Mese: febbraio 2015

Come trasformare un errore in un’occasione educativa (forse)

A volte mi cullo nel pensiero che, se ho la testa tra le nuvole, è perché sono stanca e ho più attività da gestire che ore in cui metterle in pratica. Poi mi metto la mano sul cuore e mi dico che no, sono sempre stata aerea e persa nei miei pensieri. O come dice mia mamma con tono poetico “So’ nata rincojonita“. Dimentico ricorrenze, nomi e non riesco a fare più cose contemporaneamente. Vengo assorbita dal lavoro, dalle riflessioni, dagli sguardi e dalle foglie che crepitano sotto le scarpe. Odio essere interrotta mentre scrivo o leggo, mi sembra di essere svegliata in piena fase R.E.M. Ovviamente, con tre bambini in casa, rimanere concentrata di giorno e dormire 8 ore di fila la notte è impossibile. Quindi salta di qui, zompa di là: Brita ha fatto la cacca, Ariele esce da scuola, metti su la pasta a Ita, il cane ha mangiato i lacci delle scarpe, il latte sul pentolino si è bruciato e il caffè è freddo, Nina è fuori per lavoro, il bucato è da raccogliere.  Così l’altro …

#NinaFaLecose – non ci sono cose da maschi e cose da femmine

Chi segue le nostre avventure familiari anche sui social, avrà di certo notato la presenza di questo hashtag #NinaFaLeCose. Avere in casa una fidanzata come Nina è come convivere con un ibrido tra Antonella Clerici e Handy Manny. Hanno sempre le mani in pasta: ora è pizza, dopo cinque minuti è calcina. L’importante è la farcitura. Ogni giorno è una sorpresa: passa dai pancakes alla piastrellatura d’interni con la stessa scioltezza con cui io uso i filtri di Instagram per mascherare le rughe. Ma con maggior successo. Per lei le attività manuali non hanno segreti, se proprio deve intraprendere qualche nuovo lavoro di cui ignora la procedura, assilla google e qualche professionista per carpirne i segreti e apprendere nuove competenze. Colleziona stampini da cucina e punte per il trapano, la mattina s’infila gli anelli e gli scarponi da boscaiolo. A volte la guardo e mi chiedo dove trovi tutto questo entusiasmo per “fare le cose”. Io, solo a pensare di dover sostituire una lampadina fulminata, inizio a sbadigliare. L’unica volta che ho cercato di attaccare un quadro, ho …

Quando i figli se ne fregano della tua logistica

Eh, già. Io e Nina ormai ci sentivamo al riparo e tranquille di aver stabilito una routine che ci permettesse di incastonare i vari impegni lavorativi, personali e familiari. E invece loro (i figli) hanno boicottato le nostre sofisticate strategie organizzative. Qualcuno si ricorderà con quale gioia vi avevo annunciato (qui) che avevamo imposto sollecitato i tre virgulti affinché scegliessero il nuoto come sport comune. Per noi era stata una svolta: stesso posto, stessa ora e il nostro ruolo di brave mamme era salvo anche per quanto riguarda la voce “sport”. Inizialmente il compromesso ha funzionato, ma poi sono emerse le prime ribellioni. Brita ha iniziato col dire che la piscina le faceva venire la pelle raggrinzita sulle dita delle mani e che lei sapeva nuotare benissimo e non necessitava di partecipare a nessuno stupido corso di nuovo. Tralasciamo il fatto che sappia fare solo il morto a galla.  La realtà è che lei voleva a tutti costi andare a danza e avrebbe volentieri bruciato il costume in favore di un più vaporoso tutù. E così …

Buon Amore a tutti. Anche quando non è San Valentino.

Non ho mai sopportato San Valentino. Come non sopporto le feste commerciali in genere. Mi piace cullarmi nella banalità del pensiero che l’amore non sia zippabile in 24 ore e che il giorno migliore per celebrarlo sia il presente. Mi piacciono i cuori che disegnano Ita e Brita in ogni dove e in ogni momento, ma a San Valentino mi stuccano. Li trovo buttati lì, come i coriandoli tristi. Una questione di quantità e non di qualità. E la quantità sta all’amore come io alla dieta. Preferirò sempre l’intensità alla durata e questo per me vale per ogni tipo di relazione. Tranne quella commerciale. Ieri invece l’amore girava davvero. E lo sentivo fino alle doppie punte dei capelli. Era nel sorriso un po’ confuso di una ragazza che camminava a passi veloci sul marciapiede, con lo sguardo perso e gli angoli della bocca lievemente arricciati, mentre teneva al petto un enorme mazzo di rose rosse. Era nei cubetti di ghiaccio dello spritz che abbiamo bevuto in compagnia di una cara amica che non vedevamo da …

