Mese: gennaio 2015

Giochi da maschi e giochi da femmine. Che tristezza

Questa cosa qui, quella dei giudizi a priori sulle categorie e sulle persone, mi sta sul perineo da quando, alle superiori, ho scoperto una certa insofferenza alle gabbie mentali. Ho dunque poche certezze nella vita: amo il viola da quando ero piccola (anche se, ad onor del vero, ho avuto una lunga fase fucsia che ho rinnegato crescendo), m’ingozzerei di pizza fino all’esplosione, mi piacciono i fiori – ma non recisi – perché ho sempre trovato che fosse macabro regalare una roba morta, colleziono unicorni e pegasi facendo finta che siano per Brita. A parte questi insindacabili dogmi, che non sono disposta a mettere in discussione, sul resto sono piuttosto flessibile. A mie spese ho imparato che la rigidità provoca fratture; preferisco lasciarmi guidare dall’istinto e il prosciutto lo preferisco tra due fette di pane piuttosto che sugli occhi. È chiaro, quindi, che mi crea non poco disagio quando leggo, sento e vedo quanto sia espressa e manifesta la volontà d’imporre dei modelli preconfezionati ai bambini. Il rosa è da femmina e i maschi giocano …

A proposito di genitorialità ed omosessualità

Spesso mi arrivano mail di persone che si dicono preoccupate per la reazione dei figli in merito alla propria relazione omosessuale o spaventate per gli eventuali atti di bullismo che il bambino potrebbe subire nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. Ovviamente io non sono una specialista se non nel preparare la carbonara – piatto in cui raggiungo vette di virtuosismo pressoché irraggiungibili – e difficilmente troverete nelle mie risposte o nei post di questo blog dei consigli validi per tutti – a meno che non stiate cercando la ricetta della carbonara, appunto. Io vi posso raccontare quello che è successo a me, cosa ho provato, come ho reagito, quali insegnamenti ho tratto da quel che mi è capitato, ma non potrò illuminarvi sul coming out perfetto o la retta vita dell’omosessualità da manuale. Perché io non lo so. Ognuno di noi cammina con le proprie scarpe ed è difficile passarle a qualcun altro dicendo – vai, son perfette per me, lo saranno anche per te [senza contare il disagio d’indossare scarpe puzzate da altri]. La mia …

Effettivamente un altro maschio in casa c’è: Botolo

Giusto ieri, l’amica Laura mi ha fatto notare che per completezza d’informazione dovrei raccontare che in realtà Ariele non è l’unico maschio di casa. Effettivamente, dalle varie saghe familiari con le quali vi ammorbo da più di un anno, manca proprio lui: Botolo. Botolo, che in realtà è un nome d’arte perché lui si chiama Pai Pai, è il cane di Nina. Un rotolone regina di ciccietta e pelo che sembra un Beagle gonfiato col compressore. Botolo ha 9 anni e fino al trasferimento ha vissuto protetto nel recinto di casa sua. Un carattere schivo e pigro, amava trascorrere le sue giornate sdraiato sul fianco sinistro finché le lunghe elucubrazioni sulla condizione canina nel terzo millennio non lo portavano a girarsi sul fianco destro. Tendenzialmente apatico, si approcciava alla ciotola con la superbia tipica delle classi aristocratiche che del cibo fanno più un vezzo, che una fisiologica necessità. Il trasloco ha sconvolto i suoi piani poco inclinati, portandolo a vivere rocambolesche avventure che prevedono, addirittura, 20 minuti di camminata a passo svelto – sciogli panza a …

Banalità&Scempiaggini sulle persone LGBTIQ*

Quasi quasi pensavo di farne una rubrica apposita all’interno del blog. Il titolo potrebbe essere: Banalità&Scempiaggini sulle persone LGBTIQ*. In testa alla classifica, il passpartout, frase che va di moda e che tutti gli omofobi bigotti hanno pronunciato almeno una volta – Ho tanti amici gay, ma – che è solo l’inizio di una serie ormai nota di banalità come: va bene che siano gay, ma non troppo – va bene che siano gay, purché non adottino i bambini che stanno meglio in istituti o maltrattati dalle famiglie d’origine – va bene che siano gay, ma non chiamatela famiglia. Qui sotto ne trovate un assaggio. Uno dei tanti. Un’altra nota folcloristica, che vede protagoniste le persone GLBTQI*, riguarda l’abbigliamento. Secondo leggende abbastanza radicate sul territorio nazionale, i gay si vestono solo con colori sfarzosi, glitter, pantaloni attillati, si fanno sopracciglia, pelo&contropelo e potrete facilmente riconoscerli perché in estate girano così, col costumino monopalla (almeno secondo questa tizia). Stessa sorte tocca alle lesbiche. Dette anche “mezze donne” o “uomini mancati”, pare – sempre secondo queste leggende italiche – che si …

