Nuda veritas
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Due donne, un’autostrada e la visione del mondo da dietro un parabrezza

Spesso Nina ed io ci mettiamo in viaggio. Molte volte insieme, altre da sole. Ho sempre amato farlo, quale ne fosse il motivo. Lavoro, piacere, fuga – non ha importanza. L’idea di mettere due cose al volo in valigia mi elettrizza la mente. Ogni volta è la stessa storia: indovino sempre il numero giusto di mutande, ma raramente quello dei calzini. Dimentico sempre qualcosa: una volta è toccato al portafoglio e quando me ne sono accorta era al casello. Al casello a  650 km da casa. Una brutta scena. Col tempo ho imparato anche a farmi delle liste cartacee di cosa portare, ma poi le perdevo. Così ho provato con i file sul pc. Stessa fine. Nei miei ultimi anni di matrimonio avevo anche creato un documento condiviso su google con Giuseppe, ma poi ci dimenticavamo di consultarlo.

Una cosa non ho mai dimenticato di portare: due libri da leggere. Eh. Non ne basta uno? Beh, sì. Teoricamente. Il fatto è che ho sempre paura di finirlo e di rimanere senza. Per me leggere è una droga, la coperta di Linus, il ciuccio. I libri sono sempre stati la mia salvezza, in ogni momento della vita. Compagni a volte accoglienti, a volte deliranti. La finestra che mi permetteva di sbirciare il mondo dalla posizione rassicurante di chi assiste senza essere troppo coinvolto. Una volta la lettura mi ha persino salvata dal bullismo. Ma questa è un’altra storia.

Il viaggio per me è come la lettura di un libro: deve seguire le mie pause, i miei respiri e le mie esigenze. Non sono una compagna piacevole.

In macchina impongo il silenzio (o almeno ci provo, se non ci sono i bambini). Mi perdo nella musica e nel paesaggio che mi corre accanto veloce. Immagino vite, sogni e ricordi delle persone che incrocio. Spesso scribacchio qualcosa su un quaderno o sui foglietti che trovo nell’abitacolo. Mi è capitato anche di scrivere nei bordi dei biglietti del parcheggio.

La mia musica è tutta in una chiavetta usb con diverse cartelle suddivise non per genere, ma per umore. Questi i titoli delle cartelle: mite allegrezza, sobria euforia, arzilla felicità, tetra malinconia, lugubre paranoia, lagna drammatica. C’è pure la cartella premestruo.

La chiusura in me stessa è una pausa dalla realtà, un modo per rimettere ordine al caos danzante nel mio cervello.

Per Nina, no. A Nina piace conversare. Le piace raccontarmi episodi della sua vita prima che arrivassi io, condividere i suoi pensieri, le sue idee. Commentare gli eventi e parlare dei bambini è il suo modo preferito di trascorrere il tempo in viaggio. E io sono felice di questo, ma non sempre. Non in macchina. Mi sento come quando ci si sta per addormentare e si viene svegliati dalla voce del partner che si avvicina all’orecchio e ti dice: Amore, che fai? Dormi? E tu, dopo aver sentito il cuore gridare: Vaffanculo, tra una palpitazione ed una fibrillazione atriale rispondi con un filo di voce impastata: No, amore. Ripassavo la tabellina del 9.

Ecco, a me in macchina succede questo. E Nina l’ha capito. E fa una fatica bestiale, povera stella. Ogni tanto la vedo con la cosa dell’occhio che sta per aprire bocca, mi guarda, sta per…ma poi lascia perdere. Mi spiace da morire, ma non riesco a conversare a lungo, mi distraggo, penso, mi perdo. Così abbiamo trovato un equilibrio. Lei parla e io fingo di ascoltarla, mentre in realtà ho nascosto l’auricolare sotto i riccioli. No, non è vero. Ammetto di averci pensato, ma non l’ho mai fatto. Ci siamo accordate sui tempi. Dosiamo le chiacchiere con le pause. Non sempre ci riusciamo, ma stiamo migliorando. A volte sembra di essere in radio – 15 minuti di chiacchiere – 3 brani musicali. Ci manca solo lo spot. (Psss, Autogrill – se mi leggi e vuoi regalarmi un carnet di caffè, io non mi offendo).

Del resto, nel viaggio, come nella vita è necessario un po’ di spirito d’adattamento. C’è solo una cosa che è cambiata nel mio modo di viaggiare. La mia voglia di tornare. L’idea che troverò le braccia dei bambini aggrappate al collo, le loro voci familiari, il profumo di casa mia. Quell’unico, inconfondibile odore di mio.

Forse sto invecchiando precocemente, perché una volta pensavo solo alla partenza. Adesso non avrei così tanta voglia di partire se non avessi questa smania di tornare.

autostrada

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  1. Credevo di essere l’unica a suddividere le canzoni in base all’umore…quanto ai libri, ti batto: io ne porto tre. Quello che sto leggendo, quello da iniziare dopo e una riserva nel caso quello che devo iniziare si riveli così brutto da non riuscire a procedere. 🙂
    Beh…buon viaggio!

