vivessi in un Paese che rispetta la mia vita, la mia famiglia, la mia sessualità e la mia affettività impiegherei il mio tempo per altro. Invece ho scelto di non stare zitta e di metterci la faccia.

Stiamo vivendo in un clima di pericolosa regressione culturale, in cui la parte marcia del cattolicesimo sta ingaggiando una battaglia affinché i nostri figli continuino a vivere all’epoca di Giovanna d’Arco, i diversi vengano bruciati sul rogo, le donne siano sottomesse al marito e via così.

Vi metto un po’ di link per approfondire la questione:

La questione del gender 

Il gioco del rispetto e il casino che qualche reduce del feudalesimo ha suscitato

Se invece volete un riassunto esaustivo della vicenda, leggete questo.

Insomma io mi sono stufata. Mi sono stufata di rubare tempo al mio lavoro, alla mia famiglia, ai miei amici, al mio ozio contemplativo per dover spiegare l’ovvio a questi cretini, di sentirmi etichettare come diversa, di essere considerata inferiore perché sono una donna e tutte queste super cazzole.

Sono schifata, ma non starò mai zitta. Perché se raccontare la mia vita aiuta a far vedere che gli omosessuali non sono degli alieni pervertiti, se è di supporto a qualche adolescente che non regge più il peso di sentirsi emarginato e vessato e sta pensando di farla finita, se serve a poter dire ai miei figli “Io ci ho provato a lasciarvi un mondo migliore di quello che ho trovato”, allora il mio tempo e le mie energie non saranno andate sprecate.

E mentre questa brutta gente usa il proprio tempo a seminare odio nel nome di chi predicava amore e comprensione, io ribatterò colpo su colpo.

La mia famiglia esiste. I miei figli sono felici. Io sono una professionista affermata, ma cucino una carbonara da paura.

Se il diverso vi spaventa, non scendete nelle piazze, non scrivete articoli mendaci sui giornali, andate da un bravo analista.

metterci la faccia

Anche Iole ci mette la faccia

 

 

 

 

 

 

 

54 commenti » Lascia un commento

  1. Io mi sarei anche stufata di leggere e sentire la parola DIVERSO, che mi resta ancora un tantino difficile capire diverso da chi, da cosa, e chi te l’ha detto.
    E al prossimo che mi dice ma ” quanto è bella la famiglia allargata” con la faccia di chi vuole dire ” poraccia, c’hai un sacco di problemi ” gli vomito addosso tutto il rancore degli ultimi anni, e poi vediamo chi ci mette la faccia. 😀 😀

  2. Mi sa che Iole ci ha messo la faccia ma soprattutto i denti…come te in fondo! E non servono solo a masticare la carbonara….
    I motivi per tirare avanti sono validi, anche se condivido la frustrazione di avere a che fare con una moltitudine di idioti ipocriti.

  3. Io non ho ancora onestamente capito cosa intendano con teoria del gender, che mi pare avere lo stesso fondamento delle scie chimiche o Rettiliani. Forse costoro hanno manie di persecuzione, quindi ci vorrebbe un esercito di analisti. O un manicomio per imbecilli; ma immagina solo le dimensioni del palazzo…! 😛

    Last but not least, hai tutta la mia stima! 🙂

  4. Ciao Veronica, ti stavo lasciando un commento ma devo aver cliccato altrove, perché è scomparso nel nulla. Peccato. Quello che stavo scrivendo è che è la prima volta che ti parlo, ma ti seguo da tanto tempo e oggi mi sono sentita chiamata in causa quando ho letto “se è di supporto a qualche adolescente che non regge più il peso di sentirsi emarginato e vessato e sta pensando di farla finita”. Ecco, io sono una ragazza di diciotto anni, sono lesbica anche io e faccio piuttosto fatica in questa società. Mi sento praticamente sperduta, come se non sapessi dov’è il mio posto, e il mio cuore è ancora colmo di tutti gli insulti terribili che ho sentito sia nei media che da quelli che consideravo miei amici in tutti questi anni. Però, non per niente, sono esempi come il tuo che mi fanno ricredere e mi danno la speranza di poter vivere anche io una vita più che normale, con i suoi pregi e difetti, le gioie e i dolori, esattamente come fanno le persone eterosessuali. Ho sempre pensato che non mi meritassi di essere felice… per questo, conoscere o leggere di donne più grandi di me che sono la prova vivente che invece è possibile trovare l’amore e avere una famiglia affettuosa mi riempie di gioia. Okay, scusami per il messaggio molto personale, ma pensavo che potesse farti piacere! 🙂

