Nuda veritas
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Giochi da maschi e giochi da femmine. Che tristezza

Questa cosa qui, quella dei giudizi a priori sulle categorie e sulle persone, mi sta sul perineo da quando, alle superiori, ho scoperto una certa insofferenza alle gabbie mentali.

Ho dunque poche certezze nella vita: amo il viola da quando ero piccola (anche se, ad onor del vero, ho avuto una lunga fase fucsia che ho rinnegato crescendo), m’ingozzerei di pizza fino all’esplosione, mi piacciono i fiori – ma non recisi – perché ho sempre trovato che fosse macabro regalare una roba morta, colleziono unicorni e pegasi facendo finta che siano per Brita. A parte questi insindacabili dogmi, che non sono disposta a mettere in discussione, sul resto sono piuttosto flessibile.

A mie spese ho imparato che la rigidità provoca fratture; preferisco lasciarmi guidare dall’istinto e il prosciutto lo preferisco tra due fette di pane piuttosto che sugli occhi.

È chiaro, quindi, che mi crea non poco disagio quando leggo, sento e vedo quanto sia espressa e manifesta la volontà d’imporre dei modelli preconfezionati ai bambini. Il rosa è da femmina e i maschi giocano coi soldatini è solo una delle tante punte di iceberg su cui naufraga la creatività e la gioia di giocare con tutto.

E i miei figli sono cresciuti con quest’unica regola: ogni gioco è liberamente giocabile a patto che non sia pericoloso. Ariele ha avuto in dono, per il suo quarto compleanno, una cucinetta compresa di pentole, attrezzini e cibi di pezza. Brita ha una scatola di lego che tiene ben nascosta sotto il letto accanto alle Barbie, sperando che queste la sorveglino come delle vere guerriere sui tacchi.

Ho sempre sperato che anche all’asilo ricevesse le stesse indicazioni, tanto mi parevano sensate e invece il racconto di quello che è successo a scuola, mi ha lasciato quel senso di amarognolo sulla lingua, tipico del caffè riscaldato. E quanto fa schifo il caffè riscaldato, non sto qui a ribadirlo.

– Mamma, oggi la maestra ci ha fatto riordinare tutti i giochi

– Ah, bene. E perché quella faccia strana?

– Perché ha fatto piegare tutte le stoffe a me e Sara e i maschi hanno messo a posto solo le macchinine. E io volevo mettere a posto le macchinine, ma la maestra ha detto che sono dei giochi da maschi.

– E tu?

– Niente, ho messo a posto come ha detto la maestra, mamma! Mica potevo mettermi a discutere. Però a casa voglio giocare con Ariele e le sue macchinine.

I bambini sanno volare. Se gli adulti li lasciano liberi e non inculcano nelle loro teste delle supercazzole.

[E comunque Brita – arretratezza culturale: 1-0].

giochi da femmina e giochi da maschio

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  1. Grande Brita! Che poi il vantaggio di essere fratello e sorella è di poter approfittare a tutto tondo dei giocattoli in maniera unisex, contro ogni barriera culturale.

  2. E quanto hai ragione! La gialla gioca con le piste delle macchinine del piccolo e si diverte pure, ma ha ricevuto in dono tutta la serie di lego friends. Ora mi chiedo ma è necessario fare una serie per bambine in cui le protagoniste vivono a malibu’ e non fanno altro che vivere in piscina bevendo frullati? Per il compleanno del piccoletto ho boicottato i lego ( solo una scatola di quelli classici, solo mattoncini) e sono passata ai playmobil, molto ma molto meno orientati. Ora giochiamo tutti insieme con la clinica del veterinario 😀

  3. Io giocavo solo con robot, soldatini e meccano. Odiavo bambole, barbie e anche il rosa. E sono etero! Orrore!!! Com’è potuto succedere?! ;D

  4. ho paura di mandarla all’asilo… qui sono di una retrodatati! copertine rosa per le femmine e azzurre per i maschi durante la nanna, e chissà cosa fanno durante le attività! Addirittura c’è religione e mi hanno detto “ma non c’è atività alternativa, tanto sono tutte regole di amore e fraternità universale”…

    • Elizabeth dice

      Non è vero quello che ti hanno detto. La religione puoi sceglietla oppure no e loro sono obbligati a darti l’alternativa, oppure a trovare una sistemazione per attività libere sorvegliate ( poco praticabile alle primarie e all’infanzia) e addirittura, se lo chiedi, sono obbligati e mettere le ore di religione nelle prime o nelle ultime per permetterti di andarla a prendere e farle fare 2 ore in meno di lezione (quello che farò io, perché se la religione è facoltativa, posso liberamente scegliere di stare a scuola oppure no). Sono insegnante di scuola statale.

    • L’hanno detto anche a me ” insegniamo il rispetto e l’amore ”
      manco per niente!
      Mia figlia prima di dormire mi ha ben spiegato che dio ha creato l’uomo, poi ne ha preso un pezzo e ha fatto la donna (fatto non creato! ).
      L’alternativa pero’ è il bidello sdentato. Da sola.
      Che tristezza!