  2. Giulia dice

    Anche io ho il terrore di finire il libro che sto leggendo 😀 Per questo adoro Kindle, se ne finisco uno ne ho sempre altri 250! Io sono un mix delirante tra te e Nina: essendo molto umorale, ci sono giorni che non mi zittisce neanche un mitra, e altri in cui ringhio appena mia moglie mi rivolge la parola! Come dici tu, povera stella! 🙂

  3. Ma tu sei una donna fortunata, fortunatissima! Il mio compagno è come Nina, parlerebbe in continuazione per tutto il viaggio. Io come te, mi distraggo, percorro chilometri con la mente, canto, guardo il paesaggio anche quando c’è nebbia e non si vede nulla. Però tu con Nina un compromesso l’hai trovato. Io niente. Anche a dirglielo in duemiliardi di modi diversi, non capisce. Non capisce e non accetta. E parla. E parlaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!
    Sigh

  4. Libri? Quelli scritti in piccolo piccolo senza neanche una figura? O i cartonati in tredì….. Sono talmente pigro e teledipendente che quando ero un po’ più ricco ho sempre avuto la TV anche in macchina….. sono il rappresentante della nuova classe ignorante….. 🙁

  5. Comunque il web è una brutta cosa, annulla la praivasi! Qualche giorno fa su Linkedin, fa i profili proposti dal sito che potevano interessarmi, mi si è presentato il tuo…. com’è possibile? Come ha fatto Linkedin a spiarmi così a fondo?

  6. O mamma, sembra di leggere la mia storia con la mia ragazza, io sono totalmente come Nina, Anche se mi piace anche cantare oltre a parlare. Mentre la mia ragazza, assolutamente silenzio tomba. Io adoro guidare ma mi piace chiacchierare per pasare il tempo, se no la guida diventa noiosa!!

  7. La voglia di partire e la smania di tornare… È proprio così! Poi quando son via riesco anche a staccare, ma guardo i bambini che incontro x trovare tratti dei miei cuccioli!!! Sono patologica!!!!!

  8. Non c’entra nulla, e per scrivere quello che sto per scrivere rischio di perdere il treno, ma lo scriverò lo stesso. Il libro, che ho iniziato a leggere ieri sera, ha come inizio: ” un libro mi ha salvato la vita”. Non hai scritto la stessa cosa ma più o meno le tue parole le ho ritrovate nel libro che ho comprato ieri. Non c’entra nulla, lo so. Solo che quando ho letto le tue parole mi è venuto da sorridere.

      • “Gli ingredienti dell’amore” di Nicolas Barreau. Lo so, il titolo è pessimo, fa pensare che è il solito libro, e forse lo è, chissà. Mi ha incuriosito la trama e , devo ammetterlo, le poche notizie sull’autore.

          • “La felicità è un cappotto rosso con la fodera a brandelli.”

            Nicolas Barreau, “Gli ingredienti dell’amore” Feltrinelli, 2011.

            “Nicolas Barreau, nato a Parigi nel 1980. Ha studiato Lingue e letteraure romanze alla Sorbonne, ha lavorato in una piccola libreria sulla Rive Gauche e infine ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Ha una passione per i ristoranti e la cucina, crede nel destino, è molto timido e riservato e non ama mostrarsi in pubblico.”

            Parigi, al giorno d’oggi. Inverno.
            Aurélie Bredin, una giovane donna dagli occhi verdi e i lunghi capelli, gestisce un piccolo ristorante, che suo padre gli ha lasciato dopo la sua morte. Le temps des cerices, il piccolo ristorante con le tovaglie a quadri bianchi e rossi, si trova in rue Princesse, a due passi dal boulevard Saint-Germain. Aurélie Bredin ha una migliore amica, Bernadette, che vede tutti i lunedi quando Le temps des cerices rimane chiuso. Aurélie Bredin non ama leggere, le piace collezionare i pensieri e sostiene che il gâteaux au chocolat è geniale insieme al parfait à l’orange, una combinazione irresistibile tra il sapore dolce del cioccolato e quello aspro delle arance rosse.
            André Chabanais, un giovane uomo dagli occhi marroni e i capelli scuri, è un editor della casa editrice Opale di Monsieur Jean-Paul Monsignac; ubicata al centro di Parigi. André Chabanais ha una madre anziana che non vive a Parigi e un amico inglese di nome Adam, che spesso incontra per lavoro.
            André Chabanais ha una teoria sulle persone che scrivono romanzi e divide loro in tre gruppi principali. Ad André Chabanais piace molto La fée clochette, non impazzisce per i macarons à la framboise ed è un fan di Woody Allen.
            Con una scrittura leggera e divertente Nicolas Barreau ci guida per le strade di Parigi, che a Natale è definita la ville lumière; e ci regala sapori francesi di felicità.

  9. MaryEly dice

    Io sono più come te viaggio con lo sguardo, canto, ascolto la musica..la mia compagna no! ogni tanto si volta verso di me e mi dice: “ma non mi dici niente!!!” ahah allora anche noi alterniamo canzoni a chiacchierate! un buon compromesso! 😉

  10. Claudia dice

    “Per me leggere è una droga, la coperta di Linus, il ciuccio. I libri sono sempre stati la mia salvezza, in ogni momento della vita. Compagni a volte accoglienti, a volte deliranti. La finestra che mi permetteva di sbirciare il mondo dalla posizione rassicurante di chi assiste senza essere troppo coinvolto”

    Ma quante cose in comune Veronica, è sorprendente! non avevo ancora mai trovato nessuno che esprimesse così bene la mia passione per la lettura, fonte di salvezza assoluta.
    ti chiederai perchè sto commentando un post del 2014.. be io il tuo blog lo centellino e lo riservo ai momenti più bui, mi piace leggerti, mi mette buonumore.. Grazie!

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