  5. Ti ringrazio infinitamente.
    I tuoi post sono sempre una manna dal cielo, carissima.
    Mi dimostri che è possibile che io mi crei una vita, che non sono anormale.
    Sei il mio sbocco da quasi due anni di silenzio con il resto del mondo e di parlare, parlare (anche se io lo vedo più come un combattere) con mia
    madre.
    Ti ringrazio per il tuo combattere, che mi fa respirare dell’aria pulita.
    (Una di quelle adolescenti che non regge più il peso di sentirsi emarginata e vessata e sta pensando di farla finita)

  6. Fai benissimo a tenere il tuo blog…serve a molti. Da Lucchese ,insegnante, mamma, nonna, lesbica ti dico che ci vuole coraggio! Io sono andata via da Lucca e vivo da molti anni a Roma, i miei che vivono là ( non li spostano nemmeno le cannonate ) sanno di me e della mia compagna da 12 anni, mi ospitano con lei e i nostri cani, sanno come vivo e i casini che ho passato col divorzio ecc…eppure non se ne parla! Non se ne deve parlare! Si sorvola…ecco io mi sono rotta di sorvolare! Augurissimi per tutte le battaglie e le carbonare!

  7. Fai bene ad insistere. Non solo tra gli adulti, ma anche tra i giovanissimi le resistenze sono tante. A scuola gay è usato molto spesso come un insulto, l’omofobia è ancora troppo presente e la sofferenza che suscita nei ragazzi è davvero grande. Siamo ancora molto indietro a livello educativo…. gli stereotipi sono duri a morire, poi in Italia abbiamo il Vaticano e questo non aiuta. Però qualche passo avanti il parlamento europeo lo sta facendo, chissà che prima o poi qualcosa non si smuova anche dalle nostre parti? Leggevo qui: http://www.corriere.it/politica/15_marzo_12/europarlamento-unioni-civili-nozze-gay-sono-diritto-umano-866f1d90-c8c1-11e4-9fa6-f0539e9b2e9a.shtml

    Tieni duro! 😀

  8. Grazie!
    …”grazie” per quanto sincera e sentita, è l’unica parola che si utlizza per ringraziare una persona, ma in questa circostanza è piccola difronte al tuo impegno e al tuo sacrificio…
    …se oggi il mondo, è un mondo migliore rispetto a ieri…è anche merito tuo!
    Quindi grazie a te e alla tua famiglia! 😉

  9. Però…diverso…diverso…..diverso…tutto sommato è bello esser diverso. Avere un bel cervello…pensare…non é da tutti! Bhe esser diverso è molto ganzo 😉 Veronica continua a scrivere,a lottare e a sentirti diversa, io mi voglio sentire diversa e non omologata. È per questo che non trovo pace…è per questo che amo il bambino “diverso” l’estroso. ..quello capace di stupire…amo sia la parola che la concezione di diverso…pure i miei figli sono diversi e sono tanta Roba.

  10. GRAZIE cara Vero!!
    Vogliono prenderci per sfinimento!
    La tua fatica è ben comprensibile.

    e proprio per questo ti ringrazio per la tua tenacia, generosità, per il tuo coraggio, la tua faccia (tosta ;-)), per la tua coerenza…
    Io sto cominciando a metterci la faccia, non è sempre facile . .. .ma diventa via via, giorno dopo giorno più naturale non nascondersi dietro un dito.

