Anno: 2015

Per conservare lo spirito del Natale ho bisogno di un barattolo grande

Chi lo ama. Chi lo odia. Chi passa il mese di dicembre col naso all’insù inebetito da canzoncine e lucine. Chi vorrebbe infilarsi sotto n strati di piumone calore 6 e riemergere insieme alle margherite. E poi ci sono io, che quest’anno non lo so. È stato un anno faticoso, di errori, di scoperte, di crescita professionale e umana, di pianti, di spaventi, di risate, di delusioni, di conferme, di abbracci, di arrivi e partenze. Di solito mi piace l’aria di festa, mi piace prendermi il tempo di pensare ai doni per le persone che amo, mi piace l’aria frizzante che mi punge il naso e sì, amo le lucine. Soprattutto mi piacciono i sorrisi gioiosi dei miei bambini che scartano i regali, l’emozione palpabile che precede l’arrivo di Babbo Natale. E questo mi ricompensa anche del caos in centro, della gente isterica nei negozi e degli incazzati per le strade. Di solito rileggo anche il Canto Di Natale di Dickens e mi ammazzo di cartoni animati a tema. E mi diverto, tanto. Ora, invece, mi aggiro …

Amore non fa rima con orgoglio

Qualche giorno fa ho ricevuto una lezione di vita importante. E come spesso accade, mi è arrivata da chi, di vita, dovrebbe saperne meno di me: uno dei miei figli. Ariele l’anno scorso si era fidanzato con una compagna di classe. E ho messo il termine in corsivo solo perché un fidanzamento a 12 anni si declina in maniera diversa da un punto di vista “tecnico”, ma non certo del sentimento, che spesso è molto più autentico e meno egoistico di quello di noi adulti. Comunque, dicevo, lui in questa sua storia ci credeva davvero: frequentavano le rispettive case, andavano in bici, facevano i compiti insieme, avevano la foto su whataspp e si scambiavano messaggi puccettosi in stile teenagers. Qualche settimana fa mi ha chiesto anche di accompagnarlo a scegliere un regalino di Natale per lei. Poi l’altra sera è entrato tutto mogio nello studio per dirmi che lei lo aveva lasciato, chiedendogli di rimanere solo amici. Mamma, secondo me è perché sono troppo timido Amore, ognuno ha il proprio carattere e la timidezza, in …

Ops. L’ho fatto di nuovo.

Sono una mamma col cervello a corrente alternata. Per fortuna solo quello, però, che il cuore invece è sempre iper connesso. Stamattina Brita aveva la sua prima gita scolastica. Io – asfaltata da una giornata di formazione a Roma che significa: 8 ore di viaggio + 8 ore di lezione con levataccia alle 4,30 – non ho sentito la sveglia. O meglio, l’ho sentita, ma il mio cervello l’ha mascherata con un sogno assurdo, in cui io ero al cinema vestita da leone e guardavo un documentario sui Niger e quella era la colonna sonora [se c’è uno psicanalista bravo che vuol mandarmi il numero per email, lo ringrazio]. Mi ha svegliato Ariele preoccupato perché dice di avermi chiamato tre volte senza aver ottenuto nessuna reazione. Nella corsa per uscire dal letto sono inciampata nel cavetto del telefono rovesciando la pila di libri che amo accatastare sul comodino nella speranza di trovare l’energia per leggere la sera invece di svenire esanime. Uno dei libri ha colpito Iole che dormiva il sonno dei (cani) giusti. In camera di Brita ho …

