Nuda veritas
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Lesbiche&Motoseghe – un connubio perfetto a prova di vecchietto

Non tutte le lesbiche si vestono da camioniste o da boscaiole, ne avevamo già abbondantemente discusso in un post precedente (per l’esattezza qui, se ve lo foste perso), ma neppure io posso dirmi del tutto esente dalla Sindrome del Taglialegna – anche detta Del Tuttofare Boschivo.

Chi mi conosce ormai sa, che per indole e packaging, appartengo a quella categoria di lesbiche che nell’ambiente è chiamata Femme o anche Lipstick Lesbian. Il termine viene utilizzato per tutte quelle lesbiche che vestono in maniera femminile, si truccano, si depilano e non disdegno il tacco 12 e l’acquisto compulsivo di sciarpe e borse. Va da sé che queste sono etichette: fatevi una risata e prendetele con le pinzette per le sopracciglia.

Solitamente i lavori di bricolage mi annoiano e li rifuggo con la stessa cocciuta enfasi con cui schifo la tombolata di Natale, motivo per cui è la mia Signora a dedicarsi alle manutenzioni, alle riparazioni e al montaggio dei mobili Ikea. Non riuscirò mai pienamente a capire il godimento smodato che le provoca l’utilizzo del trapano e del martello. Forse potrei azzardare delle ipotesi freudiane, ma non lo farò.

Vero è che non sono una persona che si tira indietro nel momento del bisogno e aver finito la legna nel periodo più freddo dell’anno mi ha costretto a levare i tacchi e indossare gli scarponi da taglialegna.

E così, in una umida e fredda domenica di febbraio, abbiamo caricato la macchina di motoseghe, pennate, guanti, benzina, olio e tutte quelle robe lì e siamo partiti per il bosco. Dopo essere franata un paio di volte sul pendio fradicio di pioggia ed essermi impastata le chiappe di terriccio come un lombrico, sono riuscita a guadagnare la posizione eretta. Mentre Nina e Baffo (per chi non lo conosce, Baffo è lui) abbattevano tronchi morti con la stessa solerzia dei sette nani in miniera, io mi mandavo accidenti per non aver indossato la maglietta della salute. Il mio ruolo, non avendo dimestichezza con le motoseghe, doveva essere quello del ciuco: portare i ciocchi tagliati in macchina e andare a svuotarla a casa. Ho trascorso i primi 40 minuti a fissarmi le unghie, non avendo nulla da fare, né libri da leggere, né quaderni per scrivere, né connessione internet, neppure un amico immaginario con cui scambiare due pettegolezzi.

La noia stava facendo con me ciò che l’autunno fa con i ciliegi:  mi sfrangeva le balle. Così, approfittando di una pausa tecnica, ho pregato Baffo di introdurmi ai segreti dell’arte sacra della motosega. Stavolta non ha potuto dirmi di no, dal momento che anche Nina la usa e l’obiezione È una cosa da maschi non avrebbe avuto senso.

Motosega accesa al primo colpo. Mi sono sentita una fighissima Lesbica Alfa in grado di padroneggiare  e plasmare la materia, un accattivante Demiurgo del Ciocco Fatato e una Mamma Strabiliante, in grado non solo di preparare la carbonara, ma anche di procurare la legna per scaldare i bambini. E mentre ero tutta presa da questi miei pensieri di Egocentrismo&Megalomania ecco avvicinarsi un vecchietto a bordo di un ape.

Rallenta, ci fissa, accosta senza spegnere il motore. Ci guarda per qualche minuto. Prima me, poi Nina, poi di nuovo me e ancora Nina.

– Ora posso dire di aver visto proprio di tutto. Du’ femmine che taglin le legna! Questa proprio mi mancava! Brave! A voi non vi serve nemmeno un marito!

E lasciandoci in dono questa perla di saggezza senile è ripartito, con la sua apetta spernacchiante e una faccia a dir poco perplessa.

lesbiche&motoseghe

19 Commenti

  1. In montagna da me è vietatissimo raccogliere legna, la puoi solo comprare. Voi addirittura andate in giro con una motosega tipo film d’orrore? Non l’ho mai usata una a scoppio, chissà che soddisfazione…..
    Visto che ti annoiavi tanto non potevi cercare, non so, un tartufo, qualche funghetto, bacche e radici per le vostre pozioni magiche…..

  2. Dimmi che anche tu con la motosega in mano ti sei sentita la protagonista di un film horror, ti prego! (Butto li’ un titolo, “La notte dei vecchietti a pezzetti”).

  3. Dubito che riusceresti a mangiare un tartufo intero, più facile ingerire terra e lombrichi vivi.
    Prossima frontiera? Apecar, non ho mai visto una donna guidarla…..
    P.s. perché ogni volta che rispondo a un tuo post mi chiede la “Confirm Follow”? E’ un modo carino per farmi capire di levarmi dalle balle??

  4. ericagazzoldi dice

    “A voi non vi serve nemmeno un marito”. Io avrei risposto: “Anche perché io apprezzerei il marito per TUTT’ALTRO GENERE di… ‘motosega’! ” xD Comunque, confermo il “brave!”. 😉

  5. daniela dice

    Gli avrei risposto: “Ce l’avevo un marito, ma quando ho imparato a tagliare la legna l’ho lasciato. Sa com’è, non mi serviva più” 😀

  6. ElleBi dice

    I vecchietti rurali mi fanno sempre scompisciare dalle risate (e sono piu simpatici di quelli cittadini che si limitano a guardare i lavori pubblici). Dato che mia mamma ha un giardino davvero enorme anche noi ci siamo sempre arrangiate a fare i lavori da sole, suscitando la curiosità dei vicini. Pero a me la motosega ha sempre fatto un po’ paura, forse perchè nelle braccia ho la forza di un lombrico.

  7. Pensandoci bene, mi sa che il packaging e l’amore per l’attrezzistica sia sganciata dalle preferenze sessuali. Pur essendo etero mi vesto come un camionista in sedicesimo e adoro trapani, viti, martelli e montare mobili, ikea e non. Mah, magari covo una possibile conversione, anche se mi sa di no.

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