Abbiamo mandato in tilt anche la pediatra. Vogliateci bene lo stesso

Era inevitabile ed è ormai un dato di fatto. Ovunque si vada, creiamo scompiglio nella burocrazia di questo Paese. Ieri è toccato alla nuova pediatra. La prima volta era andato tutto liscio: Brita si era ammalata e Giuseppe l’aveva accompagnata alla visita. La dottoressa l’aveva registrata, avevo chiesto una breve anamnesi familiare e tutto era scivolato via. Un papà e sua figlia. Niente di sconvolgente. Poi è successo che mentre io ero fuori per lavoro, Nina aveva fissato, sempre dalla solita pediatra, il controllo annuale per tutti e tre. E già la cosa ha iniziato a creare delle difficoltà. La scena è stata più o meno questa: – Buongiorno, devo fissare il controllo annuale per i miei 3 bambini: Ariele Pinco, Margherita Pinco e Margherita Palla – Scusi, ma non è Pinco il cognome? Sì, ma sono due: Pinco e Palla. – Ma tutte e due Margherita? – Sì! – Ah… [—] Ma il caos vero, quello verace, l’abbiamo creato ieri. Presentandoci, per una serie di equivoci – vai tu, no vado io, allora vediamoci là, sì …

Fisiognomica della Lesbica Tardiva

Conosciuta anche come Etero pentita, il termine si riferisce ad una donna che si scopre – o si accetta come lesbica – dai 30 anni di vita in poi. A differenza della Lesbica Precoce – nota anche come Gold Star per la purezza delle sue carni che non sono mai state insozzate da mano di uomo – la Lesbica Tardiva ha sul curriculum una o più relazioni di natura affettiva, sessuale, trottolina amorosa con (almeno) un uomo. La Lesbica Tardiva, consapevole del suo ritardo biologico nel compiere il suo iter lesbico vitale manifesta i seguenti comportamenti a seconda del periodo ormonale, status emozionale, propensione caratteriale, varie ed eventuali. La sorella lesbica di Gigliola Cinquetti – nota anche come “Non ho  l’età” Non chiedetele di installare whatsapp, brenda o partecipare a gruppi tematici su facebook: ha un Nokia 3310 che le hanno regalato per il primo rinnovo della patente e non se ne separerebbe nemmeno per fidanzarsi con la più gnocca del Reame. Per lei la tecnologia è roba da ggiovani superficiali privi di valori e si stava meglio …

Ciao, sono lesbica e voglio farmi curare

No, non sono impazzita. Voglio proprio farmi curare. Sono un po’ di giorni che ci penso e ci ripenso. E mi dico – ora ci scrivo due righe – poi ci ripenso di nuovo. Poi, stanotte, ho avuto un incubo bruttissimo e mi sono decisa. Ho sognato che veniva Maroni a suonarmi alla porta, mi metteva un camice bianco e mi faceva salire su un treno. Il vagone era pieno di religiosi e ognuno di loro aveva un mitra. Insieme a me altri uomini e donne con la camicia bianca legata dietro. Una volta arrivata a destinazione – in una stazione grigia e fredda, sormontata da un cartello La religione rende liberi, venivo ammucchiata in uno stanzone in mezzo ad altre lesbiche, dopo lo smistamento a seconda della tendenza: i gay da una parte, i bisessuali da un’altra, i trans e le trans in altri stanzoni e così via. Persino gli intesex avevano un capannone tutto per loro. Mi sono svegliata tutta sudata e con la tachicardia. E allora ho pensato – ma vuoi vedere che ha ragione …

Due lesbiche al Pronto Soccorso

Come vi avevo accennato nel post precedente, lo scorso week end ero con Nina in quel di Varese. Doveva essere l’occasione di prendere un po’ di fiato dopo la maratona festiva e godere della compagnia reciproca. Insomma, volevamo fare un po’ le fidanzatine senza pensieri, dopo aver mollato i bimbi nelle mani dei briganti (prima che attiviate i servizi sociali e Barbara D’Urso, sappiate che sto scherzando: i 3 porcellini erano sani e salvi da padri e parenti vari). Per farla breve, quello che sembrava un tranquillo Hotel di Provincia, si è rivelato essere una schifezza degna delle peggiori bettole dei film degli orrori. Poltrone rotte, arredi anni ’70 rovinati e decadenti, moquette puzzolente e tendaggi che ricordavano il circo sia nel design che nel puzzo acre di animaletto trascurato. Personale scortese, becero e disattento che durante la colazione non si è nemmeno scusato per averci servito del burro andato a male. E il burro e la cameriera di sala, probabilmente, non erano le uniche note “acide” del pasto, tant’è che abbiamo iniziato a sentirci …

Escatologia della fine dell’anno vecchio e fisiognomica dell’anno appena iniziato

[Per chi si sta chiedendo cosa cavolo c’è scritto nel titolo – si può riassumere con le parole di mia nonna, che per Capodanno se ne usciva sempre con la massima “Buona Fine e Buon Inizio”] Non sono mai stata brava con i bilanci. Non riesco ad essere parziale ed oggettiva nemmeno con i miei desideri. E poi mi spaventano: odio darmi degli obiettivi che non sono sicura di riuscire a raggiungere, ma odio sognare col freno a mano tirato. E quindi evito i convenevoli di chiusura e pure gli auguri di buon inizio. Anche con me stessa. Quello appena concluso non è stato un anno né brutto né bello, con i suoi giorni né brutti né belli. Non mi piace schierarmi a favore degli anni. Ho sempre amato il trascorrere del tempo, spero che ogni istante che passa mi depositi addosso un po’ di polvere di saggezza in più. Guardo i bambini che crescono implacabili, saluto con simpatia le rughe nuove quando le scovo sul mio viso o su quello di Nina (se stasera mi mette …