Coming out in activewear: andare in palestra e non tenere la bocca chiusa

Ormai per me, chiamarlo coming out è inappropriato. Non approccio più le persone con il timore reverenziale dei primi tempi, con la faccia perplessa, valutando reazioni e soppesando parole come chi deve svelare un segreto. Semplicemente, se mi capita che qualcuno mi chieda della mia situazione sentimentale, parlo della mia fidanzata al femminile (non sono mai riuscita nemmeno ad usare il termine generico di “persona”. È una parola che associo al deodorante, non alla donna che amo). In palestra è andata esattamente così. Interno Palestra. Spogliatoio. Entro per cambiarmi e indossare il mio ridicolo activewear da aerobica (sì, mi sento come le tipe di questo video). Nel frattempo le ragazze che si allenano con me iniziano a parlare animatamente di quanto sia difficile mantenere una relazione, che gli uomini sono tutti stronzi ed egoisti e che schifo qui e che palle là. Io continuo nelle mie operazioni per diventare una provetta donna fitness e le ignoro, ridendo mentalmente mentre le ascolto. Il mio silenzio non passa inosservato. Effettivamente sono l’unica che non commenta. Vengo trascinata nella …

Wonderful Families – un regalo di Natale anticipato

Non so da dove cominciare, perché sono emozionata. Emozionata perché amo i giochi di Pariqual e non potrei non amare chi ha una mission così: Giochi per crescere bambine e bambini consapevoli delle differenze e delle pari opportunità. No, proprio non riesco a rimanere neutrale, visto che è tutto un proliferare di giochi da casalinga glitterosa per le femmine e armi virilissime per i maschioni di domani e l’argomento mi sta molto a cuore. Un giorno bellissimo (quindi immaginate un giorno con il cielo brillante e le foglie rosse che svolazzano o, se preferite la versione malinconica, potete optare per la giornata pioggerellina e camino acceso) ricevo una mail di Barbara, la fondatrice di Pariqual, in cui mi chiede se vogliamo provare Wonderful Families. Eccerto che sì. Che me lo chiedi? Va bene arrivo al sodo. Ma sono ancora frizzorellante. Comunque vi accontento ed entro a gamba tesa nel gioco. Pronti? Cos’è Wonderful Families? Un memory a punti, dice la scatola. Non fatevi fregare. È molto di più. Avete 9 famiglie, ognuno ne sceglie da 2 a 4 (dipende quanti siete …

Coffee & Coffin: di mummie, vacanze e bambini che crescono senza permesso (e mi cazziano pure)

Quattro giorni bellissimi in compagnia dei miei bambini. Una vacanza piccina, fin troppo breve, condita di risate, sorrisi e abbracci. Ne avevo bisogno. Avevo bisogno di trovare loro e me in una dimensione diversa, che non fosse quella della routine giornaliera fatta dei miei tanti – forse troppi – sbrigati, muoviti, è tardi, fai veloce. Spesso mi lascio trascinare nel vortice degli impegni, miei e loro, e quando mi fermo non mi capacito di dove sia scappato, quel tempo lì e di dove cavolo si siano cacciati quei due mostriciattoli pannolinati e con i sorrisi sdentati. Brita mi ha stupito e mi stupisce ogni giorno, proprio perché si trova in quella fase di crescita che diventa un acceleratore di bambini. Giri gli occhi un attimo e ZAAN, ti trovi davanti due persone che non conosci più. Nella nostra vacanza abbiamo gironzolato parecchio: Museo della Scienza a Milano (fighissimo e molto interattivo, a loro è piaciuto un sacco. Poi vabbé, Brita ha creato pure l’astronauta gender, tanto per farci riconoscere e ribadire il nostro family branding) Non ci …

Il cancro non chiede il permesso

Laura e Marina sono una coppia. Stanno insieme dal 2010 e si sono conosciute tramite un amico comune. Si sono “viste e prese”, come mi ha raccontato Marina. Un colpo di fulmine, sostiene Laura, che poi è diventato amore. Una storia normale. Una coppia normale. Laura e Marina ci hanno messo un po’ a far accettare la loro storia alle rispettive famiglie. Ma è andato tutto bene, come nel più bel lieto fine delle storie d’amore. Vacanze insieme, cene in famiglia, Natale coi parenti e con i figli di Marina che non solo hanno accolto Laura come membro della famiglia, ma che le vogliono proprio un gran bene. Perché i bambini ascoltano il cuore, non consultano l’albero genealogico e nemmeno l’esame del DNA. Una storia speciale. Una coppia che si ama e decide di condividere la vita. Poi è arrivato un ospite inatteso. Laura scopre di avere un cancro. Iniziano le cure che, per fortuna stanno funzionando. La famiglia fa quadrato intorno a lei e Marina si prende cura della sua compagna. Ma per poterlo …