L’ora alternativa a scuola: forse era meglio chiamarla “alternata”

Questo post è figlio di una settimana pesante e di una buona dose di esasperazione, per cui sappiate in anticipo che è piuttosto polemico e per niente ironico. Il problema di oggi si chiama ora alternativa. Già il nome è piuttosto evocativo. L’ora alternativa è quella “disciplina” prevista  per tutti coloro che non intendono avvalersi della religione cattolica. A giudicare da come viene gestita, però, sembra più una beffa. Tralascerò il disgusto che mi provoca il fatto che nella scuola pubblica di uno stato laico (?) si debba inserire nel programma ministeriale l’insegnamento della religione cattolica. Ometterò anche lo sdegno che provo nel pensare che questa “disciplina” sia affidata a persone scelte dalla curia, ma pagate dalla stato. Nella classe di Ariele l’insegnante che doveva occuparsi di questa ora è assente da ben due mesi. Ogni settimana costei rinnova un certificato medico e quindi gli alunni che non fanno religione sono smistati in altri classi a guardare la polvere che galleggia nell’aria. Sono serviti diversi solleciti alla dirigente scolastica, prima di ottene la promessa di nominare a breve un …

Grazie, Zara

Il tuo musetto che sbucava in mezzo a quello dei tuoi fratellini, tutti bianchi e con gli occhi neri che sembravano truccati, lo ricordo anche ora che sono passati 10 anni. Mi eri venuta incontro saltellante, come tutti i cuccioli, ma eri magrissima e tutta coperta di schizzi di fango. In macchina sei stata tutto il tempo in braccio a me, con il tuo corpicino ossuto che cercava il contatto con il mio. Quando ti abbiamo portata dal veterinario ci ha detto che, per vaccinarti, sarebbe stato meglio aspettare una settimana perché eri talmente denutrita che non eravamo certi della tua sopravvivenza. Una volta a casa ti ho preparato un ciotolona di riso e uova che hai divorato a tempo di record, con la velocità che solo la fame vera può misurare. Sei cresciuta bene e sei diventata bella e fiera, dolce e protettiva. Giocavi con Ariele in giardino, eravate inseparabili. Due cuccioli che giocano e non pensano che al presente. Come se il tempo esistesse solo qui e ora e il divenire fosse solo un’estensione …

L’amore tra due donne: cose che devi sapere

Una delle frasi che mi sento ripetere più spesso dalle altre donne, quando dichiaro la mia lesbicaggine, è questa – Uhu, ma che bello! Tra donne sì, che ci si capisce pienamente. C’è ascolto, dolcezza e comprensione. Mica come con gli uomini! – Cara amica, questo post è per te. Sì, per te. Non fare quella faccia stupita. Proprio per te, che quando ti ho confidato che vivere con una donna non è una passeggiata in riva al mare con la brezzolina che ti solletica la ricrescita dei peli sulle gambe, mi hai guardato con un’espressione schifata e mi hai stoppato dicendo che io sono una privilegiata, perché la convivenza con una donna è meravigliosa, nessuno rutta sul divano e lascia il rasoio nel lavandino. Cara amica, permettimi di ragguagliarti su un paio di concetti. Non ti farò una colpa per la tua ingenuità, io stessa ne sono stata vittima quando ho iniziato ad approcciarmi a lesbolandia, convinta che fosse tutto uno sbattimento di ciglia, messaggi struggenti inviati nel cuore della notte e romantiche conversazioni al chiar …

Lesbiche&Motoseghe – un connubio perfetto a prova di vecchietto

Non tutte le lesbiche si vestono da camioniste o da boscaiole, ne avevamo già abbondantemente discusso in un post precedente (per l’esattezza qui, se ve lo foste perso), ma neppure io posso dirmi del tutto esente dalla Sindrome del Taglialegna – anche detta Del Tuttofare Boschivo. Chi mi conosce ormai sa, che per indole e packaging, appartengo a quella categoria di lesbiche che nell’ambiente è chiamata Femme o anche Lipstick Lesbian. Il termine viene utilizzato per tutte quelle lesbiche che vestono in maniera femminile, si truccano, si depilano e non disdegno il tacco 12 e l’acquisto compulsivo di sciarpe e borse. Va da sé che queste sono etichette: fatevi una risata e prendetele con le pinzette per le sopracciglia. Solitamente i lavori di bricolage mi annoiano e li rifuggo con la stessa cocciuta enfasi con cui schifo la tombolata di Natale, motivo per cui è la mia Signora a dedicarsi alle manutenzioni, alle riparazioni e al montaggio dei mobili Ikea. Non riuscirò mai pienamente a capire il godimento smodato che le provoca l’utilizzo del trapano e del …