  5. Quando, nel protozoico, andavo alle medie io, esisteva la materia di educazione tecnica (presumo esista anche ora). Il problema era che era suddivisa in due rami…
    Educazione tecnica femminile: cucire, far la maglia, cucinare… ecc ecc
    Educazione tecnica maschile: costruire, assemblare, elettricità, falegmameria ecc ecc

    Ho osato (e non vi è stato verso di farsi cambiare idea) di far una lampada con le capesante, questo voleva dire entrare nell’aula dei maschi…. una fatica e ostracismo da parte del prof. maschile che non hai idea.

    Fatta la lampada. mi hanno rinchiuso ancora a far di maglia…. ma hanno solo prodotto una persona che combatte ste stronzate delle suddivisioni.

    La tua bimba già partiva bene, ora le hanno dato solo più forza 😉

    PS: leggo sopra ma che è sta cosa dei lego fighe-di-legno?

  6. purtroppo la scuola dell’Infanzia è piena di stereotipi. La scuola è una istituzione conservatrice. Non voglio generalizzare, ma girando abbastanza nelle scuole chi più chi meno ha i suoi stereotipi; ed io vivo in una città che ha una mentalità delle più aperte in tutta Italia. Per fortuna esistono libri e giochi che si stanno muovendo in altre direzioni, il problema è far si che entrino dentro la scuola. Per esempio vi segnalo questo gioco con le carte http://it.ulule.com/cuntala/

  7. si il problema è appunto come farli entrare nella scuola. L’anno passato tutte le volte che dovevo leggere le storie ai bambini e alle bambine entravo in crisi perchè c’era sempre un lui e una lei, il babbo e la mamma.

  8. ahaah! 🙂 si li conosco, ne ho comprato uno ed è davvero carino 🙂 magari ci proverò a portarlo a scuola, magari quando sarò pronta ad affrontare orde di genitori inferociti e soprattutto, magari,, quando sarò di ruolo! 🙂 ma ce la farò!

  9. Io ricordo che da piccola volevo fare la chiericchetta più di ogni altra cosa al mondo (sì, ero disagiata) ma nel mio paesino potevano solo i maschi. Ricordo il momento in cui l’ho chiesto al prete come se fosse ieri…e lui che mi rispose: Ma è una cosa da maschi.
    La rabbia, non capivo..e ora che sono cresciuta ho notate che non c’è nulla da capire..
    ps https://www.youtube.com/watch?v=Y3hndmjeUhc

  10. Ho appena comprato le scarpe spiderman per la mia femmina. Lei le vuole. Lei è felicissima. Le do due giorni a scuola con quelle scarpe, prima che torni e mi dice “non le voglio più mettere, son scarpe da maschi” …… ci scommetto …… 🙁

  11. eleish dice

    Ho raccontato il tuo posta a mia madre, che è insegnante di scuola dell’infanzia da 42 anni e sta per andare in pensione.
    Il suo commento verso il comportamento dell’insegnante è stato “ma è sc3m@?”.

  12. Quando i miei figli facevano le elementari, avevo sempre da discutere ai colloqui con le maestre, perchè una diceva che mio figlio era timido e introverso, l’altra che mia figlia era troppo aggressiva ed estroversa. In pratica il maschio un carattere da femmina e la femmina da maschio, ma non finiva qui, perchè ti colpevolizzavano, pechè eri tè come educatrice, come famiglia, che avevi sbagliato tutto.. e io mi incazzavo.. ho cercato di spiegarlo in molti modi, portando a sostegno anche una nutrita letteratura scientifica, ma niente da fare, mi sentivo sempre ripetere gli stessi discorsi, a dire il vero, non da tutte, ma da alcune, due in particolare, in quel periodo c’erano tre maestre per classe.. Era impossibile spiegare che il carattere è l’impronta particolare al comportamento dell’individuo, che fa parte della sfera psichica e non di quella sessuale, il compito dell’educatore è stimolare, far emergere il carattere del bambino, non di modificarlo, reprimerlo e mortificarlo, secondo i propri pregiudizi. Da notare che le due maestre in questione erano quelle che facevano oltre ad italiano e storia anche religione e i miei figli non facevano religione. esasperata e stanca di queste cose, e dopo essere stata a parlare più volte con la preside e la minaccia di togliere i figli da quella scuola, si smise di andare ai colloqui, ormai Andrea era alle medie, Giulia non voleva cambiare scuola, ma “cambiare maestra” diceva, e ha superato l’elementari, un po a fatica ma le ha superate..

  13. La Dimi dice

    Ciccina bella, se può servire:
    Ieri sono stata al planetario con Sole e una sua amica, laboratorio “maschere stellari”. L’educatrice inizia benissimo, guardando alle storie costruite sulle costellazioni sia dal Mediterraneo sia dal lontano Oriente, Pegaso come il Drago. Bene! Ottimo! Evvai! Guarda bravi! Ma poi, al momento di fare vedere le maschere disponibili da decorare, c’erano le principesse e, certo, “queste sono da femmine ma per i maschietti abbiamo anche il cane, il cavallo alato, …”. Sul maschio-femmina la questione è ostica. Ma Sole ha scelto il Drago, tiè!

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