    Sentire che non si è soli è importante, per le/gli adolescenti prima di tutto, ma anche per i più grandicelli!
    Continuiamo leggerti con estremo piacere =)

  11. Ti prego non stancarti mai, abbiamo bisogno tutti di voci che raccontino la verità.
    Mi sono trasferita da quattro mesi in Nuova Zelanda e la civiltà e il rispetto che c’è qui verso gli omosessuali è fantastico. Io e il mio fidanzato siamo stati al Gay Pride di Auckland qualche settimana fa, inutile dirti che la polizia sfilava in alta uniforme con cartelli con su scritto: “la polizia, marina, il corpo aeronautico di Auckland protegge gli omosessuali”, così anche il sindaco della città che ha voluto e presenziato all’evento, Altra vita.
    Ho aperto un conto bancario e alla domanda “stato civile” non ho dovuto nemmeno spiegare che convivo col mio fidanzato, che non sono sposata ecc ecc… nulla, c’era la casella “coppia di fatto”.

  12. Non demordere! Possono fare tutto il rumore che vogliono ma voi SIETE una famiglia bellissima! Vi ammiro e vi stimo da Bruxelles…

  13. Ciao. Da qualche tempo seguo con “antropologico” interesse alcuni blog nei quali emerge, costantemente, non solo il disagio sociale ma soprattutto la rabbia verso chi pare non comprendere (per mancanza di conoscenza) una certa situazione/condizione. Il fatto di dover premettere di non avere pregiudizi in merito agli orientamenti sessuali già è sintomatico di una cultura nella quale ogni parola, frase, posizione, necessita di essere soppesata, perfino in questo commento, il che, confesso, mi lascia un tantino a disagio. Questo probabilmente perché non ne sono direttamente coinvolto o perché, grazie all’ambiente aperto nel quale sono cresciuto, tali “differenze” non sono altro che normali differenze, esattamente come per la postura assunta durante un pasto o l’andatura in una camminata. Il modo di starnutire o ridere. Giuro che non riesco proprio a trovare un motivo valido nelle discriminazioni in generale. Per quanto mi riguarda il rispetto viene prima di tutto, prima dell’amore stesso e per questo, se c’è rispetto, se c’è comprensione della natura umana in generale, non vedo come si possa dare spazio all’ipocrisia di un’idea giusta o sbagliata. Il giusto o sbagliato non avrebbe motivo di esistere. Tuttavia, esistendo, concordo con l’arretratezza di pensiero e comportamentale che assumiamo in un secolo che dovrebbe essere lontano da quell’epoca medievale che spesso citi. Non resta che giungere alla conclusione (nonché constatazione) che in realtà non siamo così lontani da quelle mentalità. Ciò che veramente mi dispiace è che ci siano blog come il tuo, scritte da persone come me, che non si sentono libere di camminare in mezzo alla gente senza l’assillo di ciò che gli altri potrebbero pensare. La mia esperienza mi ha portato, negli anni, a dover affrontare il mio disagio ed ora mi sento più sicuro. Quando uscivo avevo paura di incrociare gli altri sguardi perché credevo che il mio di sguardo mi avrebbe tradito. Attraverso il mio modo di guardare, di camminare, di abbassare la testa avrebbero visto la mia insicurezza, il mio punto debole. Iniziai quindi a chiedere ad alcuni conoscenti come mi vedevano. Tutti confermarono la mia timidezza, l’insicurezza, la goffaggine con la quale incedevo, il tono ed il tremolio della mia voce quando chiedevo un’informazione o un gelato. Nessuno però aveva centrato l’obiettivo. Ho quindi realizzato che il problema più grosso, nel mio caso, era come io mi ponevo e, soprattutto, ciò che io pensavo che gli altri pensassero di me. A fatica, molta fatica, ho iniziato a raddrizzare la schiena, a camminare in modo più sicuro, a formulare frasi e richieste in modo più chiaro e con un volume di voce più alto. Ho aggiunto un filo di fermezza nel mio tono e, soprattutto, ho iniziato a guardare gli altri negli occhi. Questo mi ha permesso non solo di equipararmi ad un altro essere umano ma anche di entrare nei suoi pensieri del momento (o presunti tali…). Ho iniziato ad interpretare ogni piccolo movimento dei muscoli facciali e del corpo intero. Da allora, nonostante sia un lavorio continuo, sono io che osservo gli altri e non il contrario. Una certa sicurezza mi ha permesso di affermarmi, ovvero quel che basta per ritenermi integrato socialmente, alla pari, nel mio contesto. E, cosa importante, ho riso di me e dei momenti persi a preoccuparmi di convinzioni sbagliate che io avevo nei confronti degli altri che ritenevo mi stessero giudicando. Di sicuro erano molti meno di quelli che credevo. Sono quindi veramente dispiaciuto per i giovani che affrontano questi problemi perché so quanto sia letale la società se non è assunta nelle giuste dosi e con la giusta preparazione. Ed anche qui gli anni di scuola non aiutano, come non aiutano i genitori di quei ragazzi che poi, in classe, riversano la stessa ignoranza sui più sensibili. Molti di questi giovani, oggi, faranno sicuramente più fatica a non lasciarsi influenzare da influenze negative, soprattutto per la diffusione dei social network dai quali pare non si tragga alcuna esperienza pratica ma solo conferme di errate convinzioni che corrono e si diffondono sempre più rapidamente ed in modo esponenziale. E’ necessario che “le minoranze” (che parola orribile) comprendano e si consapevolizzino che appartenere alla maggioranza oggigiorno significa sempre più spesso appartenere alla superficialità, al lato indifferente della società, a quel lato che permette di sopravvivere in modo approssimativo a discapito di altri, più fragili. Appartenere a questa maggioranza non dev’essere un punto di orgoglio. Lo è invece per chi si rende conto di non appartenerne e lo fa con fierezza, a testa alta, con la convinzione che il suo atteggiamento contribuirà a modificare questa disparità sociale. Il problema è che siamo davvero un un’epoca di mezzo dove ci saranno ancora molti roghi prima che le cose cambino.
    Immagino che questo esageratissimo commento sia più che sufficiente per farti i complimenti per il blog, giusto? Spero… 🙂