Lesbiche e sesso sicuro: una chiacchierata con la Dott.ssa Marina Cortese

Quando si parla di sesso tra donne, spesso si tende a sottovalutare il fattore rischio. Come se, la mancanza di un pisello, riparasse noi principesse dal beccarci qualcosa di brutto. Io stessa, lo ammetto con un certo imbrarazzo, ho sempre preso la faccenda alla leggera, cosa che non ho mai fatto nei rapporti con gli uomini. E così mi sono chiesta e ho chiesto il perché. La risposta più gettonata è che ci si fida. Ci si fida della faccina pulita della partner, ci si fida del suo sorriso, ci si fida del suo non saperci di zoccolona. Come se le malattie sessualmente trasmissibili andassero a colpire solo quelle con la facce da porca. E soprattutto, è bene aver chiaro che nessuno è esente dal rischio. Mai. Solo nella castità. Ehm… In più, se di preservativo, almeno in linea teorica, si parla spesso, sugli aggeggi da usare tra donne vige un fitto mistero. Molte ne ignorano l’esistenza e anche chi li conosce non li utilizza. E così ho chiesto all’amica Marina Cortese – Ginecologa e Ostetrica, esperta in …

Sto attraversando la fase di attraversare una fase

Delle mie prime fasi non ho memoria diretta, ma racconti. A quattro anni avevo la fase logorrea e parlavo a raffica con tutti quelli che mi capitavano a tiro e spesso anche da sola, con oggetti inanimati o con l’immagine di me stessa allo specchio. Inventavo storie più o meno assurde e finivo per non capire più il legame tra realtà e fantasia, cosa fosse realmente accaduto e cosa fosse romanzato dal mio cervello. La fase non è mai passata, ho solo trasformato la chiacchierite in grafomania. A dieci anni ho attraversato una fase cleptomane e rubavo le gomme da cancellare ai miei compagni di classe. Le tenevo un po’ a casa mia e poi le rimettevo negli astucci. Forse mi piaceva l’idea che fosse impossibile cancellare le memorie del passato e fosse necessario tenersi gli errori sotto gli occhi per imparare, almeno, a compierne di diversi. Perché si trova sempre un nuovo modo di sbagliare. Sennò fottesega della creatività. Eh. A quindici ero in piena crisi adolescenziale, vestivo scientemente in modo diverso dai miei coetanei, passavo la …

Famiglie omogenitoriali tra orgoglio e pregiudizi

La cosa che m’imbarazza di più come essere umano [oltre al pensiero di quella volta in cui sono uscita nuda in salotto non sapendo che ci fossero gli amici dei miei] è la tendenza diffusa – che i social hanno amplificato – di sentirsi in dovere non solo di esprimere un’opinione su questioni ignote, ma di sentirsi detentori unici di una Verità Assoluta. E così, sono stati tutti esperti di moto mondiale nella diatriba Marquez – Rossi, tutti sceneggiatori e cineasti in quella Muccino – Pasolini, tutti social media strategist con il caso Gianni Morandi e tutti sociologi esperti di terrorismo internazionale dopo la strage di Parigi. Tutti pronti a urlare la propria posizione e a difendere il castello di sabbia delle convinzioni campate per aria. Lo stesso fenomeno è facilmente riscontrabile un po’ su qualsiasi argomento. A questo teatrino non sfugge neppure l’opinione che molti si sentono in dovere di esprimere sull’omogenitorialità. Siamo in Italia e le famiglie omogenitoriali sono discriminate e prive di tutela, i bambini oggetti di una battaglia tra il papato …