  14. Sai io credo che le cattiverie nascano sembre da un senso d’invidia, chi decide di essere autentico, ha gia’conseguito un traguardo, rispetto a chi segue il branco.
    Il tuo”metterci la faccia” e’ una scelta vincente, catalizzi stima e ottimismo! Io pero’ sono vegana e faccio la pasta e ceci!

  15. Ciao Veronica, scopro oggi per caso il tuo blog. Sono genitore ftm di una splendida e serena ragazza ormai adolescente cresciuta in una famiglia decisamente allargata e diversa. Ti ringrazio per il lavoro, l’impegno e la fatica che impieghi nel mantenere aperto il tuo blog che è tutto fuorché vano. L’ignoranza e l’odio sono all’ordine del giorno, in questi periodi in maniera crescente. Personalmente ho letto ora alcuni tuoi post con immenso piacere e ritrovando molti aspetti della vita quotidiana che ho affrontato assieme alla mia famiglia. Spero tu riesca a proseguire perché a fronte di qualche testa d’uovo irrecuperabile sono certo che il tuo lavoro possa essere assolutamente di fondamentale aiuto per altre persone.

  16. Sapere che tutto questo lo fai anche per me… Non ho altre parole se non Grazie! Grazie davvero!

  17. Scrivo da adolescente,
    da diciannovenne che si affaccia al mondo,
    che da lesbica fa ancora fatica a guardare ad un futuro “normale” e tranquillo,
    per cui ancora è troppo difficile immaginarsi una famiglia,
    una casa in campagna ed un posto stabile e meno sofferto a questo mondo.
    Continua a scrivere,
    che quando apro il blog, riesco ad immaginarmi un futuro.
    un futuro migliore, da mamma.

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